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VENEZIA/VERSO LA CREAZIONE DI UN POLO BIOTECNOLOGICO

SI CHIUDE – Il Petrolchimico di Marghera. E’ in arrivo la rivoluzione “verde”

Marghera, la sfida Eni: 200 milioni di investimento e 90 assunzioni con nuove lavorazioni eco-compatibili

Si chiamerà ancora chimica ma sarà verde e a rigor di logica questo è il requiem per il petrolchimico di Porto Marghera. Non è un funerale, però, quello a cui si sta assistendo, piuttosto un’occasione di rinascita dell’industria in riva alla laguna dopo decenni di crisi, dismissioni e licenziamenti: solo che rinascerà “verde”. 200 milioni di investimenti, 90 nuove assunzioni, un nuovo partner leader mondiale nell’impiego di oli vegetali per la produzione di specialità chimiche e, infine, la ricerca, che resterà a Marghera e verrà anzi sviluppata, invece di chiudere come avviene in gran parte d’Italia.

L’accordo sofferto firmato alle due dell’altra notte, dopo 15 ore di trattative tra i vertici di Versalis, Eni (da cui Versalis dipende) e sindacati nazionali e veneziani, prevede la fermata per sei mesi del cracking e degli aromatici, vale a dire del nucleo attorno al quale ruotava il vecchio petrolchimico con le produzioni di base. Ad agosto riaprirà, e per il 2017 la sua capacità produttiva di etilene, propilene, benzina di cracking e miscela C4, oltre a benzene, toluene e diciclopentadiene scenderà dalle attuali 400mila tonnellate anno a 300mila. Contemporaneamente nella stessa area aprirà un nuovo impianto di chimica verde per la produzione, da oli vegetali, di 100mila tonnellate-anno di intermedi destinati ai settori della cura della persona, dei detergenti, dei bio lubrificanti e di prodotti chimici per l’industria petrolifera.

Il cracking e gli aromatici non serviranno più ad alimentare altre fabbriche di Porto Marghera ma i petrolchimici di Mantova, Ravenna e Ferrara che rimarranno “tradizionali”. A Venezia, dunque, la vecchia chimica, chiude. E l’Eni ha voluto scrivere nell’accordo che, anche grazie al nuovo modello di relazioni industriali, e nonostante la crisi del settore chimico che non molla, intende continuare ad operare a Porto Marghera, un sito strategico per la sua posizione geografica (con porto, ferrovia e autostrade) e per la sua capacità di integrarsi con gli altri siti del Nord Italia.

Perciò investirà 200 milioni di euro: 30 per il riassetto e il ricondizionamento del cracking, 50 per le utilities e per acquistare due nuove caldaie che permetteranno di risparmiare sui consumi; infine 120 milioni saranno destinati al nuovo impianto di green chemistry che verrà realizzato assieme al nuovo partner statunitense Elevance Renewable Sciences.

Eni, dunque, continua nella rivisitazione avviata l’anno scorso dei suoi siti petrolchimici più in crisi che pesano per 200 milioni di euro in negativo sui conti di Versalis: è partita con Porto Torres e Priolo in Sardegna e ora è arrivata a Porto Marghera (che da sola pesa per 40 milioni di euro).

«È un primo tassello di quella conversione di Porto Marghera che abbiamo sempre voluto e sostenuto: produzioni compatibili, nuovi investimenti e nuovi posti di lavoro – ha commentato il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni – È la strada da percorrere per la rigenerazione industriale di tutta l’area di Porto Marghera».

Anche tra i sindacalisti, abituati da decenni ormai a gestire crisi, chiusure e licenziamenti, c’è chi vede un’opportunità per uscire dal tunnel: «Gli intrecci con la raffineria, che ad aprile riapre e diventa bio raffineria, possono finalmente creare un polo delle bio tecnologie e attrarre grandi investimenti anche di altri gruppi, oltre ad Eni che ha il merito di avere avviato il ciclo – afferma Luca Bianco, segretario nazionale della Femca-Cisl – Il vero rilancio di Porto Marghera, insomma, nasce proprio da qui e da questo accordo, e noi continueremo a vigilare perché ciò avvenga».

 

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