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Nuova Venezia – Grande nave va a sbattere

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

6

apr

2014

Grande nave, urto e paura

La Msc Preziosa torna, sbaglia manovra e distrugge un “finger”

PRIMO ARRIVO – Di nuovo a Venezia dopo lo stop forzato l’errore in Marittima

LE REAZIONI – Orsoni preoccupato Trevisanato (Vtp) «Non è niente di grave»

I CROCIERISTI – Un’ora di ritardo per l’incidente, passeggeri rimasti bloccati a bordo

COLLISIONE INMARITTIMA

Grande nave va a sbattere

La Msc Preziosa sbaglia manovra e distrugge il “finger” in banchina. Nessun ferito

VENEZIA – La Grande Nave contro le strutture della banchina Isonzo. Incidente che riapre le polemiche, quello accaduto ieri mattina alle 8.15 alla Stazione Marittima. La Msc Preziosa, 140 mila tonnellate di stazza, 333 metri di lunghezza, è sfuggita per un attimo al controllo del pilota in fase di attracco e ha urtato con la prua, lato dritta, un «finger», corridoio mobile per l’imbarco dei passeggeri ai ponti superiori. La scala è stata schiacciata dalla mole delle nave e completamente distrutta, lo scafo ha riportato vistosi strisci sulla fiancata di destra, lato prua, peraltro già riparati in tarda mattinata. Nessun ferito e nessun danno grave alla nave, che è regolarmente ripartita alle 16.30 per continuare la crociera nel Mediterraneo. Ma polemiche che si riaprono. Quello della Msc Preziosa era il primo ingresso in Marittima programmato per la stagione 2014, dopo un blocco durato sei mesi dovuto ai lavori di posa dei cassoni del Mose a San Nicolò. Nessun danno alle persone, e i passeggeri a bordo quasi non si sono accorti dell’accaduto. Danni per decine di migliaia di euro che adesso saranno coperti dall’assicurazione della compagnia armatrice. È successo tutto in pochi secondi, alle 8.15, quando la grande nave, trainata da due rimorchiatori e con a bordo il pilota del porto, si era già accostata alla bancina Isonzo per l’attracco. In quel momento il comandanteha azionatounodei«bow thruster» laterali, i motori ausiliari che consentono di manovrare senza ricorrere al timone. Una «accelerata» un po’ troppo decisa, e la poppa si è allargata verso il centro del canale della Marittima. Così la parte anteriore destra della prua ha centrato in pieno, distruggendolo, il «finger » utilizzato per imbarcare i passeggeri. Sul posto sono intervenuti i tecnici dell’Autorità portuale e una pattuglia della Guardia costiera che ha provveduto a fare i rilievi per stabilire l’esatta dinamica dell’incidente. «Stamani alle 8.15 durante la manovra di ormeggio», ha comunicato in una nota la Capitaneria di Porto, «la nave Msc Preziosa di bandiera panamense ha urtato il “finger” ubicato presso la banchina Isonzo del terminal Marittima». «A seguito dell’evento», continua il comunicato, «la nave ha riportato una piccola striatura sul mascone di prora lato dritto senza che fosse danneggiata l’opera morta (la parte di scafo sopra la linea di galleggiamento, ndr)». Nessun danno alle persone e alla banchina, hanno concluso i militari. In tarda mattinata anche Msc crociere ha confermato le modalità dell’incidente: «Msc preziosa durante la manovra di attracco ha urtato leggermente la fiancata di un finger del terminal crociere», si legge in una nota diramata dalla società napoletana, non c’è stato alcun danno né alla nave né ai passeggeri a bordo». Incidente lieve, dunque. Ma la collisione tra la grande nave e il corridoio mobile della banchina riapre le polemiche. Secondo gli oppositori al transito delle grandi navi, si tratta della dimostrazione che gli incidenti «possono accadere », e che le navi di quelle dimensioni vanno subito allontanate dalla laguna. Per le autorità portuali e la Vtp, la società delle crociere, l’incidente dimostra invece come «le condizioni di sicurezza all’interno della lagunasiano maggiori».

Alberto Vitucci

 

il comandante della capitaneria

Piattelli: «Niente di preoccupante, manovra di parcheggio errata»

«Non è successo niente di grave, per fortuna. È come se il conducente di un’auto in retromarcia per parcheggiare, avesse premuto un po’ troppo sull’acceleratore. È successo questo, moltiplicato per le dimensioni della nave. Nient’altro». L’ammiraglio Tiberio Piattelli, comandante della Capitaneria di porto, scuote la testa. «Non è stato un incidente, non ci sono danni a persone e cose, dunque non dovremonemmenoaprire un’inchiesta». Il clamore però è grande. E supera i confini lagunari, con le grandi navi nel mirino dei media internazionali. E alla riapertura della stagione arriva la collisione. «Purtroppo sono cose che succedono: in fase di attracco il comandante ha spinto forse un po’ più del necessario. Ma, ripeto, non ci sono stati danni a persone e cose enemmenoalla banchina portuale. Una questione che adesso dovranno risolvere le assicurazioni». Quanto al pericolo reale, l’ammiraglio taglia corto. «Le condizioni di sicurezza sono state sempre garantite».

(a.v.)

 

«La prova che gli incidenti possono sempre accadere»

Orsoni preoccupato, Trevisanato minimizza: «Nulla di grave, in ogni caso l’episodio non c’entra con il transito in laguna. Lo scalo è uno dei più sicuri»

VENEZIA «Non è successo nulla, per fortuna. Ma purtroppo è la dimostrazione che gli incidenti possono accadere, e che l’errore umanonon si può mai escludere. Cosa sarebbe successo se l’errore umano fosse avvenuto in bacino San Marco?». Appena uscito dal Vaticano, dove è stato ricevuto in udienza da Papa Francesco, insieme ai sindaci dell’Anci, il sindaco Giorgio Orsoni apprende della collisione avvenuta in mattinata tra la Msc Preziosa e le strutture della banchina Isonzo. Manovra sbagliata e un urto dalle conseguenze non molto gravi, che riapre però gli scenari.

«Inutile ripetere che la questione va affrontata e risolta al più presto», continua il sindaco, «ho chiesto al governo al convocazione urgente di un Comitatone. È in quella sede che le proposte alternative al passaggio delle Grandi navi in bacino San Marco dovranno essere valutate e decise».

Il sindaco ne ha già parlato con i ministri Lupi (Infrastrutture) e Franceschini (Beni culturali). E ne discuterà forse già oggi con il ministro dell’Ambiente Luca Galletti, in laguna per partecipare alla giornata ecologica.

«Dobbiamo prendere una decisione», dice il sindaco, «e valutare le proposte per scegliere la migliore, senza pregiudizi o posizioni precostituite ».

Ma che c’entra con le alternative al transito delle navi l’ incidente di ieri mattina? «È sfiga, questa è sfiga!» si lascia sfuggire l’avvocato Sandro Trevisanato, presidente della Venezia terminal passeggeri. «Il primo giorno, la prima nave che arriva in Marittima dopo sei mesi. E un comandante che mi dicono essere tra i più bravi ed esperti della flotta. Siamo molto dispiaciuti ». «Ma preferiamo guardare il bicchiere mezzo pieno», continua, «e cioè che si è trattato di un piccolo incidente che può succedere, nulla di grave. Le condizioni di sicurezza hanno invece funzionato immediatamente: non si è fatto male nessuno, non c’è stato panico. Anche sulla statistica il nostro scalo si conferma tra i più sicuri in assoluto: incidenti del genere hanno qui da noi un’incidenza molto bassa, inferiore a quella di tutti gli altri porti. E il transito delle navi in laguna non c’entra perché si è trattato di un urto arrecato in fase di ormeggio della nave già in banchina». Trevisanato, protagonista di una campagna a tappeto per difendere le Grandi navi e la loro «sicurezza», non ha cambiato idea. «Sto aspettando una relazione di quanto accaduto, ma posso dire non ci sono mai state situazioni di pericolo». Un incidente, continua il presidente della Vtp, «generato da un eccesso di tecnologia». «Le grandi navi come la Preziosa hanno strumenti molto sofisticati, sono manovrabilissime e sicure. I bow trusther, cioè le eliche laterali, consentono di girare la grande nave in poco spazio e di manovrare. In fase di rollaggio la nave è sbandata con la prua e ha urtato la scaletta metallica di accesso. Dei danni adesso risponderà l’assicurazione, ma non è successo altro. Certo che adesso giornali e tv ricominceranno a colpire le crociere ». Più che le crociere il fatto che nonostante le proteste e l’indignazione, le proposte alternative e i vertici ministeriali, le Grandi navi continuano a passare davanti a San Marco e per il canale della Giudecca. «Ma questo non c’entra nulla », dice Trevisanato, «vorrei ricordare che la sicurezza in laguna è massima. E che se questo fosse successo con un porto in mare, in presenza di vento forte e moto ondoso, le conseguenze sarebbero statebenpiù gravi».

Alberto Vitucci

 

I crocieristi non si sono accorti  «Ma abbiamo ritardato lo sbarco»

Abordo i passeggeri, in prevalenza brasiliani, non hanno avvertito l’urto con il “finger”

«L’equipaggio ci ha solo comunicato cheavremmodovuto attendere per scendere a terra»

VENEZIA – I passeggeri a bordo della Preziosa non si sono accorti di nulla. Non sapevano che il corridoio d’imbarco, utilizzato per collegare la banchina alla nave, ieri mattina si era distrutto a causa di un incidente avvenuto nel corso di una manovra. Tantomeno si sono accorti di aver riattizzato l’infuocato dibattito sul passaggio delle grandi navi in Bacino San Marco, riaprendo una ferita ancora viva tra l’opinione pubblica che ieri è esplosa per l’ennesimavolta. I turisti a bordo hanno saputo che qualcosa non era andato come doveva soltanto quando alla mattina presto si sono recati all’uscita dell’imbarcazione per scendere e visitare per qualche ora Venezia,come spesso avviene ed è previsto dal programma crociere. È stato allora che lo staff ha fatto sapere che ci sarebbe stato un “leggero” ritardo dovuto a qualche complicazione, ma senza entrare nello specifico del fatto che chi è a favore delle grandi navi considera un piccolo imprevisto che non ha provocato nessun ferito. Il collegamento tra mare e terra è tornato a funzionare alle 11.30, mandando in tilt i piani di chi aveva prenotato una guida per vedere i classici Rialto e Basilica San Marco o di chi semplicemente voleva perdersi in quelle calli che avrebbe visto poi dall’alto, nel discusso passaggio in Bacino. «Io non ho sentito nulla», ha detto Tania Lucci, brasiliana di San Paolo di origini abruzzesi, in vacanza da quasi un mese, «ma la voce è girata per i corridoi e si è saputo che per uscire bisognava attendere, cosa che abbiamo fatto fino alle 11.30quando è stato riaperto il collegamento. La notizia comunque non mi ha preoccupata perché non aveva sentito urti e se fosse stato qualcosa di grave ce lo avrebbero detto». I brasiliani a bordo sono per la maggior parte turisti. In molti attendono di arrivare a Venezia per poi scendere, visitarla e tornare a casa. Il resto dei passeggeri imbarcati è tedesco, francese e svizzero, pochissimi italiani. «Io mi sono alzato presto», ha detto l’albergatore Andre Junior, brasiliano di Santos, «ma non ho sentito rumori, urti o altro. Hogià visitato con calma Venezia e questa mattina me la sono presa per stare sulla nave,manon mi sono accorto di incidenti. Venezia per me è la città più bella del mondo. Una volta ho visto un documentario dove si diceva che i veneziani non vogliono che le navi passino così vicine alla città. In realtà capisco. Venezia è patrimonio dell’umanità. Anch’io se abitassi qui preferirei trovare un’altra soluzione». Ieri pomeriggio la maggior parte delle persone che arriva al Bacino Isonzo, il terminal previsto per l’imbarco, è straniera ed è giunta appositamente a Venezia per andare viamare in Turchia con partenza prevista per le 16.30. Nessuno di loro ha sentito dire che c’è stato in mattinata un incidente. Tutti si affrettano a mettersi in coda per il check-in ed entrare nella grande nave, quella con l’acquascivolo di 120 metri più lungo del mondo e i 27 mila mq di aree dedicate allo svago e al benessere. Il cielo è grigio, l’umidità alle stelle. Davanti ai minuscoli passeggeri la Msc Preziosa, con i suoi 68 metri di altezza, guarda tutto e tutti dall’alto e si prepara a salpare, riscaldando i motori. A poco tempo dalla sua nascita, la nave battezzata un anno fa a Genova dalla madrina Sofia Loren, lunga ben 333 metri e larga 38, con le sue 1751 cabine che contengono fino a 4345 passeggeri, occupa ancora la scena, proprio nel giorno in cui avrebbe inaugurato di nuovo la sfilata lungo il canale della Giudecca. Ieri, dopo poche ore, la notizia della manovra era già su Wikipedia nella pagina dedicata alla Preziosa e si stava diffondendo velocemente tra i social media. L’equipaggio conta circa 1.388 lavoratori. Venezia è una delle tappe più ambite dove si concentrano più professioni, da chi lavora nei trasporti alle guide turistiche, ma è anche uno dei luoghi nevralgici del dibattitoche coinvolge i veneziani.

Vera Mantengoli

 

LE ALTERNATIVE – Sul tavolo sette progetti per i giganti del mare

Il Contorta e Marghera, la Giudecca e quattro ipotesi per i nuovi approdi in bocca di porto

VENEZIA – Sette progetti alternativi al transito delle grandi navi davanti a San Marco. Sono sul tavolo del ministero per l’Ambiente, che dovrà avviare la Valutazione di impatto ambientale e la Valutazione strategica, come richiesto dall’ordine del giorno del Senato. Sette progetti, di cui soltanto due, a parere dell’Autorità portuale, sarebbero ammissibili come «vie di accesso alternative alla Marittima». «Gli altri», ha detto più volte il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa, «sono siti alternativi, e il decreto Clini Passera non parlava di questo». Il progetto che il Porto sostiene è quello dello scavo di un nuovo canale in laguna, il Contorta- Sant’Angelo. Dovrebbe consentire alle grandi navi di arrivare alla Marittima entrando per la bocca di porto di Malamocco e non più dal Lido e da San Marco. Ipotesi sostenuta dal Magistrato alle Acque e da Unindustria, avversata dagli ambientalisti: «La Legge Speciale vieta nuovi scavi, sarebbero dannosi per la laguna». Seconda via alternativa quella del canale «retro Giudecca», proposta dall’attuale sottosegretario all’Economia di Scelta civica, Enrico Zanetti, e finanziata da Vtp. Propone di scavare un canale che diventerebbe una sorta di «tangenziale» dell’acqua, utilizzabile anche da mezzi urbani.

Il Comune e il sindaco Giorgio Orsoni propongono invece il progetto Marghera, elaborato dall’ex assessore Roberto D’Agostino, che prevede di spostare gli attracchi delle Grandi navi in canale Brentella e in canale Industriale Ovest. Si dovrebbe in qhuesto caso scavare soltanto un canale all’estremo nord del canale dei Petroli, per consentire l’evoluzione delle navi. Ipotesi che il Porto non vuole nemmeno prendere in considerazione.

Poi ci sono i quattro progetti del Lido. Navi fuori dalla laguna, ormeggi galleggianti davanti all’isola artificiale del Mose. Portano la firma di Cesare De Piccoli, ex viceministro ed ex vicesindaco, già in fase avanzata di elaborazione. Dell’architetto grillino Luciano Claut – che si avvale del contributo dell’ingegner Di Tella e di Carlo Giacomini – dell’architetto Fabbri e dei docenti Iuav Stefano Boato e Maria Rosa Vittadini.

(a.v.)

 

i precedenti

L’ultimo incidente avvenuto in Bacino nel maggio di dieci anni fa

VENEZIA. L’ultimo incidente era avvenuto il 13 maggio di dieci anni fa, quando lanave passeggeri «MonaLisa» si era arrenata nella secca appena trenta metri prima di finire a sbattere contro la riva a San Marco. Era lunga «appena» duecento metri e portava 250 passeggeri: due ore dopo, i rimorchiatori l’avevano rimessa in linea. Presumibilmente a causare l’errore di rotta la fitta nebbia di quel giorno.

Il 31 maggio 1980, invece, la portacontainers «Afros» , nave greca di 110 metr, finì contro la riva dei Giardini, proprio davanti alla Biennale, sradicando otto metri di riva.

Il 12 novembre 1977 la «Tommaso Tricoli», che trasportava 1500 tonnellate di carbone, centrò con la sua prua Riva Sette Martiri, facendo saltare dieci metri dei masegni e le tubatura dell’acqua. In entrambi questi casi la causa era stata individuata in un black out che avrebbe bloccato gli impianti che governano la nave.

L’anno precedente, il 23 dicembre, la motocisterna di 110 metri «Monteberico» sfondò, penetrando per tre metri con la prua, dentro Riviera San Nicolò, al Lido. In questo caso, nessun guasto ai motori o al timone, che era in plancia aveva dovuto compiere una brusca manovra per evitare la collisione con un motopeschereccio, senza poi riuscire a recuperare per riprendere la rotta.

Questi gli ultimi incidenti avvenuti lungo il percorso che compiono le grandi navi in laguna.

 

Stop ai passaggi in laguna in arrivo un nuovo decreto

La promessa del ministro Lupi durante l’ultima visita in città: «Non ci saranno transiti a San Marco nel 2015». Ma il Tar ha accolto il ricorso presentato da Vtp

VENEZIA – Subito un decreto per fermare il passaggio delle grandi navi in laguna. Lo chiedono i Verdi di Angelo Bonelli e Luana Zanella, il deputato di Sel Giulio Marcon e parlamentari del Pd. Non lo esclude il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, che ha ribadito qualche giorno fa la sua posizione: «Stop alle grandi navi davanti a San Marco, tempi rapidi per decidere le alternative ».

Un percorso che era stato già individuato. Ma che la sentenza del Tar veneto, che ha accolto il ricorso presentato da Vtp,ha rimesso in discussione. I giudici amministrativi hanno infatti bocciato l’ordinanza della Capitaneria di porto che poneva limiti ai passaggi delle grandi navi superiori alle 40 mila tonnellate nel 2014 e lo «stop» a quelle superiori alle 96 mila tonnellate per il 2015. «Carenza di istruttoria», secondo i giudici, e insufficienti motivazioni per giustificare i provvedimenti contro il «rischio».

Ma adesso il decreto potrebbe essere imminente. «Tar o non Tar dal 2015 le navi non passeranno più davanti a San Marco», aveva assicurato il ministro al sindaco Giorgio Orsoni. A sollecitare il provvedimento anche i senatori veneti del Pd Felice Casson e Laura Puppato, che hanno presentato una interrogazione urgente al governo. «Ho chiesto a Renzi la convocazione urgente del Comitatone», dice Orsoni. Ci sarà da mettere insieme i tre ministri competenti. Maurizio Lupi per le Infrastrutture, Dario Franceschini per i Beni culturali, Luca Galletti per l’Ambiente, subentrato ad Andrea Orlando. Quest’ultimo si era sbilanciato parecchio qualche mese fa. Promettendo il «numero chiuso» delle navi in laguna e aprendo all’ipotesi alternativa di Marghera sostenuta dal sindaco. Ma adesso Galletti, di area Udc, sembra più prudente. E attento anche alle ragioni del Porto, che gli sono state illustrate dall’assessore alla Mobilità Ugo Bergamo e dal capogruppo in Comune dell’Udc Simone Venturini. Decisione in ogni caso non più rinviabile. Anche perché sono pendenti al Tar altri duericorsi delComune. La richiesta di annullamento dell’ordinanza della Capitaneria per motivazioni opposte a quelle della società delle crociere. «Troppo poco limitare gli accessi nel 2014 del 12 per cento», ha scritto di suo pugno nel ricorso il sindaco-avvocato Giorgio Orsoni, «nel vertice con i ministri si era stabilito il 20». Altro ricorso pende contro il decreto che dà il via al progetto Contorta. «Non è l’unico sul tappeto», sostiene il Comune.

Alberto Vitucci

 

«Gli elefanti scorrazzano tra i cristalli»

La reazione dei Comitati da sempre contrari ai passaggi delle grandi navi all’interno della laguna

VENEZIA  «Dicevano che a Venezia non potevano succedere incidenti alle navi da crociera!» commenta subito Luciano Mazzolin, portavoce di «Ambiente Venezia», unodei comitati che si è battuto contro le grandi navi in laguna.

«Da un paio di giorni è ricominciato il transito in laguna delle grandi nav», prosegue Mazzolin, «arriva per la prima volta la Msc Preziosa una delle navi più grandi e più nuove. Una di quella che dovrebbe essere ultrasicura, ma è stato subito incidente».

Una conferma per i comitati che le grandi navi devono rimanere fuori dalla laguna: «Devono fermarsi in un nuovo avanporto alla bocca di porto del Lido» ribadisce, ricordando che in passato sono accaduti altri incidenti in laguna.

Prendono posizione anche i due consiglieri comunali della lista «In Comune» Beppe Caccia e Camilla Seibezzi. «Che cosa aspetta ancora il governo Renzi per adottare un decreto che introducacon urgenza il divieto di accesso in Laguna per le grandi navi incompatibili con essa?» si chiedono in un comunicato.

«Grazie all’ordinanza del Tar, gli elefanti sono tornati a scorrazzare liberi nel negozio di cristalli più prezioso del mondo, Venezia e la sua Laguna» scrivono, «e alla prima prova, si è subito verificata una collisione, per fortuna di lieve entità, con le strutture portuali a terra. Che le multinazionali della crocieristica e l’Autorità Portuale non vengano, per decenza, a raccontarci anche oggi la storiella per cui questi mostri del mare sarebbero sicurissimi. Non ci crede più nessuno. E non siamo disposti ad aspettare che si verifichi un incidente davvero grave, la tragedia annunciata ormai da troppo tempo, affinché vengano adottati i necessari provvedimenti ».

«Che non ci sia nessuna minimizzazione e nessuna omertà da parte delle Autorità competenti per la sicurezza marittima» concludono Caccia e Seibezzi, «chiediamo che il sindaco acquisisca immediatamente dalla Capitaneria di porto tutte le informazioni su quanto accaduto stamane e che, in apertura del Consiglio comunale di domani, faccia il punto della situazione. Al governo nazionale spetta colmare subito il vuoto normativo seguito alla decisione del Tar. Renzi, Lupi, Galletti e Franceschini hanno una sola opzione: dare attuazione al decreto Clini- Passera del marzo 2012 e introdurre con effetto immediato il limite per le navi di stazza superiore alle 40mila tonnellate».

 

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