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Gazzettino – Beni comuni? Ci pensano i cittadini

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

14

apr

2014

VOLONTARIATO – Così enti e privati collaborano nella cura di aree verdi, edifici in disuso e servizi

Il nuovo metodo già usato in Veneto e Friuli. Le esperienze di Chiampo, Ficarolo, Fanzolo e Porcia

Adottare un pezzo di quartiere, prendersi cura di un’area verde comune, recuperare un edificio abbandonato per restituirlo alla comunità ora sarà più facile. Motore di quella che si annuncia come una rivoluzione civica è il primo Regolamento sull’amministrazione condivisa per la cura dei beni comuni urbani, realizzato in due anni di lavoro sotto la direzione di Labsus – il laboratorio della sussidiarietà presieduto da Gregorio Arena, docente di diritto amministrativo all’Univesità di Trento – con la Fondazione del Monte e il Centro Antartide.
«Abbiamo predisposto un regolamento applicativo per per semplificare l’amministrazione condivisa – sottolina Maria Teresa Rosito, vicepresidente di Labsus – nel rispetto del principio sancito dall’articolo 118 della Costituzione. È una sorta di modello che un ente può recepire e adattare alle proprie esigenze: popolazione, territorio, densità urbana. Reso disponibile on line a fine febbraio (sul sito www.labsus.org) finora il regolamento per la cura e la rigenerazione dei beni comuni è già stato scaricato da duemila persone, di cui 600 amministratori pubblici. Una cinquantina di candidati alle prossime elezioni lo ha inserito nel proprio programma».
La novità? Si tratta della prima definizione di regole per la partecipazione “dal basso” con gli enti pubblici e, quindi, di come i cittadini possono prendersi cura di angoli della città, a che condizioni, con che aiuti da parte dell’amministrazione, dai passaggi burocratici necessari all’assicurazione, dal supporto di mezzi e tecnici comunali fino alla programmazione dei lavori e al turn over.
Non solo volontariato e non solo “nonni vigili” insomma, ma una partecipazione concreta e continuativa per prendersi cura di parchi, scuole, aree comuni. Esperienze che funzionano ci sono già. A Chiampo (Vicenza) la collaborazione tra comune e cittadini si è cementata nell’esperienza del quartiere Zonati. «Il comitato di quartiere segue la manutenzione stradale in accordo con l’ufficio Ambiente del Comune – spiega il sindaco Matteo Macilotti – collaborando alla pulizia di tombini, canalette e fossi con una importante azione di prevenzione del rischio idraulico. L’esperienza funziona così bene che stiamo per estenderla agli altri sette quartieri. Durante l’estate, invece, partirà il progetto di collaborazione con i genitori per la ridipintura della scuola elementare». Non è un caso isolato. Tra Ficarolo (Rovigo) e Bondeno (Ferrara) un’area golenale sul Po, il bosco di Porporana, è stata presa in cura da un comitato di cittadini che si preoccupa di tutelare la biodiversità e organizzare visite guidate. A Fanzolo (Treviso), villa Emo è stata recuperata grazie a una mobilitazione popolare.
La collaborazione funziona anche in altri campi. A Porcia (Pordenone), ad esempio, un’apposita convenzione tra associazione genitori, Comune e polizia municipale favorisce iniziative diverse: dalla vigilanza antispaccio e antipedofilia all’accompagnamento dei bimbi nelle attività sul territorio.
I vantaggi? Risparmio per l’amministrazione e recupero del territorio da parte dei cittadini, ma anche prevenzione e socializzazione.

Nicoletta Canazza

 

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