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Le correzioni decise da Zorzato dopo il ricorso costituzionale mentre la Regione si costituisce in giudizio contro il Governo

VENEZIA – Il ricorso costituzionale contro il Piano casa del Veneto, deciso dal Governo Letta, ha avuto quale effetto immediato il blocco delle domande di ampliamento abitativo (62 mila le pervenute finora, 56 mila quelle dichiarate «efficaci» e perciò accolte), e il brusco stop delle attività edilizie conseguenti. Grava come un macigno l’incertezza sul pronunciamento della Corte, espressa anche da architetti e geometri al “padre” del provvedimento, Marino Zorzato: «Il Piano resta totalmente valido fino alla sentenza della Consulta che dibatterà il caso prima di un anno», si sgola a ripetere l’assessore all’urbanistica e vicepresidente della Regione. Che, dopo aver incontrato i dirigenti dell’Anci, è passato al contrattacco con tre iniziative. Anzitutto la giunta, accogliendo la sua proposta, ha deciso la “costituzione in giudizio a difesa” del Piano, per opporre le proprie ragioni a quelle del Consiglio dei ministri. A seguire, Zorzato ha messo a punto una circolare esplicativa per rimuovere alcuni dubbi applicativi (altezza massima consentita, limiti ai volumi di ampliamento, oneri di urbanizzazione), accompagnata – ecco la novità – da un pacchetto di correttivi che mirano a disinnescare i contenuti del ricorso, incentrato essenzialmente su due questioni: rischio idraulico e sagoma degli edifici. Le misure verranno illustrate nel dettaglio lunedì prossimo al direttivo regionale dell’Associazione dei Comuni («Sarà un confronto tecnico-politico») e l’artefice le anticipa così: «Chiariremo che un fabbricato destinato alla demolizione perché collocato in una zona a rischio idraulico o idrogeologico potrà essere ricostruito soltanto in un’area esente da questi rischi; per quanto riguarda la sagoma degli edifici, sarà precisato che permane la competenza della Soprintendenza su tutti i fabbricati soggetti a vincolo».

Ma aldilà della vertenza legale, pesa la protesta di numerosi amministratori, sostenuti dall’opposizione di sinistra che denunciano la mortificazione delle loro facoltà in materia di gestione urbanistica del territorio: «Proporremo ai sindaci una procedura semplificata nelle varianti comunali per tutelare gli edifici ritenuti di pregio». Tirate le somme, Zorzato apporterà le modifiche al Piano, o attraverso un pacchetto di emendamenti oppure in forma di disegno di legge. Siparietto. La scelta dell’impugnazione, da parte dell’esecutivo Letta, non è stata indolore: alla proposta in tal senso del ministro Graziano Del Rio, sostenuta con vigore da Flavio Zanonato, si è opposto Maurizio Lupi, punto di riferimento di Zorzato e dell’intero Ncd in Veneto, spalleggiato dallo stesso vicepremier Angelino Alfano. Parole grosse, attimi di tensione, poi è prevalsa una soluzione minimale, quella dell’impugnativa limitata ad aspetti non primari del Piano stesso. «La manovra orchestrata dalla sinistra non ha avuto successo», il commento dell’ineffabile assessore «anche se qualcuno, dentro Forza Italia veneta, si augurava il contrario in barba agli interessi della nostra economia».

Filippo Tosatto

 

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