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L’agenda segreta del Mose

Mazzacurati: la contabilità delle dazioni in un libretto cifrato

Tutti i segreti del Mose sull’agenda di Mazzacurati

Il drammatico interrogatorio al presidente del Consorzio Venezia Nuova

Il pm: «Lei ha la contabilità di questi soldi?» Risposta: «Ho un libretto di appunti»

VENEZIA – Arrestato il 12 luglio 2013, l’ingegner Giovanni Mazzacurati viene interrogato quattro giorni dopo, dai pm Paola Tonini e Stefano Ancilotto. Lo assistono gli avvocati Alfredo Biagini e Giovanbattista Muscari Tomaioli. È un confronto drammatico. L’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova cerca di eludere le risposte, si rifugia in continui non ricordo. Ma i pm lo incalzano, hanno prove circostanziate, decine di riscontri sulle cifre erogate. Gli chiedono dove teneva la contabilità che non gli è stata trovata in ufficio. Mazzacurati ammette di avere «un libretto con dei riferimenti, delle annotazioni diciamo di tipo simbolico». Insomma un’agenda segreta che solo lui riusciva a decifrare. I suoi avvocati lo consigliano di consegnarla. Nel successivo interrogatorio del 29 luglio l’ingegnere porterà la documentazione e farà i nomi di Meneguzzo, Tremonti, Spaziante, Milanese, Galan, Bergamo, Orsoni, Cacciari, Giuseppone, Mazzi (in riferimento alla Technital), Matteoli, Martinat. E si spalancherà la tangentopoli veneta (avvertenza: domande e risposte sono sintetizzate). D. Quando lei ha un problema a Roma da chi va? R. La persona alla quale mi riferisco è il dottor Gianni Letta. Questo non toglie che quando era ministro delle infrastrutture Matteoli, mi abbia fatto dei favori e io ho corrisposto finanziando la campagna elettorale. D. Direttamente o tramite qualche imprenditore romano? R. Direttamente. D. Ha corrisposto somme di denaro? R. Sì. Un ordine di grandezza di 400-500 mila euro negli anni dal2009 al 2012-13. D. Lei ha una contabilità di tutto questo? R. No. Tengo degli appunti… Come per il magistrato alle Acque, per esempio abbiamo avuto un presidente, una signora Piva che ci ha dimostrato subito una pesante ostilità e noi l’abbiamo corretta con soldi. D. Scusi, lei ha detto che ha appunti di tutto ciò. R. No… ho detto… non so se ho fatto capire questo, io non ho tenuto un elenco preciso. D. Come faceva, a memoria? R. Quella non è più… D. Appunto, com’è possibile che non abbia la contabilità di tutto ciò? R. Cercavo di tenere degli appunti a memoria… D. No, guardi, a memoria è impossibile. Ci teniamo la contabilità per i conti di casa, figuriamoci per una situazione di questo tipo. Lei ce l’ha sicuramente. Cos’è questo libretto? R. Questo è un libretto in cui ho degli appunti. Questo qui è l’ultimo, quindi c’è scritto poco. Degli appunti con dei riferimenti anche che.. con notazioni di tipo simbolico che non.. D. Ci mostri un pagina, vediamo se la comprendiamo. R. Capisco che è difficile farsi credere, però io potrei tentare di ricostruire al 90%…perché questa è diciamo la risposta alla domanda che soldi ho dato. D. Da dove venivano i soldi? R. Da dove è la cosa più semplice, perché la stragrande maggioranza provenivano dall’ingegner Baita… D. Meglio sarebbe che lei consegnasse la contabilità. R. Non ho la contabilità D. Non le credo. Non può essere che lei, o una persona di sua fiducia, non abbia la contabilità di tutto questo. La partenza di una sua chiamiamola collaborazione sarebbe consegnare la documentazione. Avv. Biagini,. Ingegnere, se lei ce l’ha gliela deve dare. R. Io non ce l’ho. D. Ci pensi bene, perché è stato perquisito e non le è stata trovata. Lei lo sapeva già? R. No, nessuno è venuto a dirmi che sarei stato arrestato. D. Magari non in modo così esplicito, ma che si sarebbero stati controlli o perquisizione della GdF. Vedo che lei si rivolge sempre al suo difensore… R. Se lei me lo chiede vuol dire che ha degli elementi… D. L’elemento chiave è che non le è stato trovato nulla. R. Se fossi stato avvisato … ma mi avete trovato…. D. Abbiamo trovate lei ma non le sue carte. Noi abbiamo raccolto dichiarazioni di chi veniva a consegnarle i soldi e vedevano che lei aggiornava, faceva conti. Non è che la gente veniva a portarle centinaia di migliaia di euro e si fidava solo della sua memoria. R. Non è contabilità tradizionale… Possiamo ricostruirli. D. No, no, lei li deve consegnare, ha capito? R. Però devo renderli intellegibili. Faccio un tentativo. D. No, non è un tentativo. Basta prendere le carte e portarle, ha capito? Basta chiamare la persona cui le ha date e dire: «dammele indietro che le devo esibire».

Renzo Mazzaro

 

L’INCHIESTA – Cuccioletta confessa di aver preso i soldi

Confessate le mazzette al Magistrato alle Acque

Cuccioletta avrebbe ammesso sia lo stipendio annuo di 400 mila euro che la maxi-tangente

Domani Federico Sutto e Luciano Neri al Tribunale del riesame. Lunedì tocca a Chisso

VENEZIA – C’è più di un avvocato della difesa a far la fila da lunedì scorso davanti alla porta dei pubblici ministeri Stefano Ancilotto e Stefano Buccini (la terza, Paola Tonini, è in ferie per alcuni giorni). Tra i 35 indagati, chi in carcere chi agli arresti domiciliari, c’è più di qualcuno che vorrebbe imitare il sindaco di Venezia: sono intenzionati a parlare per ottenere la scarcerazione e addirittura l’uscita dall’inchiesta prima possibile. Il primo che ha scelto la collaborazione è l’ex presidente del Magistrato alle acque Patrizio Cuccioletta; interrogato negli uffici giudiziari di piazzale Roma, a Venezia, lunedì pomeriggio, ha parlato per più di tre ore:che abbia collaborato non c’è più dubbio, visto che il pm Ancilotto ha secretato il verbale. Ha confermato, presumibilmente, viste le accuse, di aver percepito addirittura uno stipendio annuo di 400 mila euro e di aver incassato in un colpo solo 500 mila euro, finiti nel conto di una banca svizzera intestato alla moglie. In cambio, dal 2008 al 2011, quando c’era Cuccioletta al Palazzo dei X Savi, controlli addomesticati sui lavori del Mose e nessuna segnalazione di irregolarità. «C’è una battuta, dottoressa, che girava allora, se non si offende la faccio: basta portare là anche la carta igienica usata che te la firmano» racconta del Magistrato alle acque Pio Savioli, di dirigente del Consorzio Venezia Nuova, al pubblico ministero Paola Tonini. E Piergiorgio Baita aggiunge che i presidenti del Magistrato erano «a libro paga». Si racconta un altro episodio, che gli inquirenti hanno seguito attimo per attimo grazie alle intercettazioni: il 19 maggio 2010 il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan organizza un convegno a Venezia; Cuccioletta, che si trova in vacanza a Malaga (Spagna), intendendo assolutamente partecipare all’evento, si accorda (come riferisce Flavia Faccioli nella telefonata a Mazzacurati) per avere a spese del Consorzio un aereo privato per recarsi a Venezia e nella stessa serata rientrare nella località spagnola. «Mazzacurati ha un profondo debito di riconoscenza nei confronti di Cuccioletta, che gli ha consentito in totale arbitraria autonomia, in assenza di qualsivoglia controllo, la costruzione del Mose e la gestione degli oltre cinque miliardi di euro stanziati in quel momento dallo Stato» scrivono i pubblici ministeri nella loro richiesta di custodia cautelare. Domani, intanto, seconda udienza del Tribunale del riesame presieduto dal giudice Angelo Risi: due le posizioni importanti che verranno prese in esame, quelle di Luciano Neri e di Federico Sutto, coloro che avrebbero avuto il compito di consegnare le tangenti, anche di considerevoli cifre. Lunedì 23 giugno, inoltre, i magistrati del Tribunale hanno predisposto un’udienza speciale, in cui prenderanno in esame ben otto delle 35 posizioni degli indagati, sono quelle del dirigente regionale Giuseppe Fasiol, dell’imprenditore di Chioggia Gianfranco Boscolo Contadin, dell’imprenditore vicentino Roberta Meneguzzo, del commercialista di Padova Paolo Venuti e di quello veneziano Francesco Giordano, dell’ex presidente del Magistrato alle acque Maria Giovanna Piva. Infine, venerdì 27 saranno presi in considerazione tra gli altri i ricorsi presentati dagli avvocati dell’assessore regionale di Forza Italia Renato Chisso, del suo segretario Enzo Casarin, dell’ingegnere del Consorzio Maria Teresa Brotto, dell’ex amministratore delegato di Autostrada Venezia Padova Lino Brentan, dell’architetto veneziano Dario Lugato e del dirigente regionale Giovanni Artico.

Giorgio Cecchetti

 

L’INTERVENTO – E se fosse nata una nuova loggia P5?

di Alessandro D’Angelo – Brigadiere capo della Guardia di Finanza in congedo

Solo un network del malaffare può sapere tutto di tutti e gestire le informazioni per arrivare alla corruzione. Impossibile che in un sistema così non ci sia una vera regia

I fatti di questi giorni, le notizie di corruzione di pubblici ufficiali di ogni rango, fanno sorgere fondati dubbi sulla esistenza di una regia o, meglio, di una Spectre (per dirla con Ian Fleming) dietro gli innumerevoli episodi di corruzione che attanagliano il nostro Paese. Voler limitare la corruzione a semplice contrattazione tra le “parti” (ovvero costruttore corruttore e generale fellone) non spiega, purtroppo, le innumerevoli e oscure dinamiche dietro a quello che sembra apparire come un singolo reato, al più collegato ad altri per mera connessione geografica. Quando porto il mio cane a spasso e questi ne incrocia un altro, prima si annusano e poi decidono se scodinzolare o attaccare. Voler riportare questo ragionamento ai fatti del Mose appare arduo, ma non assurdo, anche se non si può certo dire che tra corrotto e corruttore vi sia unsemplice “annusamento”. Però, c’è un però. Questi manager, per quanto potenti, non potevano, nel modo più assoluto, da soli essere in grado di tessere una tela così fitta come viene raccontata dai giornali, pur essendo nella ovvia condizione di conoscersi facilmente l’uno con l’altro. L’annusamento, insomma, non basta. Appare improbabile che essi siano stati in grado, da soli, di corrompere un così alto numero di altissimi funzionari pubblici. Non per i soldi, ovviamente, ma per la oggettiva difficoltà, di sapere chi corrompere (e piegarlo, quindi, ai propri scopi) e chi non avvicinare per non rischiare di essere da questi denunciato. Ora, di generali in grado di dare informazioni la Guardia di Finanza ne è piena, ma solo uno, a quanto emerge, si è reso disponibile. Come hanno fatto a scegliere la persona giusta senza correre il rischio di essere denunciati? E il giudice della Corte dei Conti? Il vicequestore? Il Magistrato alle acque? Un assessore Regionale? L’ex presidente della Regione? E tutti gli altri che stiamo scoprendo? Ecco che solo un network del malaffare in grado di sapere tutto di tutti (soprattutto sulle persone che “contano”) poteva gestire le informazioni da dare a questi “manager”, soprattutto con riguardo all’atteggiamento che “chi di dovere” avrebbero assunto di fronte a un tentativo di corruzione. Questo ci porta a considerare un’altra questione: qual è il collante che li tiene uniti? Il semplice interesse per i soldi? Un ricatto? La ricerca di potere fine a se stesso? Credo che solo una “nuova loggia P5” (come ultimamente è giornalisticamente in uso definire vere e proprie associazioni per delinquere finalizzate agli scopi suddetti), tutta da scoprire, possa gestire queste informazioni e riunire un così alto numero di funzionari pubblici “a disposizione” della causa comune su tutto il territorio nazionale, considerati gli intrecci che stanno emergendo. L’accordo tra corrotto e corruttore altro non è che la sintesi del “pactumsceleris” di chi sta alla cabina di regia. Se fossi ancora in servizio e a disposizione dei magistrati inquirenti è lì che andrei a cercare.

 

Baratta: «Quella commissione l’ho solo proposta»

Gentile Direttore, nell’articolo “Lo scandalo che travolge la politica”, a firma di Alberto Vitucci, comparso ieri sul suo giornale, si fa riferimento alla commissione di esperti internazionale nominata per l’impostazione dello studio di impatto ambientale e lo sviluppo della procedura di impatto ambientale per il Mose. Si fanno affermazioni che per il tono e per il contenuto impongono una netta precisazione. a) Innanzitutto la commissione non fu “nominata dal Ministro Baratta” ma solo proposta, e solo dopo discussione e approvazione in Comitatone nominata dal Presidente del Consiglio dei Ministri; essa era presieduta dal Prof. F.J. Boudeaux, Presidente del Comitato Scientifico dell’Agenzia Europea dell’Ambiente; 2) non fu nominata in uno stanco e distratto “pomeriggio estivo”,ma il 1° febbraio del 1996; 3) all’art. 4 di quel decreto si diceva che “Alla liquidazione degli oneri … e alle spese di viaggio e soggiorno degli esperti, provvede il Ministero dei Lavori pubblici – Magistrato alle acque…”. Al maggio dello stesso anno lasciai il ministero per subentrato nuovo governo e ministri. Debbo aggiungere, per informazione del lettore, che in quel periodo si cominciava a discutere sull’opportunità di mettere a carico delle stesse imprese proponenti (in questo caso del Cvn) tutti o in parte gli oneri istruttori per la procedura di valutazione di impatto ambientale. Una siffatta norma attualmente governa l’ordinamento.

Con viva cordialità

Paolo Baratta

 

IL FUTURO – Consorzio, in arrive un commissario

PRIMO PASSO PER TORNARE NELL’ALVEO DELLA LEGGE ORDINARIA

Consorzio, il governo nomina il commissario?

Il 9 settembre 2013 Palazzo Chigi stanziò 973 milioni per la prosecuzione del sistema Mose

VENEZIA Il governo Renzi intende commissariare il Consorzio Venezia Nuova, che è al centro dell’inchiesta della Procura di Venezia sul caso Mose? L’ipotesi è stata lanciata ieri da Il Sole 24 Ore: per il quotidiano di Confindustria questo sarebbe il primo passo di un percorso finalizzato a riportare la società che si occupa della realizzazione delle opere di salvaguardia della laguna, di cui è presidente da un anno l’ex sottosegretario Mauro Fabris (già Dc, Ppi, Cdu, Ccd, Cdr e Udeur), nell’alveo di una legge ordinaria (o al più di una legge speciale), abbandonando così quella legge Obiettivo che avrebbe permesso al Cvn di elargire finanziamenti e di affidare cantieri senza gare pubbliche. La prospettiva di un commissariamento non è stata commentata ieri dai vertici del Consorzio Venezia Nuova. Va detto però che un intervento pesante dell’esecutivo sembrerebbe contraddire quello che solo domenica è stato anticipato dal presidente dell’autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone. «I centodieci articoli del decreto anticorruzione», ha spiegato Cantone, «non comprendono formalmente il Mose, ma non lo escludono a priori. Al momento non dovrebbe essercene bisogno, ma ci sono comunque alcune misure che possono essere certamente estese anche ai cantieri delle dighe mobili». Va ricordato che già da tempo Franco Miracco, per 15 anni responsabile delle relazioni esterne del Cvn, poi portavoce di Giancarlo Galan in Regione, ora assessore alla Cultura del Comune di Trieste, sostiene la necessità della nomina, da parte del governo, «di un commissario al vertice del Consorzio perché c’è da gestire una delle più grandi opere in Italia. Dev’essere una persona capace, com’è accaduto per la Parmalat e per l’Ilva». Certo che è Palazzo Chigi ci penserà bene prima di assegnare nuovi stanziamenti al Mose. L’ultimo finanziamento venne deliberato il 9 settembre 2013, al termine della quinta seduta del Comitato interministeriale per la programmazione economica del governo Letta. Quel giorno il Cipe, convocato anche per accelerare i lavori dell’Expo, assegnò circa 973 milioni di euro, derivanti dalla legge di stabilità 2013, per la prosecuzione del sistema Mose. La legge di stabilità per il 2014 ha invece stanziato risorse per il riavvio del sistema Mose «sino alla sua completa e definitiva realizzazione». Sono pertanto previsti finanziamenti di 200 milioni per il 2014; di 100 milioni di euro per il 2015; di 71 milioni di euro per il 2016; di 30 milioni di euro per il 2017. Infine i parlamentari di Sel Giulio Marcon, Alessandro Zan, Serena Pellegrino e Filiberto Zaratti hanno presentato una proposta di legge per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta (dieci deputati e dieci senatori) sul Sistema Mose e sulle attività del Consorzio.

 

Stop alle società participate

La Regione approva in commissione il divieto di costituire nuove controllate

VENEZIA – Stop alle società partecipate regionali. Con il voto in commissione Affari istituzionali (astenuti Caner e Pettenò) la Regione si appresta a votare in aula il progetto di legge presentato da Costantino Toniolo (Ncd). Il progetto prevede che agli enti pubblici regionali, ivi comprese le aziende sanitarie e le amministrazioni controllate dalla Regione, non sia più consentito costituire società e detenere partecipazioni in società, salvo espressa autorizzazione da parte della Giunta regionale in ragione dell’accertata convenienza economica della partecipazione. «Dopo la legge per regolare il funzionamento e limitare le spese della società partecipate direttamente dalla Regione – spiega Toniolo – ora interveniamo sulle partecipate degli enti regionali. La proposta fa seguito ad una serie di normative approvate nell’ultimo anno e volte alla riduzione delle spese, all’introduzione di trasparenza e meritocrazia nella macchina regionale. Le società partecipate dagli enti regionali, come Arpav, Iov, Istituto Zooprofilattico, Esu, Ater, Enti Parco, Comunità montane, Consorzi di Bonifica e Veneto Agricoltura, sono circa un’ottantina, senza contare quelle partecipate dalle ULSS. E’ indubbio – conclude Toniolo – che, qualora questo progetto di legge venisse approvato dall’aula consiliare, per la Regione vi sarebbe un buon ritorno economico in termini di minori costi diretti ed indiretti ». Saluta con favore il via libera in commissione anche Diego Bottacin, consigliere regionale di Verso Nord: «Questo progetto di legge va benissimo, l’ho firmato e l’ho votato in commissione. Ma ora all’igiene segua la bonifica». Il consigliere chiede che la stessa logica valga anche per le società regionali: «Teniamo solo quelle che risultano davvero indispensabili. Tutti gli Enti parco possono essere raggruppati in uno solo, tutte le Ater possono diventare un’unica agenzia e Veneto Agricoltura va’ chiusa, giusto per fare qualche esempio». La «deforestazione» dell’albero delle partecipate, dunque, sembra prendere forma anche sotto la spinta delle ripetute discussioni sull’opportunità o meno di conservare l’attuale proliferazione di società partecipate. Giusto poche settimane fa, per mettere ordine alle partecipate di Veneto Agricoltura, in larga parte in perdita, la Regione stessa ha provveduto ad incaricare Veneto Sviluppo di proporre un progetto di valorizzazione e dismissioni delle partecipazioni non strategiche. Adesso il progetto di legge Toniolo è destinato ad approdare in aula, dove è atteso dopo la pausa estiva.

 

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