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Mattino di Padova – Transumanza vietata, multato il pastore

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

7

mar

2014

I vigili gli appioppano quasi 450 euro perché con il suo gregge una mattina è passato per Santa Giustina in Colle 

IL TRENTINO MATTEO FRONER – Vivo lontano da casa per 10 mesi, seguo 800 pecore. Oggi questo mestiere sta diventando impossibile: troppi divieti E tutti ci mandano via

SANTA GIUSTINA IN COLLE – Multato il pastore transumante. I vigili della Federazione del Camposampierese hanno appioppato a Matteo Froner 448,73 euro per aver violato l’ordinanza che «vieta il transito in transumanza con il proprio gregge fuori dall’arco temporale consentito compreso tra le 23 e le 6 nel territorio comunale dove vige il divieto di pascolo e la sosta di greggi».

Il verbale si riferisce al passaggio delle pecore in via San Martino, il 31 gennaio alle 10.30. «Nemmeno i vigili sapevano di preciso quale violazione sanzionare, se il divieto di transito o l’avere sporcato il suolo pubblico», commenta il pastore.

La multa per la violazione accertata va da 258 a 1.291 euro. «Non credo sia legittima», aggiunge Froner. «Ci dovrebbe essere una legge regionale sulla transumanza, ma viene interpretata in molti modi e sulla questione c’è molta ambiguità. Non si riesce a capire chi ha ragione e chi torto. Di certo questa multa è una batosta per me».

Allontanato da Santa Giustina in Colle e da Loreggia, Froner e le sue 800 pecore si erano rifugiati a San Giorgio delle Pertiche, unico Comune a non contrastare l’antica tradizione. Ma presto il gregge si è dovuto spostare alla ricerca di nuovi campi e Froner ha abbandonato l’Alta Padovana passando nel Veneziano.

Ieri era nei dintorni di Noale. «Resto qui finché riesco», spiega, «poi ad aprile, quando cominceranno ad arare i campi, andrò sul Piave. Da giugno torno a Cortina, dove abbiamo un appezzamento in affitto», conclude il 22enne perito agrario originario di Valle dei Mocheni, nel Trentino, dove vivono la madre e la morosa. Da 3 anni, Froner fa il pastore a tempo pieno, seguendo il gregge di famiglia insieme al padre e a un lavorante: 10 mesi lontano da casa, praticamente sempre all’aperto. Un panino a mezzogiorno, la cena nel rimorchio, dove si dorme a turno. Pioggia, neve, vento non sono ostacoli paragonabili alle ordinanze dei sindaci. «Questo mestiere sta diventando impossibile», lamenta il giovane. «Divieti, multe. E obblighi. Pretendono che forniamo in anticipo l’itinerario con i terreni dove passeremo e l’autorizzazione dei proprietari, la firma e la data. Motivi sanitari. Ma come faccio a sapere quando parto a settembre da Cortina che il giorno tale sarò in un tal Comune? Seguire le pecore sta diventando difficile: ci cacciano dappertutto, così finisce che noi pastori ci concentriamo in pochi Comuni, dove non c’è erba a sufficienza per tutte le greggi. Anche se abbiamo i documenti a posto, ci dicono che dove c’è un’ordinanza non valgono». Non resta che passare, per quanto possibile, inosservati. «Ci piace non essere visti», confida Froner, «cerchiamo di andare il meno possibile sulle strade perché ci accusano di sporcare. Purtroppo, quando piove la terra si attacca sugli zoccoli degli animali. E i pannolini per le pecore non li hanno ancora inventati. I sindaci si appigliano ai regolamenti, secondo me loro e vigili non dovrebbero intervenire, dovrebbero lasciare che i pastori si arrangiassero con i contadini. Loro dicono che non possiamo passare, noi che il transito delle greggi è permesso. Ma se una regola serve, che sia definitiva, quella e basta. Chiediamo tutela: in fondo siamo il secondo mestiere più antico del mondo».

Giusy Andreoli

 

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