Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Linea dura del Bacino: è materiale da riciclare che ha valore

Coppia nei guai per furto di rifiuti

BATTAGLIA TERME – Potrebbe aggirarsi intorno ai tre milioni di euro il danno dell’alluvione a Battaglia Terme. È una prima stima ancora provvisoria, mentre l’amministrazione guidata dal sindaco Daniele Donà si riserva di attendere il termine del 17 febbraio per rispondere alla richiesta della Regione. Giovedì sera proprio sull’alluvione si terrà anche un Consiglio comunale straordinario, convocato alle 21 in Municipio. Mentre questa sera, sempre nella sede comunale alle 21, l’amministrazione incontrerà le famiglie per illustrare i moduli per il rimborso. Oggi pomeriggio è atteso anche l’arrivo dei primi elettrodomestici nuovi, donati alle famiglie dalla Clatronic Italia. Mentre cominciano ad affluire donazioni di altri mobili, nel punto di raccolta istituito al magazzino della protezione civile: chi vuole donare può chiamare lo 049525162, interno 212. Ieri l’amministrazione comunale ha provveduto a distribuire generi alimentari e prodotti per la pulizia delle case. «Ho inviato una richiesta anche all’Ikea e ad altre grandi aziende», dice Donà, «speriamo che il Governo e il Presidente della Repubblica, a cui ho scritto, siano sensibili verso il territorio». Intanto resta lo stato di allerta per le piogge di queste ore, anche ieri è rimasto sempre attivo il punto di intervento della Protezione civile. Sono invece due le persone denunciate per il tentato furto di rifiuti avvenuto domenica mattina in via Maggiore: un trentenne e una ventiseienne marocchini. «Gli operatori del servizio pubblico di raccolta avevano suddiviso i rifiuti ingombranti differenziandoli anche in base alla categoria, pericolosi e non pericolosi», ricostruisce la Padova Tre, che ha proceduto alla denuncia. Ma al ritorno da uno dei viaggi all’ecocentro, gli addetti della Padova Tre hanno sorpreso l’uomo che stava staccando il motore della lavatrice. «Gli operatori hanno più volte chiesto alla persona coinvolta di non trafugare i rifiuti in quanto di proprietà del Comune e quindi del soggetto gestore, ma senza ottenere un riscontro positivo. Pertanto sono state avvisate le forze dell’ordine che sono intervenute sul posto. I carabinieri hanno chiesto alla persona coinvolta a che titolo stesse smontando il motore della lavatrice, con la giustificazione che era stato autorizzato dai residenti. Ma nessuno dei residenti presenti ha confermato le sue parole ed è stato pertanto necessario procedere con la denuncia per tentato furto». Molti hanno considerato un eccesso la denuncia, dato che non si trattava di beni rubati dalle case. Ma la Padova Tre giustifica il proprio operato: «Il valore economico dei rifiuti asportati si ripercuote anche nelle tasche dei cittadini che è giusto siano sempre tutelati. Senza contare il pericolo costituito dall’erroneo smaltimento di rifiuti come i Raee e di altre tipologie classificate come pericolose».

Francesca Segato

 

Tra Lozzo atestino e VO’

Distrutti ettari di colture intere strade da rifare

LOZZO ATESTINO Liberatesi le abitazioni in via Bellone e in via Vela dall’isolamento, grazie al ritiro delle acque dalle strade e dai terreni circostanti, il municipio è stato impegnato nella prima stima dei danni subiti dal territorio a causa del maltempo. Tra i 50 e i 70.000 euro quelli subiti dall’agricoltura, perché le acque tracimate dai canali hanno invaso più di cinquecento ettari di campagna pari al 22% del comune. Danni che hanno colpito le colture di frumento e di orzo, seminate a ottobre per essere raccolte a giugno. Problemi ci saranno per la semina delle barbabietole. Per quel riguarda le opere pubbliche e idrauliche, il comune di Lozzo ha stimato un danno di 110.000 euro: le vie Vela e Bellone sono state erose dall’acqua e le chiaviche dei canali sono state danneggiate dalla sua pressione. Ieri mattina intanto, sono stati portati via i trentaduemila pulcini morti annegati dentro il capannone di Fortunato Contadin. Tra ecatombe e problemi alla struttura, la famiglia di avicoltori ha stimato di aver subito un danno di circa 40.000 euro. Anche l’ufficio tecnico vadense ha calcolato una stima: 200.000 euro per le frane su suolo pubblico e altrettante per quelle private. Sono da mettere a posto anche gli argini degli scoli e lacune strade che presentano cedimenti. Una stima generale del municipio di Rovolon conta 600.000 euro i danni a cui deve far fronte il comune stesso, a cui si deve aggiungere il 1.000.000 per le frane subite dai terreni privati, più i danni subiti da via Belvedere di Rovolon Alto, cioé il lungo tratto della strada provinciale di Costigliola che collega il borgo con Treponti di Teolo e di competenza dell’ente superiore.

Piergiorgio Di Giovanni

 

Agli alluvionati di Rubano e Sarmeola servono urgentemente deumidificatori per rimettere all’asciutto le loro case

Servono deumidificatori e lavatrici per aiutare gli alluvionati di Rubano. La parrocchia di Sarmeola e la Caritas stanno raccogliendo quanto può servire alle famiglie che hanno perso i mobili e gli elettrodomestici, specialmente la cucina e le lavatrici. «In questa prima fase serve togliere più umidità possibile dalle abitazioni», commenta il sindaco Ottorino Gottardo, «e mi appello a chi abbia dei deumidificatori che non usa, da prestare alle nostre famiglie. La conta dei danni è in atto: si parla di milioni di euro per famiglie, negozi, aziende e anche Comune». Un milione servirà probabilmente solo per mettere a posto le strade: via Pellico, allagata per giorni, è disastrata. «Abbiamo volantinato alle famiglie il modulo da compilare entro venerdì», prosegue Gottardo, «anche se ho chiesto alla Regione una proroga per permettere alla gente di contare i danni: chi deve chiamare idraulici, elettricisti e imbianchini, ha bisogno almeno di un’altra settimana per i preventivi. Lunedì 17 incontreremo alla scuola media chi ha subito i danni: ci saranno il presidente del Pedemontano Brenta e il sindaco di Veggiano, Anna Lazzarin, a portare la sua esperienza».

Cristina Salvato

 

Stasera a S.Domenico si contano le perdite

Gli amministratori di Selvazzano incontrano le 150 famiglie che si sono trovate l’acqua in casa

SELVAZZANO «Non mi va di sparare cifre a caso. Prima di comunicare l’ammontare dei danni nel nostro comune alla Regione, aspetto di avere in mano perizie e relazioni tecniche che mi permettano di avere un ordine di grandezza che sia vicino alla realtà. Così come abbiamo operato nell’emergenza del 2010, quando furono stimati danni per 5 milioni di euro». Il sindaco di Selvazzano Enoch Soranzo, che per ora tace sulla stima dei danni, dice che entro lunedì prossimo, come richiesto da Luca Zaia che martedì sarà a Roma per presentare le richieste al Governo, saprà fornire dati più reali possibile. Per ora l’unica cosa certa è che le segnalazioni di famiglie con l’acqua in casa, arrivate a partire dalla sera del 3 febbraio alla centrale operativa della Protezione civile di via Galilei, sono state circa 150. «Rispetto all’alluvione 2010, quando la nostra attenzione era concentrata principalmente sul Bacchiglione, questa è stata molto più impegnativa perché ha interessato in maniera pesante la popolazione», fa notare Gianni Peruffo, da un ventennio coordinatore della Protezione civile selvazzanese. «Nel corso dell’emergenza abbiamo dovuto cambiare modo di operare: avevamo iniziato svuotando gli interrati, ma presto siamo stati costretti ad abbandonare questa scelta perché l’acqua continuava a crescere. Allora ci siamo dedicati a confezionare sacchetti di sabbia. Ne abbiamo preparati circa 5.000 con 500 quintali di sabbia. Abbiamo avuto la collaborazione dei cittadini e di questo li ringraziamo. Nei 4 giorni di emergenza piena, si sono dati il turno 160 nostri volontari. A volte anche con turni di 18/20 ore. Abbiamo finito di pompare l’acqua fuori dalle case sabato pomeriggio. L’ultimo è stato il garage di un anziano di via Vegri che, con grande senso civico, ci aveva detto di dare priorità a chi era messo peggio di lui. Spero che i cittadini capiscano le dimensioni di questa emergenza e se non siamo riusciti a soddisfare tutte le chiamate me ne scuso». Gianni Peruffo invita tutti coloro che hanno usufruito dei sacchetti di sabbia a contattare la Protezione civile (329 2108201 – 049 8685259) per concordare la restituzione. Stasera, intanto, alle 20.45 al centro civico Fabio Presca di via Colombo (quartiere San Domenico), l’amministrazione comunale ha programmato un incontro con i cittadini che hanno avuto danni. Verrà illustrata la procedura per la richiesta dei risarcimenti.

Gianni Biasetto

 

MONTEGROTTO – Ieri sera di nuovo in allarme

«Il conteggio del disastro ammonta a 18 milioni»

MONTEGROTTO TERME – Ammontano a 18 milioni di euro i danni subiti dal Comune durante l’alluvione della scorsa settimana. Questa la stima redatta dal sindaco Massimo Bordin e dall’architetto comunale Patrizio Greggio. «È una prima valutazione da consegnare alla Protezione civile regionale», spiega Bordin. «Abbiano dovuto fare un calcolo veloce, visto che il governatore Luca Zaia deve recarsi in questi giorni a Roma per chiedere gli aiuti per i Comuni alluvionati». Bordin spera di ottenere dallo Stato tutti i soldi richiesti. «I centri maggiormente colpiti sono stati Montegrotto, Battaglia e Selvazzano. Avremo in totale circa 50 milioni di danni. Nell’alluvione del 2010, erano stati stanziati 400 milioni e quindi credo che la cifra che chiederemo non sia assolutamente improponibile per le casse statali. La mia speranza è di ottenere un contributo che possa coprire la totalità dei danni». Nei 18 milioni stimati rientrano infrastrutture, abitazioni e alberghi. «Ieri abbiamo iniziato le perizie casa per casa. Il tour è partito dagli alberghi come il Commodore. Gli hotel hanno subito un danno totale di circa 5 milioni di euro». La pioggia che cade ancora sul Veneto non fa stare tranquillo in sindaco. «Siamo ancora in stato d’allarme», spiega Bordin, che ieri sera seguiva con apprensione il rapido aumento del livello degli scoli, in particolare del Rialto. «Consigliamo ai cittadini di non restituire i sacchi di sabbia, ma di tenerseli ancora un po’ a scopo preventivo. Questo è un momento delicato per le famiglie alluvionate. Ho un’altra quindicina di persone da sistemare in alberghi o appartamentini, perché non possono rientrare in casa. Stiamo poi cercando di aiutare gli altri. Per esempio ieri abbiamo dato delle legna a una famiglia che aveva la caldaia danneggiata». Ieri sono stati intanto attivati l’ufficio per gli alluvionati e il conto corrente a cui devolvere gli aiuti ( IT96 H062 2512 1861 0000 0000 158). Ha presentato richiesta di contributi anche il Comune di Abano per 2 milioni e mezzo di euro tra asfaltature, sottopasso di Giarre, pulizia dei fossi e sostituzione di quadri elettrici.

Federico Franchin

 

Agli alluvionati di Rubano e Sarmeola servono urgentemente deumidificatori per rimettere all’asciutto le loro case

Servono deumidificatori e lavatrici per aiutare gli alluvionati di Rubano. La parrocchia di Sarmeola e la Caritas stanno raccogliendo quanto può servire alle famiglie che hanno perso i mobili e gli elettrodomestici, specialmente la cucina e le lavatrici. «In questa prima fase serve togliere più umidità possibile dalle abitazioni», commenta il sindaco Ottorino Gottardo, «e mi appello a chi abbia dei deumidificatori che non usa, da prestare alle nostre famiglie. La conta dei danni è in atto: si parla di milioni di euro per famiglie, negozi, aziende e anche Comune». Un milione servirà probabilmente solo per mettere a posto le strade: via Pellico, allagata per giorni, è disastrata. «Abbiamo volantinato alle famiglie il modulo da compilare entro venerdì», prosegue Gottardo, «anche se ho chiesto alla Regione una proroga per permettere alla gente di contare i danni: chi deve chiamare idraulici, elettricisti e imbianchini, ha bisogno almeno di un’altra settimana per i preventivi. Lunedì 17 incontreremo alla scuola media chi ha subito i danni: ci saranno il presidente del Pedemontano Brenta e il sindaco di Veggiano, Anna Lazzarin, a portare la sua esperienza».

Cristina Salvato

 

Rinforzi ai murazzi Bovolenta attende un milione e i lavori

Un milione di euro per mettere in sicurezza i murazzi veneziani, 4,3 milioni già previsti da mesi per ricostruire l’argine a nord del centro, più alcune migliaia di euro per gestire l’ennesima emergenza, dal presidio della Protezione civile all’evacuazione di oltre 300 persone. È il “conto” che l’amministrazione di Bovolenta presenterà in Regione dopo l’ultima allerta Bacchiglione che ha tolto il sonno a tutto il paese. «Questa volta per fortuna non abbiamo avuto alluvionati» spiega il sindaco Vittorio Meneghello «fatta eccezione per le tre famiglie della “Ponta”. Ma quando mi hanno chiesto di quantificare i danni ho ricordato, per l’ennesima volta, che a noi servono le opere, urgenti e indifferibili, per rinforzare l’argine nord del Bacchiglione e i murazzi settecenteschi, sotto stress a ogni piena. La settimana scorsa un tratto è stato rinforzato con una palizzata installata dal Genio civile, non so se la prossima volta sarà sufficiente. I soldi per l’argine sono in previsione da anni, prima di Natale la Regione ci ha detto che ne ha impegnati 2 per il primo stralcio. Ci auguriamo che stavolta i lavori partano davvero».

Nicola Stievano

 

Vertice per risolvere il dilemma Gorzone

Costruendo il canale Fossetta si elimina l’emergenza, ma si rischia d’inquinare l’acqua di 360.000 abitanti che bevono l’Adige

MERLARA – Allagamenti per migliaia di ettari o acqua inquinata nelle case di 360 mila persone? Quale, tra i due rischi, sono pronti a correre nella Bassa Padovana?Problematiche e allarmi causati in questi giorni dalle piene del Fratta e dei suoi canali hanno riaperto uno spigoloso dibattito sul rischio idrogeologico del Fratta-Gorzone. La soluzione, per il consorzio Adige-Euganeo, si chiama canale Fossetta. Attraverso questo corso d’acqua, due chilometri e mezzo tra Merlara e Castelbaldo, si collega il Fratta-Gorzone all’Adige: questo canale irriguo, largo una ventina di metri e profondo anche quattro, potrebbe garantire in situazioni di emergenza il versamento delle acque del Fratta-Gorzone nell’Adige. Per concretizzate questa soluzione, il consorzio ha già disegnato un progetto che sarà presentato venerdì mattina ai sindaci del territorio. Il piano verrà approvato con un Cda convocato appositamente e alle 10 sarà illustrato alle amministrazioni comunali nella sede consortile di Este. I livelli idrometrici del Fossetta e del Fratta sono allineati e sono inferiori a quelli dell’Adige: l’acqua verrebbe versata in questo fiume di ben altre e ampia portata attraverso un impianto di sollevamento da realizzare ex-novo. Pompando nell’Adige, si riuscirebbero a calare i livelli a rischio del Fratta-Gorzone, che potrebbe dunque ricevere le acque dai canali minori. In questi giorni, infatti, gli allagamenti nella Bassa Padovana erano dovuti tutti all’impossibilità di alleggerire questi corsi d’acqua nel Fratta, già al limite di portata. L’iniziativa si scontra tuttavia con un ostacolo non indifferente: le acque del Fratta-Gorzone sono tra le più inquinate del Veneto e rischiano di alterare la potabilità dell’Adige, che attraverso Centro Veneto Servizi e Polesine Acque dà da bere a 360 mila persone. «In questi giorni veniamo additati come la causa degli allegamenti del Basso Veronese, poiché non appoggiamo così facilmente l’utilizzo del Fossetta», si difendono Claudia Corradin e Nicola Ferro, sindaco e assessore di Merlara. «Scaricare l’acqua nell’Adige avrebbe scongiurato gli allagamenti di Minotte, Merlara, Urbana, Begosso e Terrazzo, ma a che prezzo? I nostri acquedotti pescano l’acqua a pochi chilometri dal Fossetta, nell’Adige: immetterci l’acqua del Gorzone vuol dire anche sversare i resti e i veleni delle concerie vicentine e tutte quelle sostanze perfluoro-alchiliche rilevate da poco e oggetto di uno studio dell’Ue. Prima di approvare questo progetto vogliamo avere ogni tipo di rassicurazione su questo aspetto. Vogliamo salvare campi e abitazioni e avvelenare i nostri cittadini?» È concorde Giuseppe Mossa, presidente del Centro Veneto Servizi che sull’Adige ha tre impianti di potabilizzazione (Vescovana, Anguillara Veneta e Piacenza d’Adige) che servono 110 mila utenti: «Serve un’analisi curata, diluita nel tempo, per valutare l’incidenza del Gorzone in base alle stagioni e agli inquinanti sversati dalle aziende nel corso dell’intero anno. Con i nostri impianti riusciamo a garantire la potabilità dell’Adige: siamo sicuri che riusciremo a garantirla anche dopo che si aggregheranno le acque del Fratta-Gorzone? Il Consorzio ci mostri i risultati delle indagini e poi ne riparliamo». Stessa posizione era già stata espressa la scorsa estate da Alessandro Mazzoni, numero uno di Polesine Acque, che nell’Adige vede attivi sette impianti di potabilizzazione per oltre 250 mila rodigini. «Le analisi sono in corso», assicura Antonio Salvan, presidente del consorzio di bonifica Adige-Euganeo. «In queste fasi di piena abbiamo raccolto alcuni campioni e li abbiamo inviati all’Università di Padova. Questi dati serviranno a rassicurare enti e sindaci che evidentemente non capiscono la valenza di questo progetto, ben più importante per il territorio rispetto anche ai bacini di laminazione». Sul pericolo di inquinamento e contaminazione, Salvan puntualizza: «Stiamo parlando di un sistema che sverserà 40 metri cubi giornalieri dal Fratta al Gorzone per non più di tre giorni all’anno, ossia nei momenti di vera emergenza. Praticamente una goccia nel mare dell’Adige, eppure l’allarmismo imperversa e intanto le nostre terre vanno sott’acqua».

Nicola Cesaro

 

A mollo da giorni coppia di Tavello sfollata in un b&b

Visto che la situazione al Tavello non migliora, il sindaco di Limena, Giuseppe Costa, ha chiesto a una famiglia, con il piano della casa invaso dall’acqua da una settimana, di spostarsi. Vinte le iniziali diffidenze della coppia, Costa era pronto con un’ordinanza di sgombero: i due poi si sono convinti ad andare in un bed and breakfast, finché la situazione non migliorerà. Domenica i volontari di Protezione civile di Limena e di Vigodarzere, coadiuvati da squadre e attrezzature di Villafranca e Piazzola, hanno tentato di far prosciugare il lago lungo via Marconi e via Da Bassano, ma inutilmente. Il livello si è abbassato di trenta centimetri, ma l’acqua è rimasta. «Dobbiamo però provvedere ad allontanare la coppia che abita vicino al “lago”» dice Costa, «perché la casa è da considerare inagibile, essendo posta in un abbassamento della zona golenale, che per parecchi mesi dell’anno risulta allagata e con la prova di aspirazione forzata, domenica, è ormai provata l’impossibilità di toglierne l’acqua». Solo un abbondante strato di ghiaia ha consentito alle auto di poter transitare. Queste famiglie si trovano sul territorio limenese, ma sono residenti a Vigodarzere.

(cri.s.)

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui