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I carabinieri hanno contestato il mancato rispetto di norme di sicurezza e igiene

Sequestri a Mirano, Scorzè e Martellago, comminate multe per 85 mila euro

MARTELLAGO. Sono cinque, solo nelle ultime settimane, i laboratori gestiti da cinesi, sequestrati preventivamente dai carabinieri del Nucleo dell’Ispettorato del Lavoro di Venezia: un servizio coordinato, dunque, e realizzato in sinergia tra la Direzione territoriale Lavoro e l’Arma.

I laboratori sono stati sequestrati a Martellago, Scorzè e Mirano. A Zianigo lungo la strada principale, a due passi dal centro, in via Scortegara: sopra una sala prove, sotto una palestra, di là della strada una farmacia. Giusto in mezzo, un opificio tessile. Due invece sono stati sequestrati a Martellago, in via Cavino e altrettanti a Scorzè.

Ma non solo i soli né gli ultimi con tutta probabilità. Sono stati sequestrati preventivamente, hanno spiegato i carabinieri, perché all’interno sono state rilevate gravi irregolarità in materia di sicurezza e igiene. Sotto i riflettori sono finiti, dunque, i locali. Le porte non erano a norma, le finestre mancavano oppure erano oscurate e in ogni caso le dimensioni non consentivano né l’aerazione, né l’illuminazione naturale, ossia la luce del giorno. I gestori cinesi, infatti, oscurano le finestre in modo che non si possa vedere dall’esterno cosa avviene dentro.

E ancora. Per legge le aperture devono essere proporzionate alla superficie calpestabile, porte e finestre devono rappresentare un ottavo dello spazio, cosa che non è stata riscontrata dai militari del Nucleo. C’erano persino alcuni laboratori dove i finestrini erano stati posizionati a due metri e mezzo di altezza, praticamente inaccessibili ai lavoratori stessi.

Il sequestro è avvenuto anche sulla scorta della carenza di norme igieniche, della quantità di spazzatura rilevata, dei bagni fatiscenti. I carabinieri hanno appurato che i cinesi non solo lavoravano, ma vivevano all’interno del posto di lavoro dove erano state ricavate camere e cucine. Tutte queste violazioni hanno fatto scattare il sequestro disposto dalla Procura della Repubblica.

Gli ispettori civili della Direzione Lavoro impegnati sul campo, hanno dato anche quattro “sospensive”, relativamente alla situazione lavorativa vera e propria. Il 20 per cento dei cinesi non aveva contratti regolari ma lavorava in nero e non era registrata.

Nel complesso, i cinque laboratori dovranno pagare multe per 85 mila euro. Ma si stanno già muovendo per poter tornare ad aprire i tuguri e fare istanza di dissequestro. Il fenomeno, insomma, anziché diminuire è in continua crescita, non solo in Riviera, ma anche nel Miranese. Solo qualche giorno fa un hotel di Fiesso si era trasformato nella succursale del consolato della Repubblica Popolare: oltre 1.500 cinesi in fila hanno passato ore in attesa del visto.

Marta Artico

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