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“No Grandi navi” in corteo a Roma

I comitati sfilano alla manifestazione nazionale per l’acqua bene comune. «Stop allo scavo dei canali»

Il pesciolino Nemo prosegue la sua corsa in mezzo ai mari, tra mille avventure e pericoli. È piccolo, ma di certo non si fa intimorire. L’acqua è di tutti, mica solo dei pesci più grossi. È con il simbolo che ormai li contraddistingue, il famoso pesciolino bianco e arancione, che ieri il Comitato No Grandi Navi ha fatto per la prima volta il suo ingresso a Roma, in occasione della manifestazione nazionale per l’acqua bene comune. Appeso sul cofano di un camioncino blu, con un grosso squalo attaccato alle portiere che tenta (invano) di raggiungerlo, il materassino a forma di Nemo ha capitanato il corteo di un centinaio abbondante di persone provenienti da comitati e associazioni venete, come Ambiente Venezia, Opzione Zero, No Autostrade Orte Mestre, Acqua Bene Comune di Padova, Monselice e Belluno. A coronare l’allestimento del camioncino, un grande camino di cartapesta giallo e nero, come quello delle grandi navi. Tra pesciolini, squali, salvagenti, bandiere e le magliette rosse con Venezia in versione di pesce che si mangia una nave crociera, il gruppo veneziano non è passato inosservato e si è distinto per colori, numero e simpatia tra le migliaia di persone che hanno camminato da Piazza della Repubblica a Piazza Navona. Prima dell’appuntamento con gli altri manifestanti i veneti si sono fermati a Porta Pia, sede del Ministero delle Infrastrutture diretto da Maurizio Lupi, per lanciare un messaggio chiarissimo e inequivocabile. Mentre decine di bandiere No Grandi Navi sventolavano davanti alla sede del Ministero, il portavoce Armando Danella, insieme a Tommaso Cacciari, ha ribadito che se il Ministero deciderà di scavare un solo canale in laguna, partirà immediatamente la richiesta all’ Unione Europea di avvio di procedura di infrazione a carico della Repubblica italiana. Una conferenza stampa breve ed essenziale, fatta sulle scalinate dell’edificio, davanti a molte radio e televisioni. In seguito, nel primo pomeriggio, si è raggiunto il corteo che è proceduto in maniera pacifica e allegra, sotto un sole estivo, in mezzo alla musica dei Pitura Fresca e ai vapori colorati dei innocui dei fumogeni. I Nemo veneziani hanno spiegato attraverso gli altoparlanti e dal palco centrale della manifestazione, la loro presenza a Roma, anticipando la giornata di protesta del 7 giugno. «Quali sono le forze politiche in campo? – ha detto Cacciari , che è anche intervenuto dal palco – le manovre che vediamo le possono fare perché l’unico movimento di opposizione siamo noi che abbiamo bloccato già tre volte le Grandi navi. Siamo sbarcati a Roma per essere più visibili e per costruire una rete di presenze per il 7, giorno in cui faremo una protesta ghandiana, ma determinata». Intanto i manifestanti hanno portato avanti un grandissimo striscione con la scritta “Acqua, Casa, Terra e Diritti. Conquistiamo noi i Beni Comuni”, fino in fondo, lasciando da parte la stanchezza. Prevalgono l’allegria e il piacere di stare insieme, nonostante la partenza per la capitale fosse stata alle 5 da Piazzale Roma, alle prime luci dell’alba. Giusto il tempo per un caffè, prima di affrontare sette ore di pullman.

Vera Mantengoli

 

Donella “vecchio” militante veneziano «Questo è un momento decisivo»

Le manifestazioni servono, eccome. Lo dice uno che ne ha fatte più di cento. Quello che manca è forse «la presenza di intellettuali che sostengano i movimenti dei cittadini e un leader politico che abbia la capacità gramsciana di unire le varie voci in un unico coro. Per questo oggi siamo qui. Perché il Comitato No Grandi Navi è uno dei tanti che vuole instaurare un dialogo con gli altri». Armando Danella è giunto anche lui a Roma, perché come molti degli altri presenti, sente di essere davanti a una svolta cruciale. «Dopo anni e anni di lotte – ha detto una delle manifestanti, l’attrice Roberta De Soller – ci troviamo di fronte a un punto limite e siamo consapevoli di essere sul bordo di un precipizio. Se costruiranno un canale allora tutti i nostri sforzi potrebbero essere perduti». È la responsabilità del lavoro svolto che ha portato molti ragazzi ieri a Roma: «Siamo qui – ha detto Silvia Lai – perché stiamo cercando la solidarietà anche di altri gruppi».

(v.m.)

 

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