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Lorenzo Pesola, lei è architetto e portavoce dell’associazione “Poveglia per tutti”. Che ne pensa del progetto di Luigi Brugnaro per Poveglia: un centro internazionale che cura i disturbi dell’alimentazione?
«Pur non entrando nel merito della proposta, vale la pena di mettere in evidenza un aspetto: quanti nostri concittadini, anche della città metropolitana, userebbero un centro internazionale per i disturbi alimentari? Secondo noi: pochi. Non si sta parlando di un nuovo polo sanitario, che beneficio trarrebbero i veneziani se a Poveglia andassero degli stranieri a fare le cure dimagranti?»
Brugnaro parla di investimenti tra i 20 e 40 milioni per rispettare gli obblighi di restauro, recupero e manutenzione dell’isola. Che ne pensate? Come avreste potuto fare quei lavori in 10 anni?
«Sfatiamo due preconcetti: il primo che siamo contro la partecipazione di buone idee imprenditoriali al nostro processo. Anzi, avremo bisogno di una pluralità di soggetti che, in possesso di buone idee e d’accordo coi nostri 4 punti fondamentali, vogliano investire capitali partecipando alla nostra iniziativa. La logica ci porta a preferire una pluralità di soggetti coordinati poiché, se uno di questi non funziona, il progetto nel suo insieme non debba arenarsi. Le fallite esperienze sulle isole vicine insegnano: se l’attività alberghiera non funziona a San Clemente, tutta l’ isola chiude. Il secondo preconcetto da sfatare è che graveremo sulle risorse del Comune. L’Associazione Poveglia intende invece perseguire strategie che rendano la realizzazione dei propri progetti il più indipendenti possibile dall’andamento dei conti delle istituzioni locali e governative. Sarebbe da cretini in questo momento, in Italia, fare affidamento sui soldi pubblici».
E quindi, come pensate di poter reperire le risorse?
««Abbiamo un organo tecnico dedicato che sta lavorando proprio su questo, ma è prematuro parlarne oggi».
Avete sempre detto che mezzo milione è un prezzo da svendita, Brugnaro però dice che il vero valore lo dà la portata degli investimenti…
«Non crediamo che lui possa includere nella cifra di 513 mila anche gli eventuali investimenti di capitale: non c’è nessuna garanzia che il suo gruppo s’impegni per un secolo a fare quello che dice di voler fare oggi. Mi pare che i veneziani siano un po’ stanchi di promesse non mantenute, anche da parte di gruppi imprenditoriali che in presenza di uno stato indebolito dalla mancanza di soldi, non sono poi costretti a rispettare i patti. Senza voler fare polemica con il nostro contendente, mi limito ad osservare che i lavori di restauro che il suo gruppo aveva promesso di fare alla Scuola della Misericordia, ormai a 5 anni dal contratto di concessione, non si sono ancora materializzati».
Su Poveglia ci sono rigide prescrizioni delle soprintendenze per garantire l’apertura al pubblico almeno 8 ore al giorno per tre giorni la settimana…
«L’esperienza delle isole confinanti dimostra che questi vincoli possono sia cambiare nel tempo che essere difficili da far rispettare. Quanti sanno tra noi che una parte di S. Clemente dovrebbe rispettare gli stessi vincoli? Sappiamo invece che se si prova ad ormeggiare in quell’isola, si viene respinti in malo modo dalla vigilanza privata».
Brugnaro dice: anche io sono veneziano, sebbene sia di Spinea… Che ne pensate?
«Crediamo che questa nostra esperienza abbia contribuito ad allargare la definizione di “veneziano”, io stesso sono un veneziano adottivo e molti nostri iscritti sono in giro per il mondo. Va comunque sottolineato che gran parte dei nostri soci sono quelli che hanno un rapporto abituale con la laguna e con le tante attività che contribuiscono non solo alla sopravvivenza ma anche all’ evoluzione di tradizioni millenarie».
Siete disposti a collaborare con lui?
«Evitiamo anche qui fraintendimenti: la nostra associazione è aperta a tutti quanti vogliano aderire ai nostri 4 punti».

 

IL PROGETTO «Ecco i nostri programmi»

«Chi aderisce al nostro progetto, accetta 4 punti per lo sviluppo e la gestione di Poveglia», dice Lorenzo Pesola, portavoce dell’associazione “Poveglia per tutti”. Ecco dunque i 4 punti: 1) La parte verde dell’isola sarà dedicata a parco pubblico liberamente accessibile e gratuito, e ad orti urbani. 2) La parte edificata dell’isola, che può produrre utili – le cui caratteristiche e limiti etici saranno decisi insieme, in coerenza con questi punti fondanti – servirà a ripagare i costi di gestione della parte pubblica. 3) La gestione dell’isola sarà no-profit ed eco-sostenibile. Tutti gli utili saranno quindi reinvestiti sull’isola stessa. 4) Qualora l’associazione dovesse vincere l’asta, la quota sottoscritta darà diritto a partecipare equamente alle decisioni sulle sorti di Poveglia ma non è, e non sarà da intendersi in futuro, come forma di partecipazione agli utili, né quota azionaria, né fonte di privilegio alcuno per nessun associato.

 

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