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Mobilità sostenibile: l’assemblea veneta 30N si ritrova domani alla stazione

BELLUNO – No alle grandi opere, sì alla mobilità sostenibile. Soprattutto in montagna. Nel week end, l’assemblea veneta 30N, costituita da associazioni e comitati che lottano in difesa dei beni comuni, ha promosso una due giorni di mobilitazioni territoriali a favore di una mobilità sostenibile e contro le grandi opere inutili e dannose.

Domani in città ci sarà un presidio/assemblea nel piazzale della stazione, che inizierà alle 14. Sarà l’occasione per denunciare l’elevato costo e il pessimo stato in cui si trova il trasporto pubblico nel Bellunese e l’obiettivo è quello di far nascere un’assemblea permanente per costruire un percorso che rivendichi il diritto di accesso ad una mobilità sostenibile e di qualità in un territorio dalle caratteristiche e necessità particolari com’è quello della provincia di Belluno.

«Ci troviamo in una situazione non più tollerabile», spiegano i promotori, Comitato Acqua Bene Comune, Per Altre Strade, Bellunopiu.it, Rete degli Studenti Medi, Gruppo Natura Lentiai, Magazzini Prensili.

«La chiusura delle stazioni, treni vecchi e senza manutenzione, un orario che di cadenzato ha solo i difetti, i ritardi e le corse soppresse, sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano l’attuale qualità del trasporto ferroviario in questa provincia.

Non va meglio sul versante gomma, tra un progressivo taglio del numero delle corse, nessuna integrazione con la ferrovia e l’eliminazione di Unico Studenti che ha comportato un pesante aumento di spesa per le famiglie».

Si aggiunge un significativo deficit strutturale: «Le priorità per il nostro territorio non sono legate al prolungamento dell’A27; bisogna partire dalla necessità di migliorare la fluidità degli spostamenti all’interno e tra le vallate. Oggi, ad esempio, non avremmo più le code a Longarone se, al prolungamento dell’autostrada, si fosse preferito puntare sulla realizzazione della circonvallazione che era già stata finanziata in parte. Non grandi opere, ma opere grandi che servono a costruire relazioni tra i territori dell’area dolomitica, migliorandone l’accesso, con conseguenti e importanti risvolti anche sul piano turistico».

(a.f.)

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