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Gazzettino – Effetto Mose su Valsugana e Spv

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

17

giu

2014

BASSANESE – Sulle due opere in project financing si appuntano i sospetti degli amministratori locali

Effetto Mose su Valsugana e Spv

Ferazzoli (Unione Montana) scrive al premier sulla statale 47: «Accantonare il progetto, ci pensi lo Stato»

I SOSPETTI – Sulle opere regionali in project financing cala una cappa di dubbi e sospetti. Dopo lo scandalo del Mose, i sindaci temono di sentire puzzo di bruciato su altre grandi opere previste nel territorio. Prima tra tutte, la Nuova Valsugana. Luca Ferazzoli, dell’Unione Montana, a nome dei sindaci valligiani ha scritto a Renzi.

CHIAREZZA – Serve fare luce, scrive Ferazzoli, perchè le opere in project sono ormai nel mirino. E ricorda un fattore poco chiaro: ci fu un progetto condiviso da Anas e enti locali, che venne cestinato dalla Regione per imporre il project financing. E gli enti locali, che dovevano venire consultati sul nuovo progetto, non vennero mai sentiti.

BASSANO – (Cs) Con tutto quello che è uscito dal vaso di pandora del Mose, la presa di posizione di Luca Ferazzoli e dei sindaci valligiani è più che comprensibile. E si appaia alle richieste di verifiche e chiarezza sulla Pedemontana.
Le indagini hanno detto (il che dovrà venire ratificato dalle sentenze) che c’era un “sistema”. Sacrosanto verificare che quei meccanismi venuti alla luce non fossero estesi a grandi opere in costruzione o programmate.
I sospetti, peraltro, sono giustificati perchè per anni i sindaci del territorio hanno rivendicato il loro ruolo: dovevano essere sentiti dalla Regione, sulla Valsugana, ma sono stati bellamente snobbati. Per la nuova statale 47 (per la Spv è più difficile, visto che è in costsruzione) ora parte la richiesta a Matteo Renzi di metterci una pezza. Non potrà fare i miracoli, il premier, ma un po’ di chiarezza sì.

APPELLO AL PREMIER – Ferazzoli scrive a Palazzo Chigi: «Non giudichiamo, ma ora tutti i project financing regionali vanno controllati»

CI PENSI LO STATO – Va bene il progetto condiviso a suo tempo. Va realizzato con i fondi pubblici, senza pedaggi

PROGETTO DA 1,7 MILIONI – Finì nella legge obiettivo ma fu poi vanificato dal project. Dubbi
molto legittimi

DA MATTEOLI A CHISSO – Il ministro: «Non ci sono soldi». L’assessore: «Enti locali bypassati»

«Caro Renzi, Valsugana senza sospetti»

La bufera scatenata dall’inchiesta sul Mose potrebbe avere ripercussioni anche sulla Nuova Valsugana. I nuovi sindaci dei comuni della Valbrenta, riuniti a Palazzo Guarnieri, hanno trovato un’intesa sul problema della viabilità e chiedono l’intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, confidando che lo Sblocca Italia possa portare allo Sblocca Valsugana, non con il contestato progetto del project financing, promosso dalla Regione Veneto, bensì con il progetto a suo tempo condiviso da tutti gli enti interessati e senza pedaggio.
«Non è mio compito giudicare, né prendere posizione in merito alle azioni della magistratura – scrive a Renzi e al Governatore Veneto Luca Zaia il presidente dell’Unione Montana Valbrenta, Luca Ferazzoli, a nome anche dei sindaci di San Nazario, Valstagna, Campolongo, Solagna, Pove e Cismon – ma pare evidente che tutti i project financing promossi dalla Regione Veneto debbano essere oggetto di attenta valutazione in relazione al fatto che alcune strutture amministrative e alcuni soggetti risultano a vario titolo indagati nell’ambito dell’inchiesta sul Mose, a Venezia, e che proprio a causa di tali indagini il Presidente della Regione Veneto ha revocato all’assessore Renato Chisso il proprio referato».
«L’ammodernamento della statale 47 della Valsugana è opera assolutamente indispensabile per lo sviluppo dell’economia locale e per la vivibilità della Valle del Brenta – ricorda a Matteo Renzi il presidente Ferazzoli – e quindi a nome dell’Unione Montana Valbrenta e dei sindaci chiedo che lo Stato, come da accordi pregressi con gli enti interessati, si faccia carico del completamento e ammodernamento della statale Valsugana, da realizzarsi senza l’imposizione di alcun pedaggio a carico degli utenti; che tale opera debba essere eseguita sulla scorta del progetto preliminare redatto dalla Provincia di Vicenza e condiviso dall’Anas e da tutti gli enti locali interessati, costato oltre 1.700.000 euro; che tale progetto debba essere migliorato in fase di progettazione definitiva ed esecutiva con la risoluzione delle gravi problematiche presenti in località San Marino, in comune di San Nazario e valutando, rispetto al preliminare, una nuova uscita a sud in conformità delle nuove esigenze sorte con la realizzanda superstrada Pedemontana Veneta».

UNA STORIA DI QUINDICI ANNI «La Regione impose un tracciato diverso e non sentì mai i sindaci»

VALBRENTA – Ferazzoli, nella sua lettera, riassume al presidente Matteo Renzi tutta la vicenda sulla statale Valsugana, partendo dal 1999, quando «Regione, Provincia di Vicenza, Anas, Comunità Montana e comuni di Bassano e della Valbrenta avevano sottoscritto un protocollo d’intesa per l’individuazione del tracciato definitivo della variante della ss 47 «prioritariamente con l’ipotesi di costruzione di due o più gallerie in sinistra brenta tra Rivalta e Pian dei Zocchi, Pove del Grappa e raccordo con la Tangenziale est di Bassano del Grappa. Sulla scorta di tale protocollo è stato redatto un progetto preliminare condiviso da tutti, costato circa 1,7 milioni di euro e finanziato dalla Regione, Provincia e Anas». L’intervento venne inserito nella Legge Obiettivo. La Regione, però, nel 2009 approvò una «Proposta di finanza per la progettazione, costruzione e gestione dell’itinerario della Valsugana Valbrenta – Bassano Ovest – Superstrada a pedaggio, presentato dalle società Impresa Pizzarotti & C. spa, Ing. E. Mantovani spa, Cis Compagnia investimenti sviluppo spa. Cordioli spa», con un’ipotesi di percorso interamente in destra Brenta e pertanto difforme dal Protocollo d’intesa già sottoscritto, che provocò una dura reazione da parte di tutti gli enti interessati: I quali ottennero l’approvazione di una risoluzione del Consiglio Regionale Veneto che imponeva l’ubicazione del tracciato in sinistra Brenta, conformemente a quanto concordato con il protocollo d’Intesa. I comuni, per evitare la realizzazione di una strada a pagamento, si attivarono anche con l’allora Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, per ottenere la realizzazione dell’opera da parte dell’Anas, ma il ministro informò che non c’erano disponibilità finanziarie e pertanto il Progetto di Finanza regionale proseguì il suo iter. La Giunta Regionale, nel gennaio 2010, nominava la Commissione per l’esame delle proposte presentate e nelle premesse di tale deliberazione si leggeva che in «ogni caso, prima dell’esame da parte del Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti (Nuuv) della Regione Veneto della proposta prescelta per l’eventuale dichiarazione del pubblico interesse – ricorda Ferazzoli, – l’assessore alle politiche delle Mobilità ed infrastrutture sottoporrà l’analisi del tracciato agli enti locali interessati dallo stesso. Ma l’assessore preposto, Renato Chisso, non ottemperava alle indicazioni della Giunta e nonostante varie sollecitazioni, anche mediante la Presidenza della Regione, non ha mai sottoposto il tracciato individuato dalla Commissione esaminatrice prima dell’inoltro dello stesso al Nuuv».
La Giunta regionale nel dicembre 2011, nonostante la richiesta di un confronto da parte delle amministrazioni locali, ha approvato, a maggioranza, la dichiarazione di interesse pubblico dell’opera e il progetto ha ottenuto l’approvazione della Commissione tecnica di Verifica dell’impatto ambientale (Via regionale) e recentemente ha ottenuto il parere favorevole della corrispondente Commissione statale.R.L.

SUPERSTRADA PEDEMONTANA – Il Covepa: «Chiarezza sulla Spv. Uno spreco di risorse sottratte a strade utili e a basso costo»

BASSANO – Dopo il Mose, occhi puntati sulla Superstrada Pedemontana. Diversi detrattori del progetto Spv chiedono infatti che sia fatta chiarezza anche sulle presunte irregolarità della grande infrastruttura che attraversa il Bassanese, e sono pronti a scommettere che proprio questa sarà al centro di un nuovo capitolo dell’inchiesta sulla tangentopoli veneta aperta dai magistrati di Venezia.
E mentre in diversi cantieri compresi tra Marostica e Mussolente, in questi giorni, si continua a lavorare a pieno regime, dal Covepa arriva un nuovo pesante attacco col portavoce Elvio Gatto: «Le supposte necessarie opere realizzate con soldi esclusivamente pubblici e incontrollabili – attacca – possono essere messe sotto inchiesta, verifica e se necessario fermate. Pedemontana Veneta è una di queste, pilotata dall’inizio da Adria Infrastrutture. Con quello spreco di denaro di opere sempre in lievitazione di costi si sarebbero fatte strade utili e a basso costo. E alcune di queste, come la Gasparona, sono esistenti e gratuite, ma vengono abbandonate e doppiate da superautostrade nuove e a pedaggio».
Ai vertici regionali vengono attribuite le responsabilità di aver dato numerosi e immotivati vantaggi ai proponenti dei progetti di finanza, che sarebbero salvi da ogni rischio di impresa, spostato nelle spalle della collettività: «Zaia, che per anni ha avuto l’assessore Chisso come uomo di fiducia, deve dare le dimissioni per palese incapacità amministrativa e di controllo, nella migliore delle ipotesi – aggiunge il portavoce Gatto – anche se l’inchiesta della magistratura non è finita. Lui conosceva bene il sistema Baita sui project financing, a cui spesso si aggiungeva la richiesta di un commissario straordinario governativo come quello di Spv, che adempiva a multipli scopi: segretezza documentale, progettuale e finanziaria, arbitrarietà di motivazione della «Grande opera», informazioni ai media, ricatti politici e amministrativi alle comunità locali, espropri immotivati e forzati, copertura dei buchi economici, fantasiose dichiarazioni ai ministeri, scellerati patti con sindacati, associazioni politicizzate come la Coldiretti o i cavatori, distruzione e impoverimento di aziende agricole fertili, creazione di «aree strategiche» volute dalla Giunta regionale».
Al governatore del Veneto viene chiesto infine di bloccare gli espropri per la Pedemontana che sono in corso in questi giorni, in attesa che venga fatta maggiore chiarezza.

Giovanni Guarise

 

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