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Dai poteri dei Comuni agli oneri di urbanizzazione

VENEZIA — L’intento è di fare un po’ di chiarezza tra gli uffici tecnici comunali e le imprese edili,  e di disinnescare il movimentismo dei sindaci che da Venezia a Padova, passando per Treviso e  Vicenza, stanno cannoneggiando il Piano Casa da quando è stato approvato in consiglio regionale, il  29 novembre scorso. Il vice governatore Marino Zorzato, martedì, ha portato in giunta (dove sono  state approvate) sia la circolare esplicativa concordata con l’Anci, la terza sull’argomento, che la   proposta di modifica alla legge 32 nata dal confronto col governo, che ha già impugnato il   provvedimento di fronte alla Corte costituzionale.   Le novità principali, ovviamente, sono contenute nel disegno di legge, che approderà ora in commissione Urbanistica e, di lì, in consiglio regionale, dove il testo potrebbe essere ulteriormente rimaneggiato.

Innanzitutto vengono chiariti i poteri dei Comuni, che potranno apporre anche   adesso, e cioè col Piano Casa già in vigore, vincoli su singoli edifici o su intere aree, impedendo che su questi siano applicati i bonus edilizi. I vincoli, ovviamente, devono essere motivati (quanto alle   aree, ad esempio, con l’insufficienza delle opere di urbanizzazione) e devono consentire la   possibilità per il proprietario di difendersi, presentando delle osservazioni.

Lo strumento individuato   è quello della «variante veloce» (si chiude al massimo in tre mesi) che eccezionalmente sarà estesa anche ai Comuni dove vige ancora il Prg (per legge sarebbe limitata a quelli dotati di Pat e Pi).

Altra   norma pensata per accontentare i sindaci: se la demolizione e ricostruzione, la fattispecie con il premio più ampio, fino all’80%, arriva a superare i 1.000 metri cubi o i 350 metri quadri, allora è  obbligatorio redigere un Piano urbanistico attuativo d’intesa con l’amministrazione. Gli oneri di   urbanizzazione, inizialmente non dovuti, sono ora sottoposti ad una franchigia: non si pagano se   l’intervento non supera i 150 metri cubi, che salgono a 800 metri cubi se si demolisce e ricostruisce.   Anche questa postilla è stata aggiunta per ammorbidire l’Anci.   L’aggiustamento ideato da Zorzato, che ribadisce la «straordinarietà» del Piano e quindi la sua   prevalenza su qualunque norma comunale in contrasto, chiarisce poi che l’ampliamento in altezza   «fino al 40%» non può concretizzarsi in più di un piano (il Comune di Padova aveva confezionato   suggestivi rendering in cui palazzi di 8 piani crescevano fino a 12) e che la possibilità di costruire   «fino a 200 metri di distanza» fa riferimento all’edificio principale e non al confine del lotto, e   comunque dev’essere sfruttata solo se è impossibile l’ampliamento in aderenza.

Infine, nel testo approntato da Palazzo Balbi viene anticipato uno strumento che in realtà avrebbe dovuto trovar   posto nella legge sul consumo del suolo, che però si è arenata in commissione Urbanistica: la «variante verde». Si tratta di un iter facilitato, a costo ridotto rispetto alle normali varianti (che si   aggirano per i Comuni attorno ai 20 mila euro) per retrocedere i lotti edificabili ad agricoli. Robe da pazzi? Mica tanto. Con il mercato delle costruzioni fermo e l’Imu, avere un lotto con potenzialità  edificatoria ma senza la palazzina sopra rischia d’essere una sventura più che una fortuna.   La circolare, invece, si limita ad interpretare le norme già approvate, senza novità. L’unico dato di   rilievo è il fatto che, ancora una volta, viene ribadito che il Piano non costituisce un condono o una   sanatoria.   «La legge passa ora all’esame del consiglio, che è sovrano e libero di decidere se il testo merita altre   modifiche – commenta Zorzato -. Penso che con questi chiarimenti, e qualche aggiustamento, sia   possibile mettere fine alle polemiche, specialmente da parte di quei Comuni, come Padova, Venezia   e Vicenza, che sostengono di lottare contro la cementificazione mentre introducono milioni di metri   cubi di nuova edificazione nei loro Prg». Replica il vice presidente della commissione Urbanistica   Bruno Pigozzo, Pd: «Vogliamo vedere nel dettaglio i contenuti della proposta, tenendo presente che   già a gennaio è stata depositata la nostra. Ci auguriamo dunque di poterla confrontare al più presto   per sistemare una volta per tutte la questione e dare certezza agli enti locali e agli operatori».

Marco Bonet

 

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