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le manifestazioni

Doppia protesta, tremila voci

Genitori e alunni per le scuole pulite, pendolari contro la Regione

Stati generali dei comitati a Venezia. Legambiente: inserire nel bilancio i finanziamenti per ripristinare le corse

VENEZIA – Un tavolo permanente regionale sul trasporto pubblico assieme ad associazioni, comitati pendolari, studenti e lavoratori, e risorse in termini di spesa corrente e finanziamenti da inserire subito nel bilancio regionale, per cambiare passo e invertire la rotta, ripristinando le corse mancanti e migliorando il servizio. È quanto emerso ieri mattina, nella sala San Leonardo, dove si sono svolti gli Stati Generali dei pendolari, che hanno visto riuniti i portavoce del Veneto Orientale, di Quarto d’Altino e Marcon, i pendolari di Salzano e Robegano, ma anche il comitato di Mogliano e il Treno dei Desideri, che ha parlato per conto della zona sud del Trevigiano, di Vittorio Veneto e del Bellunese. Con loro i rappresentanti di Trenitardo (La banca del tempo perduto), che ingloba l’Associazione Studenti Universitari, il sindacato studentesco, Zoe Lab, il Coordinamento universitario e la Rete della Conoscenza. A coordinare la mattinata, preceduta da un momento di presidio con tanto di vuvuzelas e fischietti davanti alla stazione di Santa Lucia, Luigi Lazzaro e Andrea Ragone di Legambiente Veneto.

Un momento di confronto, per fare il punto della situazione e chiarire alcune richieste, a chi ancora non fossero chiare. «Quello che vogliamo», precisa Ragone, «è che in questo momento in cui si sta discutendo il bilancio, la Regione investa denaro e metta dei soldi per il trasporto pubblico ferroviario».

Il rapporto Pendolaria 2013, distribuito ieri, mette a confronto gli stanziamenti delle altre regioni. Nel 2013 la Lombardia ha investito 1,19 per cento del bilancio per i treni e il materiale rotabile, la Toscana lo 0,76 per cento, l’Emilia Romagna lo 0,54. E il Veneto? «La nostra Regione», continua, «lo 0,31 per cento. Trenitalia ha le sue colpe, ma la Regione anche. Vogliamo fare massa critica per migliorare una situazione scadente. Si è voluto attuare un orario cadenzato con risorse pari a zero e chi usa il treno è, di fatto, un cittadino di serie “b”».

Tra i partecipanti Luciano Renier, della Fiab, Ivano Moetti (Federconsumatori), Ezio Ordigoni, dell’Orsa regionale. «Avevamo invitato l’assessore Chisso», spiega Lazzaro, «ma non ci ha risposto, mentre l’assessore all’Ambiente Conte aveva altri impegni».

Tra le richieste a breve termine messe per iscritto, quella di «ripristinare le corse eliminate, di inserire corse nei buchi di servizio durante il giorno, di adeguare la composizione dei treni alle frequentazioni nelle diverse fasce orarie».

A lungo termine: «La creazione di un tavolo permanente, la richiesta di destinare almeno l’1 per cento del bilancio regionale per il trasporto pubblico ferroviario».

Fondamentali l’integrazione oraria tariffaria tra treni ed altri mezzi di trasporto e il biglietto unico regionale.

Una forte protesta è arrivata dai pendolari della linea Venezia-Ponte delle Alpi-Calalzo. «I sindaci bellunesi si sono impegnati formalmente a venire a Venezia ed incontrare l’assessore Renato Chisso, ma sono passati due mesi e non è successo nulla. Non capiamo perché gli amministratori veneziani ci mettano la faccia, al contrario di quelli del bellunese e del trevigiano, che non sono altrettanto sensibili. Il problema del trasporto pubblico va risolto a livello regionale».

«Che cosa ha fatto il presidente della Provincia di Treviso?», domanda Lidia Scarpa, «nulla. I sindaci del bellunese si sono impegnati solo a parole, quelli del trevigiano nemmeno».

Tra i presenti il consigliere regionale Gennaro Marotta (Idv) e il consigliere Bruno Pigozzo (Pd). «Bisogna agire sulla spesa corrente (servono almeno 4-5 milioni di euro subito per coprire i buchi e dare riposte ai pendolari)», ha detto Pigozzo, «sono necessari investimenti per sanare una situazione scoppiata in mano alla Regione, se guardiamo il modello europeo, il Veneto è arretrato». Aggiunge: «Servono 20 milioni per completare l’Sfmr e un programma che al 2020 raggiunga i 120 milioni di investimento. È ora di dare risposte al trasporto locale».

Marta Artico

 

«Solo promesse, finora è cambiato poco»

Nucera (Meolo): dalle 10 alle 13 non si torna da Venezia.

Fuga (Mogliano): costretti a pagare il taxi

VENEZIA «Nonostante gli incontri e le promesse, è cambiato poco, stiamo ancora attendendo l’anticipo del treno da Portogruaro alle 4.13, la reintroduzione di un treno decente nelle fasce notturne, la copertura nei fine settimana».

Angela Maria Stortini, rappresenta i pendolari del Veneto Orientale. «Vogliamo una copertura in tutte le fasce per i turisti, un approccio mirato e programmi a lungo termine».

Nicola Nucera, tra i portavoce dei pendolari, è di Meolo: «Il mio paese», spiega, «nei giorni festivi è ancora più isolato rispetto, ad esempio, a San Donà. Dalle 10 alle 13 non si può andare a Venezia, e da Venezia dalle 10.25 alle 12.57, non si può tornare a Meolo. Quello che chiediamo è di eliminare i buchi, ok i treni ogni mezzora, ma almeno uno all’ora nelle fasce meno affollate. L’ultimo treno della sera, da Meolo, ad esempio, è alle 22.11, poi ci sono due pullman alle 23.12 e alle 24.20 e ci impiegano oltre un’ora per tornare a casa».

Marco Fuga, fa parte del comitato pendolari di Mogliano: «L’assessore regionale Chisso», precisa, «ha mantenuto una piccola promessa, ci ha messo un autobus alle 5.11 da Mogliano per Venezia, ma noi abbiamo bisogno di un treno per andare al lavoro durante le giornate festive, ci sono persone costrette a dormire in ufficio oppure a prendere un taxi. Personalmente con alcuni colleghi siamo stati costretti a prendere proprio il taxi, già tre volte dividerci la spesa.

«Anni fa», racconta Franco Marotto, di Maerne, «c’era un autobus che partiva da piazzale Roma alle 21.45 per Maerne, poi l’hanno tolto ed ho iniziato a prendere il treno delle 21.14, che oggi è stato spostate alle 20.56. Come torno a casa? Con il nuovo orario mi è toccato munirmi di bici, prendere l’auto e trovare un parcheggio a Spinea. Tra benzina, macchina strisci all’auto, spendo molto di più e rischio la vita».

Diego Tiozzo, assieme a Lidia Scarpa, fa parte del comitato Treno dei Desideri, rappresenta la linea Venezia-Ponte delle Alpi-Calalzo ed è portavoce della zona di Vittorio Veneto. «Il nuovo orario», spiega, ha accentuato le criticità della linea che collega la pianura alla montagna. La rottura del carico a Conegliano ha provocato un allungamento dei tempi di percorrenza, ci mettiamo più di due ore per fare 100 chilometri: il servizio è stato frammentato ed è peggiorato perché i treni continuano a rompersi».

(m.a.)

 

I sindaci: «Servono cinque milioni»

Primi cittadini con i manifestanti: per turnisti e studenti i problemi restano

VENEZIA – Assieme ai manifestanti ieri mattina, a partecipare al presidio e al successivo incontro dei pendolari, anche diversi sindaci e amministratori della Provincia.

Tra loro il sindaco di Quarto, Silvia Conte. «Il lavoro fatto finora è stato utile», ha sottolineato il sindaco altinate che tiene i contatti con i primi cittadini del Veneto Orientale e del Trevigiano, «ma i pendolari ad oggi, alle parole non hanno visto succedere i fatti».

Prosegue: «Il momento della concretezza è questo, visto che si discute il bilancio. Non si possono promettere treni senza soldi, bisogna che vengano stanziate delle risorse. Inoltre, non ci sono ancora garanzie sui treni nei periodi delle vacanze, in cui gli studenti e i lavoratori sono rimasti senza e sui convogli del fine settimana, del sabato e della domenica. Ribadiamo che quella che ci è stata propinata, non è la rivoluzione che attendevamo: solo a Quarto in un anno ci sono 150mila presenze turistiche che devono poter contare su di un servizio che non c’è. Basta pensare, parlando di cose spicce, che la nostra stazione non ha ancora la pensilina».

Precisa: «Servono almeno 5 milioni di euro per ripristinare i treni soppressi. È ora di investire sul trasporto pubblico locale e domandarsi che Veneto vogliamo».

«In questo momento», sottolinea Silvia Lasfanti, consigliere comunale di San Donà, presente assieme a Daniele Terzariol e Lorena Marin, «non sono stati risolti i problemi dei turnisti e degli studenti delle superiori iscritti a Venezia, ma anche dei ragazzi residenti nei comuni limitrofi e che vengono a scuola a San Donà. Alcuni istituti si trovano in difficoltà e rischiano di chiudere».

Tra i partecipanti Andrea Follini, sindaco di Marcon, assieme all’assessore Guido Scroccaro. «La gente oggi è costretta ad utilizzare l’auto», aggiunge Gianni Foffano, pendolare e consigliere altinate, «i disagi non sono stati per nulla eliminati. Chiediamo il tavolo permanente, una rivisitazione dell’orario, ma anche una sinergia ferro-gomma per pianificare la tariffazione unica e per andare incontro a chi come me e molti altri lavoratori prende treno e vaporetto».

(m.a.)

 

Trenitardo: «Con il nuovo orario sono stati inseriti convogli difettosi che si guastano»

VENEZIA. Ieri per la prima volta, ai pendolari, sindaci, ammistratori e agli esponenti di Legambiente, si sono uniti anche i rappresentanti di Trenitardo (La banca del tempo perduto). I giovani, dati alla mano, hanno documentato disservizi e gap dell’orario cadenzato entrato in funzione oramai da oltre due mesi.

«Studio a Padova ma sono di Montebelluna», spiega Davide Quagliotto, «da un bel pezzo raccogliamo i ritardi dei treni nelle varie linee e siamo in grado anche di fare una diagnosi del problema». Prosegue: «Tra le tratte con forti criticità c’è la Mantova-Padova, la Padova-Belluno, la Milano-Venezia. In quest’ultimo caso la linea è stata spezzata a Verona, ma le coincidenze non sono garantite. Oggi dai dati che abbiamo, un treno su quattro ha un ritardo superiore ai cinque minuti. Spesso quando i pendolari protestano, c’è chi obietta che le loro proiezioni non sono veritiere. Noi siamo invece qui per fare da collante e dimostrare con i dati sulla tratta raccolti, come stanno le cose». E ancora: Il nuovo orario ha spezzato le tratte ed aumentato le corse, ma ha prodotto la necessità di inserire anche treni malfunzionanti, pertanto i guasti continuano».

Chiude: «La mobilità è penalizzata dalla mancanza di fondi, è necessario reinserire i treni mancanti e rivedere il materiale rotabile».

(m.a.)

 

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