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ECONOMIA Il Tavolo permanente ha messo a punto il dossier che la prossima settimana arriverà in Regione

Porto Marghera, un piano da 3 miliardi per il rilancio

Ultimi passaggi per il Progetto di Riconversione e Riqualificazione Industriale di Porto Marghera (PRRI). La prossima settimana verrà portato in Giunta regionale il dossier definitivo e sarà poi presentato al Ministero dello Sviluppo Economico per l’ultima approvazione. Se ogni cosa andrà nel verso giusto, per Porto Marghera si parla di almeno 3 miliardi di euro di nuovi investimenti. La riunione di ieri del Tavolo permanente su Porto Marghera ha quindi permesso di aggiornare il PRRI, delineando quali saranno le agevolazioni per gli investitori (sia italiani che stranieri), che potranno puntare anche su rilevante contributo pubblico. Soddisfatto l’assessore regionale alla Legge Speciale, Renato Chisso: «Abbiamo finalmente uno strumento operativo per rilanciare Porto Marghera. Presto sarà costituita la nuova società per gestire i progetti». Durante l’incontro, al quale hanno partecipato anche Apv, Sindacati, Confindustria, Provincia e il Comune di Venezia, con l’assessore Farinea e il consigliere Bonzio, sono state illustrate le informazioni per accedere alle agevolazioni e ai finanziamenti statali. In particolare sono stati illustrati il Contratto di sviluppo, che favorisce la realizzazione di investimenti di rilevanti dimensioni, investimenti proposti sia da imprese italiane che internazionali, ma con sede in Italia, per progetti che vanno da un minimo di 7,5 milioni a un massimo di 20 milioni; l’Area di Crisi industriale complessa e infine i Progetti integrati di messa in sicurezza o bonifica e di riconversione industriale. Sono anche stati formati dei «gruppi di lavoro», che coinvolgono tutti i soggetti interessati, con il compito di analizzare dove e come intervenire.
I sindacati hanno nuovamente discusso delle difficoltà presenti nel progetto che l’Oleificio Medio Piave ha per l’area di Vinyls. La loro posizione è che se non arriverà il promesso investimento industriale, le aree dovranno tornare a disposizione. Per Riccardo Colletti, segretario della Filctem-Cgil di Venezia, «non si deve più illudere il territorio, come è successo con la vertenza Montefibre». Proprio gli ex operai della Montefibre hanno dato vita ieri a un presidio fuori dalla sede regionale in via Piave che ha ospitato il Tavolo permanente. Hanno atteso che i «pezzi grossi» uscissero per consegnargli i loro curricula. Ci sono ancora 90 dipendenti senza lavoro. «Sono stati lasciati nella disperazione», sottolinea Davide Stoppa, della Filctem Cgil «Dei 300 posti promessi con la ricollocazione – continua il sindacalista – siamo ancora fermi a zero». I lavoratori sono però allo stremo, a molti la mobilità è finita o è in scadenza, e i tanti corsi di formazione non hanno portato risultati. «Sono senza soldi, vivo alla giornata e ormai vado avanti solo grazie all’aiuto degli amici», racconta Salvatore Esposito, 43 anni e due figlie. «Mi hanno fatto fare 6 corsi per niente», aggiunge Mirko Gangarossa, 30anni e un figlio in arrivo. «A maggio mi finisce la mobilità – continua – e non so proprio come andare avanti». Pericle Michieletto è un esodato e si è adattato a fare il bidello per sopravvivere: «Sono nel limbo. Spero solo di andare in pensione al più presto, altrimenti non saprò come andare avanti».

 

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