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Uno studio di Confindustria evidenzia le potenzialità della linea bellunese e del trasporto integrato

BELLUNO – Confindustria Belluno Dolomiti crede nel rilancio del sistema ferroviario provinciale e lo fa forte dell’analisi di uno dei più importanti studi di ingegneria dei trasporti d’Europa: Ibw – Husler di Zurigo, lo stesso che si è occupato della ferrovia della Val Venosta. Gli esperti svizzeri ritengono, infatti, che l’attuale linea che va da Feltre a Belluno e quindi a Longarone e in Alpago insiste su un bacino di 150 mila residenti e 70 mila lavoratori, più che sufficiente per pensare ad un servizio ferroviario di eccellenza.

«Le potenzialità di uno sviluppo adeguato del trasporto su rotaia», afferma Sandro Da Rold, membro della giunta esecutiva di Confindustria Belluno Dolomiti con delega al turismo, «sono enormi e riguardano sia i residenti che i turisti. Ma è innanzitutto necessario soddisfare tre condizioni fondamentali. La prima riguarda l’integrazione gomma-rotaia, con la creazione di un unico sistema di trasporto pubblico, gestito da un solo soggetto. La seconda rimanda alla necessità di un orario cadenzato dei treni, al fine di garantire che, in una determinata ora, partano dalle stazioni principali almeno due mezzi in direzioni diverse. Ad esempio, da Belluno a mezzogiorno partono un treno per Longarone e un altro per Feltre. E così ogni ora. La terza condizione è invece relativa alle caratteristiche dei treni, che devono essere moderni, puliti e confortevoli oltre a garantire l’accesso senza dislivelli anche a disabili o cicloturisti con un sistema analogo a quello delle metropolitane».

«L’analisi degli svizzeri», prosegue Sandro Da Rold, «sottolinea anche l’opportunità di potenziare i collegamenti con Venezia,Padova e Calalzo, anche nell’ottica di un accesso turistico».

E proprio il turismo potrebbe trarre enormi benefici da una rinascita del sistema ferroviari bellunese. «In effetti», afferma ancora Sandro Da Rold, «se si pensano agli altri casi di successo, come la Val Venosta, i risultati potrebbero essere importanti. Ma è necessario un capovolgimento di prospettiva: il treno non è più solo un mezzo di trasporto, ma parte essenziale dell’offerta turistica del territorio. I cicloturisti sono sicuramente dei potenziali utenti, ma è necessario sviluppare le piste ciclabili. Il treno, poi, potrebbe essere utilizzato dai turisti che già scelgono le nostre località per trascorrere una giornata particolare. E poi c’è il bacino, enorme, dei turisti, soprattutto stranieri, che vanno a Venezia e che in un’ora potrebbero raggiungere le Dolomiti patrimonio dell’Umanità. Ma è indispensabile costruire un prodotto. Da questo punto di vista, anche le stazioni devono avere un significato in termini di richiamo turistico. Ad esempio, Feltre potrebbe essere la porta d’accesso al Parco naturale delle Dolomiti, Sedico per il turismo religioso, Longarone per il Vajont». «Gli svizzeri», conclude Da Rold, «sono convinti delle enormi potenzialità turistiche del nostro territorio, edovremmoesserlo anche noi bellunesi».

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movimento 5 stelle

«La ferrovia deve essere centrale»

D’Incà appoggia il comitato pontalpino. Bond chiede lumi a Rfi

BELLUNO – Il Movimento5 Stelle sostiene il nuovo comitato in difesa del treno. Il deputato Federico D’Incà accoglie con entusiasmo la notizia della nascita del comitato “Si Reg” (Sì regionale al passaggio a Nord-Est), istituito sabato scorso in occasione dell’assemblea in difesa della tratta ferroviaria Ponte nelle Alpi- Calalzo di Cadore, attualmente chiusa per manutenzione.

«È fondamentale», precisa il deputato delM5S bellunese, Federico D’Incà, «anche e soprattutto nel Bellunese, dare alla ferrovia una centralità nel sistema generale dei trasporti e garantire i servizi ai cittadini, quindi non posso che dare il mio totale appoggio al nuovo comitato pro-treno e condividerne gli intenti ».

D’Incà, oltre che unirsi al coro di richieste per una rapida riapertura della tratta ferroviaria Belluno-Calalzo, rilancia l’idea della metropolitana di superficie, valutando anche possibili collegamenti con la Valsugana, la Pusteria, la costituenda rete delle piccole ferrovie delle Alpi, nonché con l’anello ferroviario delle Dolomiti.

«Occorre mettere alle strette Rfi, la società che gestisce l’infrastruttura ferroviaria e che spesso non si coordina nemmeno con Trenitalia, che è invece il ramo che si occupa del servizio. Rfi ha enormi responsabilità nella gestione dell’infrastruttura e nel Bellunese questo è un fatto evidente, diventato urgenza con la chiusura della tratta Ponte nelle Alpi-Calalzo», dice il capogruppo regionale di Fi, Dario Bond. «Come fatto per Trenitalia, costantemente sotto stress per i continui disagi, ora bisogna spostare il tiro anche su Rfi».

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