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L’INIZIATIVA – Don Torta e tre attivisti saranno ricevuti in Vaticano

Parte da Venezia la crociata contro le aperture festive dei negozi. Dopo il voto del consiglio comunale che ha chiesto alla Regione di sostenere il referendum contro la liberalizzazione del commercio, scende in campo anche la Chiesa. Mercoledì 5 marzo il parroco di Dese, don Enrico Torta, sarà ricevuto da papa Francesco in Vaticano assieme a tre esponenti del movimento «Domeniche no grazie».

 

Shopping domenicale. Il comitato va dal Papa

Parte da Venezia la crociata contro le aperture festive dei negozi. Dopo il voto del Consiglio comunale, che nei giorni scorsi ha invitato il sindaco e la Giunta a chiedere alla Regione di sostenere il referendum contro la liberalizzazione del commercio, scende in campo anche la Chiesa. Mercoledì 5 marzo – giorno d’inizio della Quaresima, con la cerimonia di imposizione delle Ceneri – il parroco di Dese, don Enrico Torta, sarà ricevuto da papa Francesco in Vaticano assieme a tre esponenti del movimento «Domeniche no grazie».

Il sacerdote, da sempre impegnato su questo versante, ne ha parlato nei giorni scorsi anche al segretario di Stato e braccio destro del pontefice, mons. Pietro Parolin, in occasione della benedizione del nuovo dormitorio che la diocesi sta ultimando a Marghera. Ieri è giunta la conferma dell’appuntamento.

«È necessario difendere la domenica come tempo di riposo personale e di relazione con gli altri», dice don Enrico che al papa presenterà una richiesta precisa: «Lo inviteremo a intercedere presso la politica affinché si ritorni a una regolamentazione delle aperture dei centri commerciali. La cancellazione di qualsiasi limitazione, introdotta dal governo Monti, ha generato delle pessime conseguenze comportando la soccombenza dei più piccoli e dei più deboli. Noi capiamo che ci possano essere delle feste importanti per il commercio e riteniamo che una buona soluzione sia di tornare indietro alle 12, massimo 16 domeniche consentite nell’arco di un anno».

Si ricorderà che anche Confesercenti, d’accordo con la Cei-Conferenza episcopale italiana, di recente ha avviato una petizione, raccogliendo circa 30 mila firme in tutta la regione.

«Constatiamo che settori sempre più larghi della società civile chiedono di salvaguardare la domenica come tempo di riposo e di rigenerazione. Per chi crede, è il giorno del Signore, per chi non crede comunque è il momento per rigenerarsi stando in famiglia, con i propri cari e i propri amici», spiega don Enrico. Proprio attraverso il movimento «Domeniche no grazie», nei mesi scorsi il figlio di un addetto di un centro commerciale di Marcon scrisse al papa il suo disagio di non poter trascorrere le feste coi genitori, e a stretto giro Francesco telefonò a sorpresa alla famiglia per manifestare la sua vicinanza e solidarietà.

 

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