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Il colosso della Blo Srl sta per aprire sulla Romea, le categorie economiche pressano il Comune «Serve una risposta moderna per salvare le attività di vicinato altrimenti perderemo la città»

MAURIZIO FRANCESCHI – Rischiamo di consegnare le chiavi di Mestre e di desertificare il centro cittadino. Basta ipocrisie, ora bisogna puntare su proposte vere

SANDRO SIMIONATO – Occorre lavorare con intelligenza per pensare al futuro dell’area ex Umberto I che va legata ai cantieri di riqualificazione

«L’apertura del Blo a Marghera? Rischiamo di consegnare le chiavi della città, e non solo del commercio cittadino, e di desertificare i centri. Questo è il rischio di fronte all’ennesima apertura di una grande struttura di vendita, che ha la particolarità di essere l’ultima frontiera, all’insegna della modernità, nella grande distribuzione».

Maurizio Franceschi, direttore della Confesercenti veneta e mestrina, lancia ancora l’allarme: ad aprile, quando aprirà il Blo sulla Romea, con i suoi 27 mila metri quadri e 120 negozi, il commercio mestrino rischia di subire un pesante colpo.

Il grande veliero della “Nave de vero” salpa e offre lavoro a 500 persone. «Serve una accelerazione verso la modernità nei centri cittadini. La politica finora ha avuto atteggiamenti ipocriti. Ora è tempo di agire, ma bisogna correre con intelligenza», dice.

«Andava posto un freno a queste aperture. Ma ora mi sa che è troppo tardi», commenta Doriano Calzavara, presidente dell’Ascom di Mestre.

E Stefano Montesco, presidente Ascom Marghera, aggiunge: «La realtà della Città giardino è la prima a rischiare il contraccolpo più pesante, con la chiusura di tante piccole attività. Poi toccherà a Mestre. Siamo preoccupati per il commercio ma anche per gli effetti negativi sulla viabilità. Il pericolo è quello di desertificare i centri».

Attorno a Mestre crescono i colossi della grandi distribuzione. Prima il raddoppio di Auchan, ora il Blo. Altri arriveranno: in via Torino è atteso un nuovo Interspar; vicino all’Auchan invece arriverà Lando, che solleva già critiche.

Grandi strutture di vendita che si espandono mentre a Mestre si litiga sull’ipotesi di una galleria commerciale di qualità all’ex Umberto I e si blocca la realizzazione di un parcheggio nel “buco nero”, fonte di degrado per tutto il centro.

In centro i negozi chiudono, uno scenario già noto a tutti. Nel Piano di assetto del Territorio, che punta a ridurre il consumo di suolo, il problema è evidenziato dai numeri: in terraferma i piani attuativi già approvati prevedono una espansione (esclusa Porto Marghera) su 2 milioni,122 mila 673 metri quadri, in un’area dove sono concentrati il 32,5% dei quasi novemila negozi del Comune (dati 2007).

Tre le grandi aree attorno a Mestre: 136.424 metri quadri di espansione all’Aev Terraglio (10 mila realizzati); 480 mila metri quadri all’Aev di Dese; 253 mila metri quadri per l’Aev di Tessera.

Un processo che si è rallentato solo grazie alla crisi mondiale. La ricetta la danno le categorie economiche, intervistate per redarre il Pat: occorre «contenere le grandi superfici di distribuzione» mentre il commercio al dettaglio necessita di spazi a prezzi contenuti, maggiore articolazione dell’offerta, spazi pubblici riqualificati e una mobilità intelligente.

La politica come risponde? «Normativa nazionale e regionale hanno deregolamentato il settore e bisogna ammettere che in passato non si è stati molto attenti ad opporci o imporre migliorie. Nel caso del Blo, la rotatoria e la bretella aggiuntiva per potenziare la viabilità sono state da noi volute con forza», dice l’assessore comunale all’Ambiente Gianfranco Bettin.

«In centro bisogna proseguire con la riqualificazione e spingere su scelte commerciali di qualità come quelle del centro Le Barche. E bisogna intercettare fette di clienti diretti a questi spazi per spingerle a venire nei centri», dice.

Il vicesindaco Sandro Simionato aggiunge: «Dobbiamo lavorare con le categorie per una offerta commerciale in centro di alto livello che si abbini alla riqualificazione . E ritengo che la partita dell’Ex Umberto I va giocata bene e con intelligenza».

L’assessore al commercio Carla Rey non teme. «Il Blo era atteso dal 2006, previsto dall’ultima programmazione della vecchia leggere regionale 15 del 2004 che prevedeva grandi centri commerciali nelle aree esterne. Poi le liberalizzazioni che hanno stravolto tutto. Ora la nuova legge regionale porta in centro le medio-grandi aree commerciali come nel caso di Despar. A mio avviso, l’impatto di Blo non sarà così pesante ma noi dobbiamo lavorare per il rilancio del centro come si è fatto con piazzale Candiani. Questa è la migliore risposta alle giuste preoccupazioni delle categorie».

Mitia Chiarin

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LA RICHIESTA «Ora un Consiglio straordinario»

Rizzi (Fi) raccoglie adesioni trasversali: il malato è ormai in coma

«Il punto è che il malato è in coma quasi irreversibile e bisogna che qualcuno smetta di far finta di nulla: parliamone, analizziamo, critichiamoci. Ma poi facciamo proposte serie e urgenti». Luca Rizzi, consigliere comunale di Forza Italia, ieri, ha spiegato così la richiesta di un consiglio comunale straordinario per discutere del pessimo stato di salute del commercio a Mestre. Una richiesta, depositata l’11 febbraio scorso, che è partita da Rizzi e che ha raccolto l’adesione di molti consiglieri, con una azione trasversale che punta a chiedere di organizzare, ai sensi dello statuto, un consiglio straordinario a Mestre, in via Palazzo, dedicato all’analisi del commercio in terraferma e alle sue prospettive. Hanno aderito alla richiesta in tanti: dal Pd Jacopo Molino al leghista Giovanni Giusto, Alessandro Vianello (Piv), la pattuglia Udc e ancora, Forza Italia ma anche i riformisti con Andrea Renesto, i socialisti e il Movimento 5 Stelle con Gianluigi Placella. Ora si attendono i tempi della macchina comunale con il confronto tra capigruppo e presidente Roberto Turetta per mettere in calendario il consiglio straordinario sul commercio, che diventerà l’occasione per chiarire cosa fare. I progetti non mancano ma marciano lenti: il nuovo mercato, la galleria commerciale all’ex Umberto I, quella prevista dal Museo M9 all’ex distretto di via Poerio, la prossima richiesta di cambio d’uso per l’ex cinema Excelsior in piazza Ferretto. E i problemi incombono: consumi in calo, una offerta commerciale di basso livello, la pressione della grande distribuzione e affitti alle stelle. Oltre al “peso” di tasse e burocrazia.

(m.ch.)

 

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