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Piano della giunta: basta proroghe ai cantieri autorizzati e non conclusi in tempo

No a nuove “cittadelle” come l’Appiani, si punta sul recupero dei contenitori vuoti

Un milione e 815 mila metri cubi di cemento: un milione esatto in meno di quello concesso dalla giunta Gobbo soltanto un anno fa, nel Pat accelerato per venire varato prima della scadenza del mandato.

E stop alle proroghe: dopo aver pagato gli oneri di urbanizzazione, i progetti delle lottizzazioni e di nuovi complessi direzionali, ricettivi, commerciali avranno 5 anni di tempo per essere avviati. Altrimenti i progetti saranno considerati decaduti.

Valorizzazione e crediti per demolizioni, riqualificazioni e ristrutturazioni.

Il Pat – piano di assetto territoriale – del centrosinistra, che la coalizione voleva a «cemento zero», con le istanze dal basso di comitati, cittadini, ambientalisti e altre associazioni di base, prende forma. E lo fa nel documento varato dal gruppo di lavoro e consegnato in questi giorni ai consiglieri di maggioranza, che avranno un confronto a breve con sindaco e giunta. Lo hanno redatto il presidente della commissione Uurbanistica, Giovanni Negro con i professionisti Gaetano Di Benedetto, padre del Prg degli anni ’80; Oliviero Dall’Asen, padre del Pat di Feltre divenuto modello di un’urbanistica verde, sostenibile, non cementificata; politici come Luigi Calesso (Impegno Civile), con gli architetti Fabrizia Franco (Pd), e Beatrice Ciruzzi (club Ricerca). Fortissimo l’impegno per una crescita sostenibile della città.

Fermissimo «no» ad altre mega-cittadelle tipo Appiani, impegno a mantenere in centro storico le scuole, e a riportare entro mura la residenza in primis.

In periferia servizi ulteriori per connotare i quartieri e dare loro nuova identità, per rivitalizzare i quartieri e far perdere l’identità di dormitori.

In generale, grandi incentivi ad aree verdi, piste ciclabili, riqualificazioni e recupero di contenitori vuoti, attività di piccolo artigianato, servizi qualificati, e agricoltura nella seconda periferia.

E perchè poi queste linee guida non restino inapplicate, saranno tutte recuperate nei piani di intervento. Poi c’è un «giallo», che aleggia in questi giorni a Ca’ Sugana. E che cioè il documento del gruppo di lavoro, che è destinato a diventare atto politico della maggioranza (nome ufficiale: «regesto delle proposte elaborate dal gruppo di lavoro per la gestione conclusiva del Pat»: andiamo, c’è di meglio…) non fosse in sintonia con l’atto di indirizzo del sindaco, che doveva fare da cappello al nuovo Pat. Laddove la scure sul cemento era di 1 milione di metri cubi, l’atto del sindaco ne avesse in realtà solo 700 mila. I «no comment» e gli imbarazzi, ai piani alti, si moltiplicano: c’è chi dice che i 300 mila metri cubi mancanti fossero stati collocati nei piani di intervento successivi. Ma c’è anche chi dice che fossero la spia di linee diverse all’interno della giunta: cosicché i pompieri si sono mossi (uno dei più attivi è stato Zuliani del Pd), per disinnescare una potenziale «bomba» che rischiava di far deflagrare la coalizione. Anche perchè si era sparsa la voce che l’atto di Manildo, almeno inizialmente, non avesse recepito troppo il lavoro di base dei gruppi, della associazioni e dei cittadini su verde, piste ciclabili, riconversioni degli edifici dismessi, con forte riduzione delle volumetrie. Ma proprio ieri sera in commissione Urbanistica ci sono state scintille, e questo fa capire quanta tensione ci sia sul tema urbanistica. Gian Mario Bozzo (Per Treviso) ha invocato un richiamo al dirigente di settore Stefano Barbieri, assente alla seduta di lunedì scorso, quando sono state lette le osservazioni al Pat. L’assessore Paolo Camolei lo ha difeso, ricordando che la seduta precedente aveva carattere sostanzialmente interlocutorio. Ma il presidente di commissione Giovanni Negro (Impegno Civile), Said Chaibi (Sel) e Maristella Caldato (Pd), gli ultimi due già critici sulle modalità della procedura, hanno sostenuto l’istanza di Bozzo, mentre le minoranze (Sandro Zampese e Giancarlo Iannicelli), tecnicamente, difendevano Camolei. Scenari inconsueti, al punto che l’assessore ha informato Manildo dell’accaduto. E non sembra che la cosa finirà qui: il confronto sul Pat rischia di arroventarsi. Alcuni consiglieri hanno chiesto di visionare l’atto di indirizzo del sindaco in anteprima.

 

E il documento urbanistico diventa poesia…

«Una città fatta di trame sottili e ritmi pacati, di grandi alberi e piccole case, di verde e di acque in cui si specchiano raffinatissimi teoremi architettonici e paesaggistici… che sviluppi tutto il suo potenziale di sviluppo e grazia…». Così il capitolo del documento dedicato all’idea di città che ha guidato il gruppo di lavoro sul Pat. Pare, si parva licet, una delle «Città invisibili» di Calvino. Il documento che gira a Ca’ Sugana ribadisce che «la Treviso cui il piano tende non è diversa dalla Treviso cui tutti i cittadini sono legati e che incanta i visitatori, che non conduce competizioni con gli altri poli maggiori, che ha stabilito un delicatissimo equilibrio dimensionale e funzionale». Una «Treviso snella ma capitale nella sua Marca», con il primato territoriale delle funzioni superiori e principale centro di servizi».

 

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