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Convegno al Vega sui nuovi progetti e sulle produzioni “green” già avviate da Eni e altre società

A Porto Marghera ci sono centinaia di ettari di aree industriali inutilizzate che potrebbero diventare un nuovo polo produttivo, non più legato al petrolio e alla siderurgia, bensì ad uno dei settori più promettenti e redditizi del momento. Del resto, Porto Marghera già può contare sulla riconvertita bioraffineria di Eni, sulla nuova tecnologia di oli vegetali per prodotti intermedi di Versalis (Eni), la trasformazione di sementi e prodotti agricoli in olio vegetale di Cereal docks, l’innovativa produzione di biomateriali di Api Plastic e Veritas con il suo Ecodistretto dei rifiuti urbani. A raccontarla tutta, però, ci sono anche esperienze negative in proposito: quella del gruppo chimico Mossi & Ghisolfi che voleva realizzare proprio a Porto Marghera un impianto di biocarburanti di seconda generazione ha poi, davanti alla difficoltà di reperire un’area utilizzabile subito e a prezzi non esagerati, ha rinunciato; poi c’è il caso dell’Oleificio Medio Piave di Treviso che ha presentato un progetto di bioraffineria da 100 milioni (più altri 50milioni per arretrare la banchina sul Canale dei Petroli) ma ha un buco da 80 milioni di euro in bilancio e sta chiedendo al tribunale fallimentare il concordato preventivo. Di «Bio-industry a Porto Marghera» si è parlato ieri nel convegno organizzato al Parco Vega da Confindustria Venezia, Consorzio Venezia Ricerche ed Ente Zona Industriale. «Porto Marghera può rappresentare per Venezia un’occasione di sviluppo significativa, qualificante, sostenibile e proiettata verso il futuro, anche sfruttando l’opportunità del bio» ha sottolineato il presidente di Confndustria Venezia, Matteo Zoppas «ma è necessario investire per formare gli imprenditori sulle nuove tecnologie green e lavorare su burocrazia e condizioni di contesto perché i potenziali investimenti, oggi disincentivati, non fuggano altrove». Dario Bovo, direttore del Consorzio Venezia Ricerche (Cvr) che – malgrado le voci di una possibile chiusura ha ottenuto dall’Europa il finanziamento di 7 nuovi progetti ha sottolineato che l’Europa «nei prossimi sette anni investirà in progetti di ricerca ed impianti pilota circa 3,7 miliardi di euro. Un miliardo di euro sarà destinato a finanziare progetti di ricerca sul programma Horizon2020 e altri 2,7 miliardi finanzieranno progetti dimostrativi e impianti pilota tramite le risorse messe a disposizione di un parternariato pubblico privato tra imprese, centri di ricerca e la Commissione Europea. Si stima, per il 2020 in Europa, un mercato di prodotti e servizi biobased di circa 200 miliardi di euro e la creazione di un milione di posti di lavoro tra il 2010 e il 2030». L’assessore Alfiero Farinea, che doveva partecipare alla tavola rotonda sulla «Valorizzazione delle biomasse» prima di abbandonare il convegno (per partecipare all’ultima giunta comunale) ha detto che il Comune «ha già imboccato con determinazione la strada della Green Economy, e in particolare la Bioindustry». Pesa, però, il vuoto politico creatosi negli ultimi dalle indagini sulla corruzione legata al Mose e non solo; mail sottosegretario al ministero dell’Economia, Pierpaolo Baretta , ha assicurato: «Non fermeremo i processi innovativi industriali che puntano su Porto Marghera, il Governo dialogherà a questo scopo con la Regione Veneto».

Gianni Favarato

 

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