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Carlo Petrini di Slow Food a “Incroci di civiltà”: la biodiversità e il cibo sono valori sociali

VENEZIA – Dopo la seguitissima anteprima dell’1 aprile che ha visto protagonista al Teatro Goldoni lo scrittore Massimo Carlotto, è stato un inedito incrocio tra cultura e gusto a inaugurare ieri all’Auditorium Santa Margherita la settima edizione di “Incroci di civiltà”. Festival internazionale di letteratura nato da un’idea di Shaul Bassi e organizzato dall’Università Ca’ Foscari, dalla Fondazione di Venezia e dal Comune, con la partnership di Veneto Banca,The Bauer’s, Ava, Fondazione Musei e Marsilio, accoglierà fino al 5 aprile 22 scrittori provenienti da 17 paesi, dall’Europa all’Africa, dal Vicino ed Estremo Oriente all’America Latina.

Dopo i saluti del prorettore Silvia Burini –che ha portato quelli del rettore di Ca’ Foscari Carlo Carraro – dell’assessore Angela Vettese e del direttore di “Incroci” Pia Masiero, si sono incontrati sul palco dell’Auditorium il professor Giuseppe Barbieri e Carlo Petrini, paladino della biodiversità e fondatore di Slow Food, movimento internazionale volto alla salvaguardia dei valori della terra e dei cibi tradizionali di ogni territorio.

«Slow Food» ha detto Petrini «nasce nel 1989 dall’esigenza di dare una struttura organizzativa a un’idea forte», ha spiegato Petrini, «che continua a basarsi sulla difesa della biodiversità, della tutela del patrimonio agroalimentare e sull’esigenza di un’educazione in grado di dare valore al cibo e alla produzione alimentare. È un progetto con un’anima internazionale, che si apre al mondo e fa rete con esso ».

Il nome Slow Food sottolinea un elogio della lentezza come alternativa a ritmi di vita frenetici e affannati: «In realtà il concetto di “slow” non va inteso nella sua accezione più diretta», continua Petrini, «anche perché se una persona è troppo lenta, forse non sta usando nel modo migliore la propria intelligenza. La lentezza è considerata piuttosto come medicina omeopatica che permette di riappropriarsi dei propri ritmi di vita, senza condizionamenti dettati dall’esterno».

Nel 2004 “Time Magazine” conferisce a Petrini il titolo di “Eroe Europeo del nostro tempo” nella categoria “Innovator”, nel 2008 “The Guardian” lo annovera tra le “50 persone che potrebbero salvare il mondo” e nel 2013 il documentario “Slow Food Story”, diretto da Stefano Sardo, viene presentato al Festival di Berlino. La pellicola ricostruisce il percorso della “rivoluzione lenta” avviata da Petrini per l’affermazione di una nuova idea del cibo come valore sociale.

«Questo documentario racconta la storia di un movimento e di una generazione ma è anche una storia di provincia: quella dov’è nata l’idea di Slow Food e dalla quale il progetto ha ricavato la propria dimensione umana. Non ci sono studi di marketing e grandi investimenti a caratterizzare la fase espansiva del nostro movimento, ma una buona dose di amicizia, di solidarietà, di divertimento e di responsabilità sociale».

Nel futuro di Slow Food Petrini vede «la realizzazione di una rete mondiale che vada a garantire la crescita di giovani che possano assumere una leadership in campo agricolo e alimentare. Questa è l’idea più preziosa, che ci dà la forza di continuare la nostra avventura ».

Ospiti all’Auditorium anche la poetessa Patrizia Cavalli, protagonista del reading poetico “Come se cantando le parole” e premiata da Francesca Bortolotto Possati (presidente The Bauers) con il “Bauer Ca’ Foscari”, e il fotografo Boris Mikhailov, presentato dal direttore di Palazzo Grassi Martin Bethenod. Sarà proprio lo sguardo di Mikhailov a raccogliere il testimone di Francesco Jodice – che nel 2013 ha inaugurato il progetto di Visual Storytelling del festival – e a documentare la settima edizione di “Incroci”.

Ilaria Pellanda

 

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