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La presidente della Commissione antimafia a Mestre: «Enti locali più a rischio

E in Veneto trovo una situazione di maggiore illegalità rispetto a vent’anni fa»

VENEZIA «Ritrovo nel Veneto una situazione di corruzione peggiore rispetto a vent’anni fa». Rosy Bindi è da pochi mesi presidente della Commissione antimafia ed è in questa veste che ieri mattina a Mestre ha partecipato a una tavola rotonda sul tema «Legalità e trasparenza per la qualità delle pubbliche amministrazioni», nel corso del congresso regionale della Funzione pubblica Cgil.

L’ex ministro della sanità il Veneto lo ha frequentato in lungo e in largo ai tempi di tangentopoli, quando da segretario del Partito Popolare contribuì alla «rottamazione» della classe dirigente democristiana coinvolta nelle inchieste giudiziarie per corruzione. Ecco perché la considerazione, pronunciata davanti ai delegati della Cgil, è amarissima.

Raccogliendo le provocazioni di Stella Righettini, docente all’università di Padova e di Rossana Dettori, segretario generale della funzione pubblica della Cgil nazionale, Rosy Bindi ha ricordato come si muove la criminalità organizzata in questi tempi: «Una volta il mafioso cercava appoggi in Parlamento – ha spiegato – ora gli interlocutori privilegati della criminalità organizzata si trovano nelle amministrazioni locali. Perché la moltiplicazione delle deleghe ha prodotto una polverizzazione della governance che rende tutto più difficile ».

Bindi ha chiesto di passare da un impianto repressivo a un lavoro sulla prevenzione: «Vorrei registrare una coscienza civile maggiore, a tutti i livelli. Abbiamo una buona impronta repressiva ma siamo fragili in quella preventiva e di monitoraggio degli investimenti. Bisogna controllare gli appalti – ha proseguito – i subappalti, le forniture e bisogna poter entrare nei cantieri con un sistema di monitoraggio autentico che veda coinvolti più attori».

Sullo strumento del project, peraltro molto criticato anche dal segretario veneto della Funzione pubblica Daniele Giordano («hanno prodotto solo indebitamento e sperpero di risorse pubbliche») Rosy Bindi ha convenuto: «È diventato una spesa a carico dei cittadini con concessioni da percentuali a due cifre e servizi non rispondenti alle richieste. La vera sfida è che sia lo Stato a fare le opere limitando la finanza di progetto che negli enti locali è dilagante».

Ai sindacalisti, infine, Rosy Bindi ha chiesto di vigilare e di trasformarsi in «sentinelle della legalità»: «Non risparmiate risorse nella formazione dei delegati – ha detto la presidente della Commissione antimafia – le persone vanno attrezzate, è più importante avere la schiena dritta a questi livelli che altrove. E non lasciateli soli, perché non possiamo chiedere loro di fare gli eroi né i don Chisciotte. La crisi – ha concluso il suo intervento – ha alimentato la corruzione, anche in Ue, e l’infiltrazioni mafiose nelle opere pubbliche; nonostante un aumento della coscienza civile e dei presidi servono regole più stringenti che oltre a controllare gli investimenti pubblici ne seguano il percorso».

Daniele Ferrazza

 

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