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Il Comitatone fissa i tempi della decisione. Escluso il terminal fuori dalla laguna

VENEZIA – Per l’approdo favorita ancora la Marittima, divisi Regione e Comune

ZAIA  «Sono contrario al trasferimento del traffico a Marghera»

L’impegno è preso: entro la fine di maggio si conoscerà quale percorso dovranno fare le grandi navi per arrivare ai terminal portuali della Marittima (nel cuore di Venezia) o, eventualmente, di Marghera. La riunione del Comitatone, convocata dal presidente del Consiglio Matteo Renzi (ieri assente) è servita solo a calendarizzare le scadenze che di qui a un mese porteranno alla riunione che porterà ad escludere le navi passeggeri da piazza San Marco. In sostanza, entro il 15 maggio sarà convocato un tavolo tecnico con rappresentanti ministeriali, del Porto e degli enti locali per vagliare le soluzioni che comportano una via differente per arrivare al porto. Escluse, dunque, le soluzioni del terminal portuale in bocca di porto di Lido per la quale erano stati presentati due progetti. Entro il 31, poi, il Comitatone sceglierà quale progetto mandare in valutazione d’impatto ambientale. Che, se darà esito positivo, darà il via libera all’inserimento in Legge obiettivo (già deciso dal Governo quale che sia la soluzione) con lo scopo di avere tempi e finanziamenti certi. Un dato fondamentale per evitare che le compagnie di crociera abbandonino Venezia come porto base preferito nel Mediterraneo e se ne vadano altrove: Atene o Istanbul tra tutte.
Di più non è stato possibile approfondire si è fatto, anche perché la riunione del Comitatone (che non si teneva dal luglio 2011) è durata poco meno di un’ora. Dalle 15 alle 16, dopo era già in agenda il Consiglio dei ministri.
Ricapitolando, restano in piedi il canale Sant’Angelo Contorta, proposto dall’Autorità portuale e condiviso anche dalla Regione e dalla Provincia, il canale retro Giudecca (con ingresso dal porto di Lido, come accade oggi) proposto dal sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti e il ripristino del canale Vittorio Emanuele III, già esistente (era percorso dalle petroliere fino a qualche decennio fa) come proposto dal sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e prospettato inizialmente da Luigi Brugnaro quando era ancora presidente degli Industriali di Venezia.
Quest’ultima proposta ha diviso la posizione di Orsoni dagli altri rappresentanti locali (Paolo Costa, Porto, Luca Zaia e Renato Chisso, Regione, Mario Dalla Tor, Provincia).
«Io ho detto no a nuovi canali – commenta Orsoni – sì all’utilizzo di canali e di strutture esistenti. Non sono pregiudizialmente contro la Marittima, anche se ritengo che trasferire le navi a Marghera sarebbe la soluzione migliore. Scavare e rettificare il Vittorio Emanuele, che è già pronto e navigabile, costerebbe molto meno di qualunque altra opera».
Immediata la replica del governatore Zaia: «L’ipotesi Marghera non la prendiamo in considerazione in quanto preliminarmente bocciata dagli organi tecnici».
Critico anche l’assessore regionale ai Trasporti Renato Chisso: «Il sindaco di Venezia che pretende di sostituirsi all’Autorità Portuale, alla Capitaneria, ai ministri, allo Stato in generale».
Non è stato tenero con lui neanche il Comitato No grandi navi: «Dopo aver sostenuto per oltre due anni, senza avere lo straccio di un progettino in mano, l’ipotesi di un terminal a Porto Marghera, la ha ora abbandonata con un giro di valzer per proporre in Comitatone lo scavo del canale Vittorio Emanuele per raggiungere la Marittima».

Michele Fullin

 

IL COMITATONE A ROMA – Davanti al premier cadono tutte le alternative all’arrivo in Marittima

Grandi navi, restano 3 ipotesi

GRANDI NAVI – IL COMITATONE

NUOVO APPUNTAMENTO – A fine mese si parlerà anche di Legge speciale

ORSONI  «Il Vittorio Emanuele diventa la soluzione più ovvia e credibile»

Il Comune di Cavallino mette il veto sul terminal in bocca di porto del Lido.

De Piccoli avverte: «Non c’è furbizia burocratica che possa metterci fuori gioco»

I punti fissi: Marittima e i tre canali alternativi

Questo Comitatone interlocutorio un risultato l’ha avuto, sia pure in modo non ufficiale: ha scremato l’ampia gamma di proposte alternative con un tratto di penna senza pensarci troppo e ha rimesso in pista l’ipotesi del canale Vittorio Emanuele sostenuta con forza dal sindaco Giorgio Orsoni soprattutto in questi ultimi giorni.
«Sono molto soddisfatto – commenta Orsoni – perché si porta la questione sul tavolo “giusto” e finalmente il Comune è formalmente parte delle decisioni. È passato il principio che le decisioni non passeranno solo per il “loro” tavolo tecnico lasciando fuori gli enti locali».
La posizione di Orsoni resta sempre la stessa.
«Ho detto no al passaggio delle navi a San Marco – continua – no allo scavo di nuovi canali. Sì invece all’utilizzo di canali e strutture portuali esistenti. Per questo il canale Vittorio Emanuele mi sembra la soluzione più ovvia e fattibile in termini di tempo e risorse. Se poi non si vuole andare a Marghera, pazienza, si continuerà con la Marittima. Nel prossimo Comitatone, si parlerà anche di portualità offshore come chiesto dal Porto, ma anche della ripresa dei finanziamenti di Legge speciale e della “sovranità” sulle acque della laguna».
La proposta di un terminal passeggeri in bocca di porto del Lido anche per l’opposizione del sindaco di Cavallino Treporti, Claudio Orazio, non sarebbe stata presa in seria considerazione.
«Per carità – commenta Orazio – quell’alternativa mi pareva già piuttosto bassa nella graduatoria del Governo, mi pare. Intervenire in bocca di porto comporterebbe uno sconvolgimento importante di tutta la zona. Io ho portato a Roma la posizione presa all’unanimità dal consiglio comunale, non la mia».
Cesare De Piccoli, ex viceministro alle Infrastrutture e oggi proponente del progetto per il terminal passeggeri in bocca di porto del Lido, fa spallucce.
«Prendo atto – dice – che il Comitatone ha deciso di aggiornarsi. In assenza di una delibera e quindi di una decisione ci riteniamo nella partita. Ciò che spiace è invece questa continua “esclusione” di questo progetto senza un esame approfondito e sulla base di furbizie. Venezia meriterebbe qualcosa di più, un dibattito meno superficiale».
Per De Piccoli la procedura è sacra e inviolabile.
«Continueremo ad affidarci alla maestà della legge, che si traduce in poche norme: la Legge speciale per Venezia, quella sulle opere pubbliche e quella ambientale. Ci sono poi il decreto Clini-Passera e il pronunciamento del Senato. Non c’è furbizia burocratica che ci possa mettere fuori gioco e trovo risibile – prosegue – nascondersi dietro una presunta volontà di Cavallino per non prendere in considerazione un progetto che “cade” totalmente nel territorio del Comune di Venezia. Inutile – conclude – far finta di non capire: l’unico progetto presentato pubblicamente alla città è il nostro. Credo che la gente si dovrebbe un po’ preoccupare se proprio questo dovessere essere escluso senza neppure un esame nel merito».

 

LA DELUSIONE DI MIRA E CHIOGGIA – Maniero: «Pagliacciata». Casson: «Comitatino»

VENEZIA – I sindaci di Mira e Chioggia si aspettavano di più dal tanto atteso “Comitatone”. Alla fine la riunione è durata meno di un’ora, e per loro non c’è stato spazio.
«Parlerei più di comitatino, che di comitatone – dichiara sarcastico Giuseppe Casson, sindaco di Chioggia – Non sono state ascoltate molte considerazioni», continua Casson, che comunque si allinea con Paolo Costa nel delineare un futuro fosco per la croceristica nel caso in cui non si arrivasse ad una rapida soluzione del problema.
«Costa ha detto che si possono perdere definitivamente le crociere. Ecco – aggiunge Casson – io credo che questa sia un prospettiva realistica e non un prospettiva terroristica, come invece l’ha definita Orsoni».
Il sindaco Casson ha sfruttato la riunione romana anche per ribadire la disponibilità del porto di Chioggia a fare la sua parte nella soluzione del problema del passaggio delle grandi navi a Venezia. «Il nostro porto è un’opportunità per decongestionare il traffico nello scalo veneziano e Delrio ha fatto intendere di avere ben presente questa opzione».
Per il sindaco di Mira, Alvise Maniero, la riunione del “Comitatone” è stata invece una «ridicolaggine», una «pagliacciata». «La sensazione – attacca Maniero – è che sia tutto un baraccone per legittimare scelte già prese. Nonostante questo, siamo riusciti comunque a depositare e far mettere agli atti le nostre richieste, compresa l’opposizione al parere positivo della Via per il terminal offshore».
Maniero racconta che, nonostante il «baraccone», durante la riunione lampo del comitatone ci sono stati comunque dei momenti di tensione. «Ho assistito ad un acceso battibecco tra Costa e Orsoni, un vero e proprio batti e ribatti con attacco e risposta».
Nonostante tutto, il sindaco di Mira promette di portare avanti la posizione del Comune. «Noi non arretreremo di un centimetro. Abbiamo il dovere di partecipare ai lavori, perché ci sono cose che vanno dette e problemi che vanno affrontati. Mira si giocherà fino in fondo il proprio ruolo, ogni soluzione che verrà presa non dovrà prescindere da Vas e Piano Regolatore. Vogliono farci fretta, ma si sta parlando di cambiare la Laguna».

 

No Navi: «Ora mobilitazione»

Testa attacca: «Giro di valzer del sindaco». Cacciari: «Nessuna decisione, buon segno»

«Sull’esito del Comitatone, restiamo in attesa delle comunicazioni ufficiali. Tuttavia, il rinvio a fine maggio può anche essere interpretato come un buon segno, e che la lobby del Porto non è così potente. In questo mese ridaremo voce ai cittadini e prepareremo la mobilitazione del 7-8 giugno. Cruise Venice ha detto che non dovremmo manifestare? Andremo avanti, e mi auguro che il prefetto non mostri il fianco a simili assurdità: negarci l’autorizzazione e imbavagliare la protesta sarebbe un’inaccettabile forma di repressione».
Questo il commento a caldo di Tommaso Cacciari (Centri sociali) alle conclusioni del Comitatone sul tema grandi navi. Rafforzato dalle dichiarazioni di Luciano Mazzolin (Ambiente Venezia), secondo cui «a Roma si devono essere presi una vacanza in vista delle elezioni europee. Un calcolo politico, perché a votare saranno anche le 93mila persone che in rete hanno chiesto l’allontanamento delle navi da crociera, e lo stesso dicasi per i 12mila 500 firmatari della nostra petizione. Auspico che nel tempo disponibile i tecnici incaricati delle verifiche siano veramente indipendenti. Da parte nostra, nemmeno un giorno andrà sprecato. Anzi, ci rivolgeremo alla Corte di giustizia europea affinché si pronunci sui livelli di inquinamento da Pm10 e micro-polveri denunciati lo scorso 28 aprile. E resta inteso che il 7-8 giugno eserciteremo il diritto costituzionale a manifestare».
Silvio Testa (Comitato no navi) si scaglia contro il sindaco Orsoni, «per la sua nuova proposta di scavare il canale Vittorio Emanuele al fine di raggiungere la Marittima. Tutte le ipotesi di entrare dalla bocca di porto di Malamocco comportano il raddoppio del canale dei Petroli e la sua arginatura, mentre quella retro Giudecca è talmente vandalica e priva di sensibilità ambientale da non essere degna di menzione. Unica soluzione è l’estromissione delle grandi navi dalla laguna. E il Comitatone è stato così breve da far pensare che non ci sia stata istruttoria sufficiente per tutte le alternative in campo».
«Orsoni ha espresso una posizione personale e non avallata da Consiglio e Giunta – tuona Andreina Zitelli (Pd centro storico) – Se lui vuole sposare una soluzione che distruggerà la laguna, si confronti con numeri, modelli matematici e valutazioni ambientali. In materia, il Pd deve prendere una posizione chiara».

Vettor Maria Corsetti

 

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