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Il gruppo sarà guidato dai trevigiani Tiziana D’Andrea e Roberto Aggio «Chiederemo che Francesco si faccia carico del problema del lavoro»

Partiranno alla volta del Vaticano martedì con il treno delle 10.30 dalla stazione di Mestre, raggiungeranno Roma nel pomeriggio, pronti per fare un salto in Questura e sbrigare tutte le formalità organizzative. Il gruppo è formato da Tiziana d’Andrea, trevigiana, ex commessa e leader del movimento Domenica No Grazie, don Enrico Torta, il parroco di Dese vicino ai problemi del mondo del lavoro e dei cosiddetti «schiavi della domenica», l’imprenditore di Resana Roberto Aggio e infine Bianca e Valeria, due lavoratrici del gruppo Domenica No Grazie Italia provenienti dall’Emilia Romagna. L’appuntamento con Papa Francesco è fissato per mercoledì mattina, all’udienza in Sala Nervi e la speranza del team che si batte per porre dei limiti al mondo del commercio e stabilire dei paletti che consentano a chi lavora nella grande distribuzione, nei centri commerciali ma più in generale anche in tutti quei negozi che oramai tengono aperto 24h, di poter tornare ad avere una vita scandita dalle feste comandate e dai ritmi della famiglia. Insomma, frenare la deregulation del settore data oramai per assodata sotto ogni punto di vista. Di recente proprio Tiziana d’Andrea aveva dato vita ad un tour in pulmino a cavallo delle province di Venezia e Treviso, per convincere il deputato Luciano Cimmino – che fa parte della commissione che aveva il compito di rivedere il cosiddetto decreto «Salva Italia» – a ravvedersi e tenere in considerazione quei tanti piccoli e grandi attori dell’economia locale, strozzati dal «sempre aperto che produce spese ma non introiti».

«Abbiamo una lettera per il Santo Padre», spiega Tiziana D’Andrea, leader del movimento, «in cui raccontiamo alcune testimonianze di donne e uomini che non ce la fanno più a tenere i ritmi del lavoro. Una parte del testo invece affronta i temi più cristiani legati al riposo e ai valori della famiglia, ed è stato curato da don Enrico».

Proprio don Torta di recente aveva lanciato un appello anche al nuovo segretario di Stato Vaticano, incontrato a Marghera. Prosegue: «Chiediamo che il Papa si faccia carico del problema, che intercetti il mondo della politica. Purtroppo la commissione che doveva rivedere il decreto si è in un certo senso arenata. Avevano chiesto un’indagine dell’Istat, che però non era completa. Insomma i tempi come sempre accade si sono allungati ed è stato trovato qualche inghippo burocratico». Prosegue: «Non nutriamo grande fiducia nel nuovo Governo che si è appena formato, perché Renzi sembra sia a favore delle aperture e questo per noi non è certo un bel segnale». Aggiunge: «In ogni caso il nostro scopo è quello di farci sentire, di sensibilizzare il Pontefice che già si è dimostrato attento a questo tema. Sappiamo che siamo in tanti, ma speriamo di potergli parlare, speriamo che ci dica qualche cosa e che affronti la tematica».

Ciascuno dei presenti, don Torta da una parte, l’imprenditore Aggio dall’altra – che porterà la famiglia – le lavoratrici, rappresenteranno uno spaccato di società interessata, a più livelli, dal «lavoro no-stop».

Marta Artico

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