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QUARTO D’ALTINO «Gli utenti del treno non vogliono pagare una cosa che non hanno chiesto, non hanno voluto e che non funziona». La frase è rivolta contro la decisione della Regione di aumentare il prezzo dei biglietti di corsa semplice del trasporto ferroviario. La dura presa di posizione arriva dal Tavolo dei pendolari del Veneto, di cui fanno parte anche i Comitati pendolari di Quarto d’Altino, del Veneto Orientale e di Salzano-Robegano. «Ecco svelato il mistero di come la Regione finanzia l’orario cadenzato: mettendo nuovamente le mani nelle tasche di chi usa il treno», recita una nota congiunta dei comitati, «lo avevamo detto fin da subito che una rivoluzione non si può fare a costo zero. E, infatti, qualche mese dopo è arrivato puntuale l’aumento dei biglietti, in alcuni casi oltre il 15%. Il Tavolo dei pendolari ritiene inaccettabile questo ennesimo aumento: in altre regioni, vedi la Lombardia, l’orario cadenzato è stato finanziato con risorse aggiuntive messe dalla Regione, non con l’aumento dei biglietti. Ma Zaia e Chisso nel bilancio preventivo della Regione non hanno previsto nemmeno un euro in più oltre al fondo nazionale». Gli aumenti, che non riguardano gli abbonamenti, sono stati motivati dall’assessore Chisso come necessari a coprire i miglioramenti all’orario cadenzato richiesti dai pendolari. Una giustificazione che fa infuriare i comitati. «Dati alla mano il cadenzamento vero non è mai partito, perché il servizio ferroviario da dicembre non copre in modo equo e completo né l’arco della giornata, né tutti i giorni dell’anno e nemmeno tutto il territorio regionale», contrattaccano i pendolari, «in realtà questi aumenti non sono conseguenza delle richieste dei pendolari, ma sono necessari per risolvere le criticità create a suo tempo dalla Regione stessa con l’adozione del nuovo orario. Ancora una volta la Regione smentisce se stessa: l’aumento dei biglietti non incentiva di certo l’uso del treno e non corrisponde ad alcun miglioramento del servizio». Il Tavolo dei pendolari ribadisce infine che «sta ancora attendendo risposte alle istanze di modifica agli orari presentate ad aprile».

Giovanni Monforte

 

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