Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al TAR. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso TAR contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

I conti pubblici» in veneto

Secondo uno studio commissionato da Palazzo Balbi il costo per i rischi minori passa da 69,5 milioni a 76,7

Il sistema adottato per abbandonare la gestione precedente fa acqua da ogni parte

Per i danni inferiori ai 500 mila euro ogni ospedale deve pensare per sè

VENEZIA – Sugli appalti della sanità veneta nel mercato assicurativo: arriva come un fulmine a ciel sereno, a scardinare le certezze finora acquisite dalla giunta regionale, una ricerca commissionata dalla stessa giunta sulle polizze Rc degli ospedali veneti. L’indagine eseguita sui soldi spesi negli ultimi tre anni dalle Usl dimostra che il sistema ideato nel 2011 dagli uomini di Luca Zaia per uscire dalla gestione precedente – che per comodità chiameremo Assidoge-Galan dal nome del broker consulente unico per 15 anni dell’ex presidente – fa acqua a sua volta. Assicurare gli ospedali solo per i rischi cosiddetti catastrofali, cioè superiori a 500.000 euro di valore, tenendo in autoassicurazione, cioè a gestione diretta, quelli sotto tale soglia, ha fatto spendere 76.782.842 euro contro i 69.466.897 che sarebbero stati necessari se l’intero rischio fosse stato affidato alle compagnie. La simulazione è stata condotta sulle 9 Usl che hanno introdotto la franchigia nel 2012-13. Se anche nel 2014 verrà mantenuta la stessa divisione del rischio, 6 di queste Usl spenderanno 36.410.796 euro contro i 30.547.796 che sborserebbero se l’intero ambaradan fosse sbolognato alle compagnie. Una bella gatta da pelare per il segretario alla sanità Domenico Mantoan, l’uomo che ha messo a punto il marchingegno, copiandolo a quanto risulta dal Piemonte e dall’Emilia Romagna. C’è da pensare che in quelle regioni la sinistrosità sia diversa. La decisione, presa il 2 gennaio 2011, perfezionata con la delibera 573 del 10 maggio successivo e chiusa con un appalto per i sinistri catastrofali lo stesso anno, intendeva riportare sotto controllo una situazione sfuggita di mano, gestita in regime di monopolio da un consulente- broker assunto senza gara. Ma la fortuna non ha aiutato gli audaci: l’appalto è finito subito in mano ad una compagnia italo-romena, City Insurence, priva di un patrimonio adeguato ai rischi, secondo una procura infiltrata dalla camorra e inquisita dalla Guardia di Finanza. Una fortuna, nella disgrazia: l’inchiesta penale ha consentito a Mantoan di disdire il contratto. I rischi catastrofali sono tornati in autogestione. Ad affidarli a qualche compagnia dovrà pensare adesso il nuovo broker, Willis Italia e Arena srl, vincitori in associazione della gara regionale, aggiudicata l’11 febbraio scorso. Peccato che le società seconde classificate, Assidea e Delta srl di Isernia con la milanese Assiteca, e la terza, Marsh Italia, abbiano presentato ricorsi separati al Tar, impugnando l’aggiudicazione. Così tutto resta bloccato. Adesso arriva questo studio che sembra minare l’intero sistema. La ricerca è stata curata dal servizio di vigilanza della sanità veneta, responsabile della struttura Egidio Di Rienzo. Gli autori si guardano bene dal tirare conclusioni: si limitano a esporre grafici e tabelle. Il lavoro è durato un anno ed è appena stato consegnato all’ufficio di presidenza del Consiglio e alla giunta Zaia. Tutte le informazioni vengono dalle Usl e nessuna dalle compagnie. Grosso limite, fa osservare qualche broker, che può inficiare perfino le conclusioni: la simulazione non si fa solo sulle somme effettivamente pagate ma anche su quelle accantonate e l’accantonamento potrebbe essere inferiore alle necessità. Ma era fatale che i dati fossero unidirezionali: «Le compagnie e il broker intermediario hanno avuto finora la disponibilità esclusiva dei dati salienti, quali quelli relativi agli importi riservati e liquidati», si legge nella relazione. Come dire che le Usl non sanno niente: non conoscono come le compagnie gestiscono i sinistri, se liquidano i danni e per quali importi, per tacere di quanto tempo ci impiegano. Ignorano anche a quanto ammonta la provvigione del broker, calcolata con un rapporto di percentuali sul premio imponibile riconosciuto dalla compagnia all’agenzia che stipula il contratto, dove è nota la percentuale ma non il premio su cui è calcolata. È un gioco delle tre carte, completamente in mano ai privati, che lascia amplissimi margini di discrezionalità. L’unica cosa conosciuta con certezza dalle Usl sono i premi che pagano alle compagnie, con i soldi dei contribuenti.

Renzo Mazzaro

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui