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PAESE L’Amministrazione denuncia alla Via il pericolo del sito di Padernello troppo vicino all’ex Sev

PROTESTE – La cava Biasuzzi a Padernello: è all’esame la richiesta di scendere con le escavazioni

«Se i rifiuti sotterrati nella discarica dovessero in qualche modo finire nell’acqua della falda sarebbe un disastro»: non usa giri di parole Vigilio Piccolotto, assessore all’ambiente, per esprimere tutta la sua preoccupazione davanti al piano di approfondimento della cava Biasuzzi di via Vecelli a Padernello. I cavatori, stando al progetto presentato pubblicamente a metà dicembre in mezzo alle polemiche, chiedono di poter far scendere le loro ruspe dagli attuali 27 a 55 metri di profondità, sotto la falda acquifera.

Per un salto di 28 metri e un volume di circa 3,7 milioni di metri cubi di ghiaia da scavare. Il tutto nel giro di 11 anni.

Quello che fa veramente rizzare i capelli alla giunta Pietrobon, però, è che a confinare con la cava in questione è la discarica ex Sev. Sito dove è stato stivato di tutto e che ora, fallita la società di gestione, è seguito dalla Provincia.

«La discarica ha tutt’oggi aperto un procedimento per lo smaltimento di rifiuti non conformi classificati come speciali, tossici e nocivi – mette in chiaro l’ufficio servizi ambientali del Comune – l’approfondimento dell’attuale bacino di cava potrebbe costituire elemento di criticità in relazione alla stabilità delle scarpate confinanti proprio con la discarica e pertanto si ritiene assolutamente ingiustificato aggiungere, in tale contesto, nuovi elementi di disequilibrio».

Per villa La Quiete il rischio di un disastro ambientale è troppo grande. La giunta Pietrobon intende dirlo a chiare lettere anche alla commissione regionale per la valutazione dell’impatto ambientale chiamata a valutare il progetto di Biasuzzi. Per questo ha aggiunto altre osservazioni a quelle già espresse, condivise in pieno, dalla precedente amministrazione Mardegan. Tra queste ultime spicca quella relativa al territorio già sacrificato alle escavazioni: a Paese è già stato scavato circa il 6,6 per cento delle zone agricole nonostante la legge oggi in vigore dica che non è possibile andare oltre alla soglia del 3 per cento.

«Queste sono le osservazioni al piano di approfondimento – conclude Piccolotto – fermo restando il ricorso al Tar contro la proroga dell’attività nel sito di via Vecelli». Paese, insomma, ha dichiarato guerra alle ruspe su tutti i fronti.

Mauro Favaro

 

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