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Grandi navi, il senatore Felice Casson (Pd) rilancia e invita il sindaco Orsoni ad «assumere un ruolo guida» per le alternative. In pista Marghera e il Lido

«Il Senato ha dato l’indicazione politica. Adesso deve essere il sindaco Orsoni a prendere in mano la questione. Ad assumere un ruolo di interlocutore del governo per mandare avanti i progetti alternativi».

Il senatore del Pd Felice Casson, primo firmatario della mozione sulle alternative alle navi, rilancia. E spiega perché lo scavo dei nuovi canali in laguna è «non soltanto illegittima ma poco conveniente per chi vuole davvero lo sviluppo strategico della crocieristica in laguna».

«Dobbiamo puntare sulle soluzioni alternative senza sconvolgere la laguna», dice. E cita uno studio dell’economista di Ca’ Foscari Giuseppe Tattara, che dimostra come «costruendo un nuovo avamporto fuori dalla laguna l’occupazione aumenterebbe del 12 per cento».

«È evidente», dice Casson, «che avendo in prospettiva due, se non addirittura tre Stazioni marittime, il lavoro aumenterebbe».

L’idea è quella di attrezzare l’attuale Marittima per yacht e navi medio grandi, traslocando le navi oltre le 100 mila tonnellate a Marghera, realizzando lì una nuova struttura di accoglienza, e avviando nel frattempo il progetto strategico per il porto fuori della laguna.

«L’aumento dell’occupazione è stimato almeno nel 12 per cento», continua il senatore, «dunque l’invito a industriali e sindacati è quello di guardare avanti».

Il Porto in ogni caso insiste sul Contorta. E il suo presidente Paolo Costa ricorda che il Senato ha votato un ordine del giorno, non vincolante, e non una mozione. «Costa dimostra di non conoscere il regolamento del Senato», risponde Casson a muso duro, «le mozioni diverse sono stati unificate in un ordine del giorno, ma come ha precisato su mia richiesta la presidente di turno dell’aula, il pronunciamento ha lo stesso valore. Cioè di direttiva politica al governo.

Le alternative vanno studiate, era inaccettabile che il Porto d’accordo con il ministro Lupi andasse avanti con una sola proposta che oltre a essere in contrasto con le Leggi Speciali, il Palav e il Ptrc avrebbe tempi maggiori realizzazione e costi maggiori, anche ambientali.

Ecco perché li ho definiti in aula Nuovi Barbari».

La strada invece, rilancia Casson, è quella di verificare l’ipotesi Marghera, puntando nel lungo periodo su un nuovo terminal fuori della laguna, davanti all’isola del Mose al Lido.

Una linea che Casson assicura essere quella del Pd veneziano, dal momento che tutti i circoli del centro storico si sono pronunciati nei giorni scorsi in favore del documento del Gruppo di lavoro del partito. Che esclude il ricorso a nuovi canali di navigazione. Battaglia aperta, perché il documento votato dal Senato prescrive tempi rapidissimi per l’avvio della discussione e poi per l’esame dei progetti. 120 giorni in tutto, 30 giorni per l’esame preliminare e 90 per la realizzazione dei progetti. 120 giorni, fa notare sornione il presidente del Porto Paolo Costa, che sono esattamente i giorni della Legge Obiettivo. «Ma la comparazione adesso va fatta, e senza ricorrere alle procedure speciali», ribatte Casson. Già nei prossimi giorni la Capitaneria di porto provvederà a raccogliere i progetti sul tappeto. Oltre a quello del canale Contorta, quelli di Marghera e del porto foraneo.

Alberto Vitucci

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