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COMUNICATO STAMPA COMITATO OPZIONE ZERO

Il Passante di Mestre, come denunciato da due anni da Opzione Zero, è una immensa voragine di debito pubblico. Quel famoso “debito pubblico” a causa del quale i cittadini stanno patendo insostenibili tagli ai servizi pubblici e alla persona, per il quale le famiglie sono al collasso, per il quale aziende e attività sono sul lastrico.

Ciò nonostante, l’azione suicida della politica locale e nazionale continua sulla strada dell’aumento esponenziale del debito, come nel caso del Passante.

Il Passante è un’opera realizzata con soldi pubblici da ANAS e gestita dalla società pubblica CAV. Lo abbiamo pagato quando è stato costruito; lo abbiamo finanziato con i nostri soldi, tramite mutui con Cassa Depositi e prestiti e BEI; lo stiamo pagando con i salatissimi pedaggi; ed ora lo paghiamo di nuovo con i famigerati project bond, sempre tramite CDP, ossia con il nostro risparmio postale.

È di ieri, infatti, la notizia che CAV farà da apripista in Italia sull’uso di questo nuovo trabocchetto finanziario: CAV venderà dei titoli obbligazionari (project bond) legati al Passante sui mercati finanziari, svendendo un’opera pubblica nostra, per ripagarsi il debito. Ma quei titoli, fino al 50%, saranno acquistati dalla stessa CDP coi soldi del risparmiatori. Insomma ci ri-compriamo un’opera in fallimento, perché non c’è alcun modo di ripianare quel debito destinato a crescere ancora.

Non è bastato il rapporto sul Passante della Corte dei Conti italiana che nel 2011 sollevava gravissimi dubbi su vari aspetti della costruzione e della gestione dell’opera: la mancanza di controlli e di supervisione, un aumento ingiustificato dei costi e la concreta possibilità di infiltrazioni della criminalità organizzata nella concessione dei subappalti.

Non è bastato un bilancio fallimentare di CAV (l’ultimo disponibile del 2012) di oltre 1 miliardo di euro di debito.

Né è bastata l’indagine della magistratura di Venezia, che nel febbraio 2013 ha portato all’arresto di quattro persone, tra cui Piergiorgio Baita, amministratore delegato della Mantovani SpA.

E nemmeno l’esposto presentato dai comitati all’Olaf, l’organo ispettivo dell’Unione europea, che chiedeva di indagare sul prestito di 350 milioni di euro erogato dalla Banca europea per gli investimenti (BEI), tramite Cassa depositi e Prestiti, alla CAV.

Ci chiediamo fino a che punto dovremmo subire questa criminale e perversa spirale, quante altre volte dovremmo pagare un’opera a debito, quanti dei nostri risparmi e dei soldi pubblici dovranno ancora essere risucchiati per salvare progetti falliti, società in odore di bancarotta e speculatori privati, mentre le comunità, i servizi essenziali e le economie vanno in rovina.

 

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