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Confindustria contro la Regione: «Il trasporto integrato tra gomma e rotaia è indispensabile per lo sviluppo del turismo»

BELLUNO. «Una ferrovia tutta bellunese è fondamentale per lo sviluppo turistico di questa provincia». Nel palazzo di Confindustria c’è rabbia dopo la bocciatura dell’emendamento Reolon da parte del consiglio regionale. Una sorta di tradimento alla tanto sbandierata specificità della provincia sancita dallo Statuto regionale. Un articolo che poche volte viene tradotto in realtà da chi di dovere: «Ci sono prove e controprove circa l’importanza del servizio di trasporto pubblico integrato in zone di montagna», spiega Sandro Da Rold, membro della giunta esecutiva degli industriali bellunesi, con delega al turismo e alla mobilità.

«Come Confindustria Belluno Dolomiti, quattro anni fa abbiamo presentato uno studio di fattibilità per una linea ferroviaria tutta bellunese, pensata per il trasporto dei pendolari e per portare in montagna migliaia di turisti».

Per tale studio, Confindustria ha preso come punti di riferimento due linee che danno ottimi risultati, la Trento-Malè e la Malles-Val Venosta, che ha chiuso il 2013 con quatro milioni di passaggi: «Lo studio effettuato dalla Ibv Husler», spiega Da Rold, «ha documentato le grandi potenzialità attrattive della linea bellunese, quindi spiace il no del consiglio regionale all’emendamento Reolon. La nostra ferrovia deve avere una sua specificità montana; per avere un futuro deve essere integrata al trasporto su gomma e per fare ciò è necessario che gomma e ferro siano gestite dallo stesso operatore. Spero che i sindaci, Massaro in primis, si facciamo sentire. Come Confindustria», aggiunge Da Rold, sostenuto dal direttore Marco Melchiori, «andremo a bussare in Regione. Vogliamo capire chi ha detto no allo scorporo della tratta bellunese dalla gara regionale per il trasporto ferroviario. No, nessuna vendetta, ma dovranno dirci il perché del loro voto».

«È importante che Confindustria sia con noi in questa battaglia». Parole del sindaco Massaro, che non ha ancora perso la speranza di avere una linea ferroviaria tutta bellunese: «È vero, il voto del consiglio regionale è stato negativo, ma è stato importante aprire la discussione politica in merito a questo punto. Nei giorni scorsi ho sentito il governatore Zaia e prossimamente lo incontrerò per consegnargli una relazione con le necessità della provincia di Belluno in materia di trasporto. Farò l’impossibile per fare capire al governatore che quella legata al trasporto integrato è un’opportunità che la nostra provincia non può farsi sfuggire. Noi non siamo la pianura; in montagna bus e treni non stanno in piedi se scollegati e lo studio ordinato da Confindustria quattro anni fa testimonia il tutto».

A giorni Massaro incontrerà anche i soci di Deutsche Bahn, l’azienda tedesca interessata a gestire la ferrovia della montagna bellunese: «E spero che poi vadano a Venezia per parlare con Zaia», commenta il sindaco, che conclude sottolineando l’importanza di una linea integrata tra bus, treno e piste ciclabili: «Dietro la mobilità sostenibile si celano svariati contributi europei. Starà a noi riuscire a intercettarli».

Francesco Saltini

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emendamento reolon

Chisso: «Ecco perché ha detto di no»

BELLUNO. «Ho votato contro l’emendamento che prevedeva una gara a se stante per il servizio ferroviario nel bellunese e voglio spiegare il perché». L’assessore Renato Chisso va dritto sul tema e spiega i motivi che ha portato alla bocciatura del cosiddetto “emendamento Reolon”: «Capisco, condivido e sostengo le esigenze di autonomia dei bellunesi», afferma, «ma chi fa seriamente politica deve anche tenere i piedi ben saldi in terra, evitando che le buone intenzioni diventino cattive soluzioni. Tutti sanno che sono un sostenitore della liberalizzazione del sistema del trasporto pubblico, non solo regionale, e ricordo che il Veneto è stata l’unica regione ad assegnare con gara europea parte del proprio servizio ferroviario, una decina di anni fa. Vinse Trenitalia, e ottenemmo interessanti vantaggi economici, salvo poi dover ritornare al contratto di servizio ordinario per avere dallo Stato qualche soldo in più per il trasporto pubblico, proprietario delle ferrovie».

«Ed è questo il punto: al di là delle sigle, l’intero sistema ferroviario italiano fa capo a Ferrovie dello Stato, che è di proprietà del ministero delle Finanze e gestisce con società diverse il trasporto passeggeri e merci, le infrastrutture e qualche decina di altre spa. Quando la proprietà del servizio è di fatto la stessa dei binari, l’effetto immediato, più volte ribadito, alla notizia di voler andare in gara è: “In attesa di vedere come va a finire io, Ferrovie dello Stato, non investo più. E magari poi mi tengo i treni che oggi corrono su quei binari”. Nel Bellunese, che di investimenti ne ha bisogno sempre, vedi il caso della Calalzo – Ponte nelle Alpi, è un rischio che non voglio far correre ai cittadini».

«Ma c’è un’altra questione oggettiva da sapere e riguarda i costi. Lo si voglia o no, le linee bellunesi non sono tecnicamente produttive e per far funzionare i treni: o si hanno risorse pubbliche a iosa, che non ci sono perché non ci vengono trasferite, o si devono aumentare le tariffe. È un peso che non voglio far gravare sui bellunesi, mentre oggi riusciamo a diluirlo dentro il contratto di servizio regionale».

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