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Gazzettino – Mestre. In fila per il testamento biologico.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

21

mar

2014

ALL’URP – Le prime coppie mestrine hanno firmato contro l’accanimento terapeutico

Sono arrivati insieme, tenendosi per mano, hanno atteso il loro turno e hanno firmato il testamento biologico davanti al notaio. Marcello Pisciutta e Maria Fabris hanno 80 e 74 anni, abitano a Mestre e sono tra i primi sette che ieri pomeriggio hanno depositato le Dat, Dichiarazioni anticipate di trattamento, all’Urp di via Cardinal Massaia. Le responsabili del servizio raccontano che sono molte le coppie tra le centinaia di veneziani e mestrini che chiedono informazioni sul testamento biologico. Ne parlano a casa, in famiglia e poi scelgono di rivolgersi al notaio per sottoscrivere le Dat, con cui quasi tutti rifiutano l’accanimento terapeutico. Maria e Marcello, ad esempio, si interessano ai temi sul fine vita da quando si sono sposati: «Ne parlavamo spesso ed entrambi sentivamo la necessità di rifiutare l’accanimento terapeutico perché – spiegano – non riteniamo giusto tenere delle persone a letto, attaccate a delle macchine e in vita solo grazie a medicinal. Siamo d’accordo anche con l’eutanasia però guai a toccare questi argomenti con i nostri figli, loro sono giovani e non vogliono sentirne parlare». Come conferma Monica Bettin, responsabile dell’Urp, tra Mestre e Venezia, già un centinaio le persone che hanno già preso appuntamento per depositare le Dat, nella speranza che le loro volontà vengano rispettate. Speranza, perché come precisano i notai che hanno aderito gratuitamente al progetto, attualmente un medico non è costretto ad accettare queste volontà. «Almeno finché l’Italia non si doterà di una legge specifica sul testamento biologico, sottoscrivendo la convenzione internazionale» afferma spiega Fernando Ferrari, il primo mestrino a firmare ieri pomeriggio. A 75 anni, dopo tanti anni di volontariato in Avapo, un’associazione che assiste e aiuta i malati oncologici, Fernando sentiva la necessità di esprimere le proprie volontà sul fine vita. «Sono cattolico ma so che parte della chiesa, e anche alcuni sacerdoti che conosco personalmente, sono contrari all’accanimento terapeutico, purché non si faccia confusione con l’eutanasia» racconta Fernando. A fargli da garante è la figlia, che condivide con il padre questo desiderio: «Lei però abita a Dolo e lì ancora non è possibile depositare le Dat. Le ho dato il mio modulo e le ho consigliato di andare in Comune a fare richiesta».

Melody Fusaro

 

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