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LA PROTESTA

di Guido Schirmeyer – Giornalista tedesco residente a Venezia

Caro vicino di casa Paolo Costa, Per la prima comunione ho avuto, come molti ragazzi tedeschi della mia generazione, un orologio di marchio Junghans. A quel tempo non avevo idea che la fabbrica di orologi tedesca producesse spolette per ordigni nel suo stabilimento di Venezia. Ne sono venuto a conoscenza solo dopo quando nel 2012 mi sono innamorato nella mia città natale di Berlino di una veneziana e mi sono trasferito nel suo appartamento nella ex fabbrica, in campo Junghans alla Giudecca. Quando studiavo la storia della Junghans e lo sviluppo della nuova zona in convenzione con il Comune- progetto a mio avviso architettonicamente fallito – mi sono stupito di sapere che i tre attici in suo possesso si trovavano in vendita su Internet. Poi mi sono un po’ impressionato quando ho saputo che i carabinieri stazionano spesso tutta la notte nel vano scale condominiali come scorta di protezione all’ex sindaco e al presidente del Porto. Lei è molto educato e sorride quando l’incontro sotto casa con i suoi figli, ma ho combattuto con me stesso per mantenere un po’ di rispetto per il presidente del porto che è responsabile per il business assurdo delle navi da crociera. Come può un uomo istruito mancare di senso comune e promuovere il puro profitto? Vedo spesso lei e sua moglie con buste di marche costose con i suoi domestici latinoamericani a seguito – naturale, lei è professore d’economia e quindi forse uno shopper oculato. Lei non ha di certo inventato il turismo crocieristico, ben altri sono gli scellerati artefici di questo business vizioso – negli Stati Uniti è al 4,5% e in Europa al 1,5% ma lei vuole navi sempre più grandi. Dopo l’incidente al Giglio, Venezia è l’unica città dove si fa ancora “l’inchino”. Dorme sonni tranquilli sapendo che i vetri tremano nelle case sul canale della Giudecca, che le fondamenta della città si sgretolano come esposto da Anna Somers Cox di Venice in Peril recentemente? Per non parlare della salute delle persone perché studi recenti statunitensi e locali hanno dimostrato chele navi da crociera fanno ammalare. Vorrà anche un’altra porta commerciale a Venezia, come la nuova “Tessera city?” caldeggiata dal suo collega dottor Marchi, vale a dire un altro centro commerciale, seppur firmato dal grande architetto Frank O. Ghery? Lo shopping non rende felici, caro presidente. Anche se in campo Junghans non è più tempo di spolette tedesche, il loro ricordo simboleggia qualcosa di simile: le navi sono bombe a tempo perché hanno il potere di lacerare secoli di storia in un colpo solo. “Vai a quel paese” è lo slogan di battaglia di uno dei suoi supporter che recentemente ha urlato contro il nostro balcone, penibile di avere bandiere “No GrandiNavi”. Questo perché alcuni, anzi pochi, guadagnano cifre stratosferiche – impossibili per chi non possiede un motoscafo a nolo -con il business più nocivo a Venezia. Vorrei solo informarla che lei ha certi individui al suo fianco. Ieri sera ho fatto un sogno divertente: ero, per un giorno, il presidente del Porto di Venezia. Avevo costruito la nave più grande del mondo, lunga tre chilometri. Si chiamava: Gigantissima, con il divertimento più pazzo a bordo e day hospital per lifting! Botox per tutti. Casinò, negozi di maschere e negozi di vetro di Murano e chilometri di centri commerciali con le marche più costose del mondo, ottimi ristoranti e bar con champagne e strip-tease e veri giardini botanici. Poi mi sono lasciato strappare biglietti gratuiti per passeggeri selezionati come lei e ho lasciato andare la nave in un viaggio senza ritorno! Può leggere questa lettera come un addio prematuro, lasceremo la sua casa presto, perché non ci si sente bene a vivere in un clima di pre-catastrofe, al piano di sotto di chi la progetta con imbonimenti condannati da tutta l’opinione mondiale. Abbiamo sbagliato casa ma intanto accendo la radio per ascoltare le parole di Adriano Celentano: “La situazione non è buona”.

 

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