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SANTA MARIA DI SALA. Fatta l’Unione dei comuni del Miranese. Anche Santa Maria di Sala, martedì sera, ha votato statuto e atto costitutivo: era l’ultimo dei sei consigli comunali a mancare all’appello. Ora tutti e sei i parlamentini di Mirano, Noale, Spinea, Salzano, Martellago e, appunto, quello salese, hanno formalmente aderito al progetto, decidendo di dar vita a un nuovo ente.

Il sindaco Nicola Fragomeni canta vittoria: «Abbiamo suggellato la nascita della quarta città del Veneto, con 120 mila abitanti e 150 chilometri quadrati di estensione», afferma «È qualcosa di storico, quello che sta nascendo ricorda a chi pensa al passato o anche solo al presente che così facendo ci si perde il futuro. Noi invece abbiamo guardato oltre».

In un Consiglio tesissimo, iniziato con l’uscita dall’aula di Lista Salese, in polemica per il mancato inserimento in discussione dell’accordo di programma relativo al centro scolastico, si è giunti al voto sull’Unione alla prima votazione, con la maggioranza dei due terzi, contrario solo il Movimento 5 Stelle, favorevole invece tutta la maggioranza e la lista di centrosinistra Civica Insieme. Prologo dell’ultimo nulla osta era stato lunedì, sempre a Santa Maria di Sala, un confronto pubblico sul tema dell’Unione, a cui avevano preso parte tutti i sindaci dei comuni coinvolti e l’estensore del progetto, Paolo Fortin.

Adesso l’Unione di fatto è realtà, anche se tutta da plasmare. Già il 6 maggio, al prossimo incontro sulla Città metropolitana di Venezia con il presidente pro tempore Giorgio Orsoni, i sindaci del Miranese parteciperanno per la prima volta in rappresentanza dell’Unione.

Plaude Michele Celeghin, sindaco di Noale, comune capofila del progetto: «Sei comuni lavoreranno assieme, decidendo strategie comuni per il miglior governo del territorio», afferma, «siamo partiti cinque anni fa da Noale, è stato un percorso lungo di conoscenza, acquisizione progressiva di fiducia. Ora parte la seconda fase, operativa, che metterà le basi per le prime aggregazioni di servizi tra i comuni. Si tratta di una rivoluzione amministrativa. Il Miranese sarà protagonista nei processi formativi dell’area metropolitana e la nostra gente al centro dell’attenzione in ottica non più campanilista, ma aggregativa».

(f.d.g.)

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