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I comitati

Un nuovo filmato-denuncia. Con la scia e i sedimenti sollevati al passaggio di una grande nave davanti al bacino San Marco. Lo ha diffuso in questi giorni il Comitato «No Grandi navi», che torna sulla polemica del traffico delle navi passeggeri all’interno della laguna. «L’effetto del passaggio di queste nave fuori scala rispetto alla delicatezza della città e della sua laguna è evidente», dice Silvio Testa, «pensate cosa succederà scavando in mezzo alla laguna un nuovo canale come vuole Costa, la prosecuzione del canale dei Petroli che tanti disastri idraulici ha provocati in questo mezzo secolo». Una prova evidente, continua l’esponente del comitato, «su quali siano gli effetti al passaggio di navi di queste dimensioni in laguna». Il comitato annuncia nuove iniziative di protesta per i prossimi giorni e ricorda le migliaia di firme raccolte per vietare il passaggio delle navi in canale della Giudecca. «A due anni dal decreto Clini Passera non si ha notizia di alcuna limitazione», continua Testa, «e giganti del mare come Msc Preziosa e Costa Magnifica continueranno a passare di qua». Il comitato rilancia l’ipotesi del porto passeggeri fuori della laguna, al Lido. Ipotesi alternative presentate negli ultimi giorni da Cesare Ce Piccoli e Duferco Engineering – con la possibilità di mantenere la Marittima – e anche da Luciano Claut e Stefano Boato.

(a.v.)

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MARITTIMA »INAUGURATO IL NUOVO TERMINAL 109-110

Grandi navi, l’attrito continua

Orsoni: «Deciderà la città»

Botta e risposta tra sindaco e presidente del Porto alla cerimonia per la nuova stazione passeggeri

Costa: «Questo luogo è un’eccellenza, resteremo qui anche se le crociere andranno via dal Bacino»

Un gentile dialogo tra sordi. Toni soft, perché nessuno ha inteso rovinare la cerimonia. Masulle grandi navi le posizioni tra Comune e Porto restano distanti. Il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa insiste: «Questo è l’ultimo atto di un progetto avviato negli anni Settanta per portare qui i passeggeri. Adesso la Marittima è un luogo dell’eccellenza, dalle caratteristiche irripetibili. Lo manterremo anche togliendo le navi da San Marco». Il sindaco Giorgio Orsoni sa di parlare a una platea «poco amica», in larga maggioranza operatori e lavoratori del porto. «Vi faccio i miei complimenti», attacca, «e oggi non è giorno di polemiche. Ma le scelte future vanno fatte pensando in grande, guardando alla Città Metropolitana e al recupero delle aree di Marghera. Diciamo no a scelte tecnocratiche, il futuro del Porto va condiviso con la città». Sorrisi, foto e strette di mano. Ieri si inaugurava il nuovo terminal 109-110, altro tassello per accogliere grandi navi in Marittima. Sullo sfondo c’è sempre la questione aperta delle alternative al passaggio davanti a San Marco. Secondo un sondaggio di Vtp «non è il primo problema per la città». Ma il dibattito ormai interessa il mondo. È lo stesso Costa ad ammettere che «si è raggiunto un limite, e adesso bisogna trovare soluzioni». Ma il punto fermo, ribadisce, è che la Marittimanonsi tocca. Luca Zaia, presidente della Regione, è ancora più chiaro. «Parliamo pure di alternative,maa due condizioni: il mantenimento di questa Marittima e la tutela del lavoro. Altrimenti io non partecipo a nessun tavolo. Anzi, toglierei anche le sedie dalle sale riunioni, così si decide prima ». Zaia ricorda come il Porto dìa lavoro a migliaia di addetti, con un fatturato di 363 milioni di euro e 47 compagnie che lavorano nello scalo veneziano. Applausi scroscianti. In prima fila, ad ascoltare il presidente Costa che fa da presentatore, relatore e moderatore, insieme a Zaia ci sono l’assessore alle Infrastrutture Renato Chisso e il presidente egli Industriali veneziani Matteo Zoppas, il presidente del Magistrato alle Acque Daniele e quello del Consorzio Venezia Nuova Mauro Fabris, l’ammiraglio Tiberio Piattelli e una nutrita rappresentanza di forze dell’ordine, il questore, il capo della Digos. Sala strapiena con i lavoratori del porto, i sindacati, le imprese e gli ormeggiatori. Truppe schierate in difesa del nuovo progetto che significa, secondo i vertici dello scalo veneziano, «un punto importante a favore del mantenimentodella Marittima». «Un bel lavoro, hanno fatto un bel lavoro»», continua il sindaco Orsoni, «adesso sarà il Porto a decidere come utilizzare queste strutture.Masul futuro strategico il porto deve raccordarsicon la città e con i suoi strumenti urbanistici in vigore. Cominceremo dalla riscrittura del Piano regolatore portuale». Costa raccoglie alla fine il mezzo ramoscello. «Il suo appello non sarà lasciato cadere», dice, «dobbiamo pensare alla laguna post Mose, nell’ambito della Città metropolitana e del risanamento di Marghera». Sulle decisioni, carte ancora coperte. Oggi nuova riunione interministeriale per parlare dello stato delle alternative. Il sindaco punta su Marghera, altri sulla nuova Marittima in bocca di Lido, fuori della laguna. Ma Costa, ancor più dopo il successo mediatico di ieri mattina, sembra convinto che alla fine l’unica soluzione possibile sia quella di scavare ilnuovo canale. «Occasione», dice, «anche per rimettere a posto la laguna che perde sedimenti». La proposta è quella di realizzare barene artificiale con i fanghi scavati dal Conorta. Ma su questo la battaglia è aperta.

Alberto Vitucci

 

Lavori in corso per il Mose. Il Porto chiede i danni

Costa, Trevisanato e Santi (Agenti marittimi) al Consorzio Venezia Nuova: «La posa dei cassoni ci ha danneggiato». La grana sul tavolo del ministro Lupi

Il Porto chiede i danni al Consorzio Venezia Nuova per aver dovuto «interrompere l’attività a causa dei lavori del Mose». Una vicenda che ha dell’incredibile. Anche perché la richiesta di danni milionaria – con tanto di calcoli al centesimo – è stata inviata da un ufficio dello Stato a un altro. E in copia al ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, che adesso dovrà dirimere l’imbarazzante questione. Tre lettere distinte sono arrivate nei giorni a corsi alla sede del Consorzio Venezia Nuova in Arsenale. Una firmata dalla Venezia terminal passeggeri e dal suo presidente, l’avvocato Sandro Trevisanato, un’altra a fine marzo dal presidente del Porto Paolo Costa, altre due (il 5 e l’8 aprile) dal presidente degli agenti marittimi del Veneto Alessandro Santi. L’accusa rivolta al concessionario dello Stato è quella di aver danneggiato le attività portuali nella fase di posa dei cassoni del Mose nella bocca di Lido. Per questo Vtp chiede di essere risarcita con 676 mila euro. Ma il danno, scrive Costa, «è stato molto più grave e ha provocato guai all’intera struttura portuale». Il presidente del Consorzio Venezia Nuova Mauro Fabris non l’ha presa bene. Non commenta, ma si dice che abbia reagito piuttosto duramente alla richiesta. «Ma come? Proprio Paolo Costa, che del Mose è stato uno dei sostenitori e ben sa i passaggi che sono stati stabiliti per realizzarlo?» Al Porto ha già risposto il Magistrato alle Acque, che come l’Autorità portuale dipende dal ministero delle Infrastrutture. «Il Mose è un’opera strategica di interesse nazionale », ha scritto a Costa, «e i tempi degli interventi erano noti». Sulla questione è già stata indetta una riunione a Roma per le prossime ore. Ma certo non sembra che la richiesta avanzata dai tre soggetti portuali (Trevisanato, Costa e Santi) potrà essere accolta facilmente. «Noi abbiamo una concessione e siamo stati danneggiati », dice il presidente di Vtp. Ma nell’altro ufficio dello Stato obiettano che per interventi straordinari la concessione può anche essere sospesa per qualche tempo, come succede nelle autostrade in caso di lavori urgenti. In ogni caso due dei «poteri forti» della città sono adesso contrapposti l’uno all’altro a suon di carte bollate. Secondo il Porto l’intera attività sarebbe stata danneggiata dai lavori in questi mesi. Tesi sostenuta proprio da Costa, che fu prima come ministro e poi come sindaco uno dei maggiori sostenitori della grande opera alle bocche di porto. Per respingere le critiche di allora – tra cui quelle che il Mose avrebbe danneggiato l’attività del porto – venne anche proposta nel 2002 dalla giunta Costa e adesso costruita la conca di navigazione a Malamocco, che dovrebbe far passare le grandi navi in caso di chiusura delle barriere, una volta che queste saranno state ultimate. Per la cronaca, la conca appena finita è già troppo piccola per le navi di ultima generazione.

Alberto Vitucci

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«Chioggia non è pronta all’arrivo delle crociere»

L’Ascom dà la sveglia alla giunta Casson: servono più servizi per i passeggeri

Il presidente Da Re: prepariamoci ad accogliere i turisti nel migliore dei modi

CHIOGGIA – “Ben vengano le navi da crociera, ma la città deve rifarsi il look in velocità perché adesso non è pronta”. A suonare la sveglia alla giunta Casson perché metta manoal centro storico in tempo per l’arrivo, a primavera 2015, delle prime navi passeggeri è l’Ascom che legge nel debutto dello scalo crocieristico un’ottima opportunità per rilanciare l’economia e creare nuovi posti di lavoro, anche come “zuccherino” per resistere al contraccolpo dell’apertura del centro commerciale. Il 2015 sarà appunto l’anno zero per le crociere, ma sarà anche l’anno dell’arrivo della grande distribuzione che Ascom, con ricorsi e controricorsi di otto anni, ha combattuto fino alla fine. «Il settore crocieristico è una grossa risorsa», sottolinea il presidente Ascom, Alessandro Da Re, «in termini di occupazione, penso ad esempio al servizio di bus navetta per portare i crocieristi in centro a Chioggia o a Sottomarina o in spiaggia, ma anche per l’impatto nel settore commerciale e in quello della ristorazione. Noi abbiamo creduto nel progetto sin dall’inizio e a gennaio faremo partire dei corsi ad hoc per accogliere i turisti nel migliore dei modi, ma ci chiediamo se anche la città sarà pronta». Il riferimento è all’immagine complessiva del centro storico. «L’amministrazione si deve sbrigare a darci il nuovo piano di arredo del centro », precisa Da Re, «i nostri bar sono pronti a investire e si potrebbe fare una convenzione con Fidimpresa per ottenere prestiti agevolati per rinnovare i plateatici.Machi investirebbe mai su un plateatico se poi il mercoledì sera deve smantellare tutto perché il giovedì c’è il mercato e arrivano i camion? Nessuno di noi è contro il mercato, ma servono delle soluzioni “fisiche” diverse e su questo il Comune deve prendere posizione». Il presidente dei commercianti sottolinea la mancanza in centro di panchine, ad eccezione di piazza Vigo, di fioriere e diunarredo urbano degnodi un centro tra i più belli d’Italia. E parlando di centro non si può non toccare il tasto della Ztl. «Noi non siamo mai stati contro la Ztl», spiega Da Re, «ma così com’è non va bene. Siamo favorevoli a un suo riordino a patto però che si dia la possibilità alle attività commerciali di lavorare sette giorni su sette in tranquillità e senza subire danni. Quando c’è la Ztl non ci devono essere auto parcheggiate in Corso come avviene ora e non è possibile che passino mezzi pesanti. Ogni giorno in corso entra un bilico della Coop. Non penso che i camion dei chioggiotti rovinino la pavimentazione e quelli della Coop invece no… ».

Elisabetta B. Anzoletti

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