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l’inchiesta – Cuccioletta: Mazzacurati sceglieva i collaudatori

Cuccioletta: «I collaudatori? Li sceglieva Mazzacurati»

Sistema Mose, l’ex presidente del Magistrato alle acque: «Ero imbarazzato, ma accettai 200 mila euro all’anno e la promessa di alcuni milioni». Intanto agli arresti domiciliari Sutto, Neri e Boscolo Bacheto

VENEZIA L’ex presidente del Magistrato alle acque Patrizio Cuccioletta parla e non solo dei soldi che ha incassato, ma anche di come il Consorzio Venezia Nuova faceva il bello e il cattivo tempo negli uffici del Palazzo dei X Savi dove avrebbe dovuto comandare lui e, soprattutto, chiarisce ai pubblici ministeri Stefano Ancilotto e Stefano Buccino, che lo hanno a lungo interrogato lunedì, che i collaudatori del Mose, «erano quasi sempre scelti da Giovanni Mazzacurati: in realtà le nomine le facevo io ma su indicazione e pressione di Mazzacurati con alla fine un’effettiva coincidenza tra il soggetto controllato e colui che nominava il collaudatore; una delle ragioni di tali nomine era il fatto che da tali persone dipendeva o, comunque, anche da loro, la continuità dei finanziamenti dal Consorzio » si legge nel verbale depositato ieri dal rappresentante della Procura ai giudici del Tribunale del riesame e agli avvocati della difesa (da sottolineare che i collaudatori del Mose in questi anni si sono messi in tasca ben 26 milioni di euro). E nel tardo pomeriggio di ieri, il presidente del Tribunale Angelo Risi, dopo che per un’intera giornata le parti avevano discusso i ricorsi ha depositato in cancelleria i dispositivi grazie ai quali entrambi gli stretti collaboratori di Mazzacurati Federico Sutto, difeso dall’avvocato Gianni Morrone, e Luciano Neri, difeso dall’avvocato Tommaso Bortoluzzi, sono usciti dal carcere per andare agli arresti domiciliari, come l’imprenditore chioggiotto Stefano Boscolo Bacheto, difeso dall’avvocato Antonio Franchini, mentre per l’avvocato romano Corrado Crialese, che era agli arresti domiciliari, è stato firmato il provvedimento che gli proibisce il divieto di dimora nel territorio della regione Veneto. Infine, l’imprenditore romano di «Condotte d’acqua » Stefano Tomarelli resta in carcere. Le motivazioni di queste decisioni si potranno conoscere tra alcuni giorni e la prossima udienza davanti al Tribunale del riesame è prevista per lunedì 23 giugno. Nei verbali dell’interrogatorio di Cuccioletta depositati dai pubblici ministeri ci sono numerosi omissis, nascondono quelle persone e quegli appalti sui quali gli inquirenti dovranno indagare ancora e proprio per questo devono rimanere coperti nomi e circostanze. «Quando tornai a Venezia nel 2008 a ricoprire il ruolo di presidente del Magistrato alle acque (c’era già stato per altri tre anni prima che fosse nominata a quel posto Maria Giovanna Piva)», riferisce Cuccioletta ai due magistrati veneziani, «l’ingegnere Mazzacurati mi disse che mi avrebbe corrisposto una somma di circa 200 mila euro all’anno e che alla fine del mio mandato mi avrebbe consegnato un riconoscimento ammontante ad alcuni milioni di euro. Io, imbarazzato accettai, e sin da subito iniziai a ricevere un paio di consegne di denaro all’anno effettuate dai suoi più stretti collaboratori. Ricordo in particolare che presso la mia abitazione si recarono tre volte il signor Neri tra il 2008 e il 2009 e successivamente il dottor Sutto tra il 2010 e il 2011, portandomi in contanti le somme promesse». «Corrisponde al vero il fatto che all’interno del Magistrato alle acque lavorassero dipendenti del Consorzio» conferma Cuccioletta, dopo che ne avevano già parlato Mazzacurati e Savioli. Infine, l’ex presidente inguaia chi l’aveva preceduto in quella carica, anche se Maria Giovanna Piva è finita anche lei già in carcere con la stessa accusa, quella di corruzione. Cuccioletta, infatti, sostiene di aver avuto il sentore che anche lei percepiva consistenti tangenti da Mazzacurati.

Giorgio Cecchetti

 

Il consorzio un nido di vipere, pagavano solo Baita e Coveco

L’interrogatorio di Mazzacurati svela il ruolo di Letta, Mazzi e lo scontro fra aziende

«La Technital pratica prezzi assurdi». «Lo sponsor politico di Cinque era Matteoli»

VENEZIA Il 29 luglio 2013, nel secondo interrogatorio dopo l’arresto, l’ingegner Giovanni Mazzacurati comincia a dipanare l’ingarbugliata matassa dei rapporti tra le imprese del Consorzio Venezia Nuova. È lo spaccato di un nido di vipere. Incalzato dai pm Paola Tonini e Stefano Ancilotto, Mazzacurati fa emergere il ruolo di Gianni Letta, la cui amicizia con Mazzi esonera l’impresa veronese dal pagamento delle tangenti. Fatto che fa imbufalire Baita. In compenso tutti devono passare sotto le forche caudine di Technital, studio di progettazione che impone «prezzi assurdi ». Per non parlare dell’impresa di Erasmo Cinque, un romano che rinvia ad Altero Matteoli, in Ati con Mantovani nella bonifica di Porto Marghera e nell’Expo. Ha il 5% ma non fa nulla. Incassa e basta.
R. La prima persona di cui voglio parlare è il dottor Gianni Letta. Mi ha portato da lui il presidente Galan. Poi Letta mi ha portato da Berlusconi. Ho avuto moltissime richieste da lui ma nessuna essenziale.
D. Cosa intende per richiesta essenziale?
R. Che comportassero dazioni di denaro. Mi chiese se potevo risolvere un problema all’ingegner Lunardi condannato a risarcire un milione e mezzo di euro. L’idea di Letta era di dargli un incarico che comportasse il pagamento. L’opera era la circonvallazione di Cortina: Baita aveva pensato di farne un project e si accordò con Lunardi sulla parcella.
D. Come raccoglievate i soldi?
R. Gli importi erano molto diversi. Per esempio Mazzi, all’inizio pagava poi nel 2003 ha smesso con le rimesse.
D. Perché a lui è stato consentito di smettere?
R. Diceva che non voleva correre rischi, che non aveva bisogno di altri soldi o di favori.
D. Ingegnere, quando Baita ha acquistato la quota di Impregilo nel Consorzio, lei gli ha fatto un discorso molto chiaro: c’è un accordo che dovrai rispettare, per ogni tipo di lavoro che fai devi retrocedere una certa somma. La cosa non era lasciato al buon cuore.
R. È vero… Alla fine noi prendevamo soldi solo da Baita e dal Coveco.
D. Sa se Baita e Mazzi si conoscevano?
R. Si conoscevano benissimo, però non avevano buoni rapporti. Si parlavano nel direttivo del Consorzio.
D. Avrà avuto il sospetto che si controllassero l’un l’altro.
R. Certo, Baita voleva sapere come mai Mazzi non tirava fuori i soldi.
D. Non sa se Mazzi era particolarmente legato a qualche politico e per questo poteva permettersi di non pagare?
R. Può darsi. Mazzi è una vecchia impresa, ho un ottimo rapporto con loro…
D. Lei sa se Mazzi conosce il dottor Gianni Letta?
R. Sì, molto bene.
D. La famiglia Mazzi controlla Technital?
R. La famiglia Mazzi è padrona di Technital, anche se non ufficialmente, c’è un sistema di scatole cinesi.
D. I soci del Consorzio si sono mai lamentati di Technital?
R. Continuamente. Technital è una società di ingegneria molto buona, però ha dei prezzi assurdi.
D. Costi che tutti definiscono fuori da ogni logica di mercato. Lei come rispondeva?
R. Sono intervenuto ma il vecchio Mazzi si sentiva legittimato a fare così perché si riteneva un po’ il fondatore del Consorzio.
D. Non ha mai pensato di proporre ai soci di rivolgersi ad altri progettisti?
R. Sì,ma ad un certo punto è prevalsa la necessità di finire in fretta la progettazione.
D. Lei ha detto che quando ha un problema va a Roma da Gianni Letta.
R. Sì, vado da Gianni Letta.
D. Poi dice che c’è un rapport di quasi amicizia tra la famiglia Mazzi e Gianni Letta.
R. Senza quasi.
D. Dopo di che dice che alcune imprese del Consorzio restituiscono una percentuale significativa in relazione ai lavori svolti, ma la società Technital nonostante abbia avuto dei pagamenti…
R. Non ha mai dato una lira.
D. Gli altri soci una spiegazione ce l’hanno e molto precisa. Lei non coglie il nesso? Noi abbiamo sentito e ascoltato…
R. Gente inferocita.
D. L’ingegner Baita dice che lo consideravano un bancomat: c’era un’emergenza e lui anticipava….
R. Devo ammettere che il peso di Mazzi è molto superiore a quello di Mantovani , non per la quota ma probabilmente dovuto alle amicizie e ai rapporti… Poi c’era Erasmo Cinque, entrato nel Consorzio aggregandosi a Matteoli. Un personaggio discutibile, titolare della Socostramo, che ha stretto un legame molo solido con Baita. Non ha un’impresa, fa solo affari di compravendita, come fosse un’azienda commerciale. Baita e Cinque hanno molti interessi in comune, per esempio i lavori a Milano..
D. L’Expo?
R. Baita ha preso l’Expo con un fortissimo ribasso, ma è un lotto strategico per cui ha un po’ in mano la situazione. Il rapporto con Cinque è molto importante per Baita. Io non ho molta stima di Cinque… mentre, nonostante non sempre andiamo d’accordo, riconosco a Baita capacità importanti.
D. Chi fa i lavori di bonifica a Marghera?
R. Fa tutto Baita, dall’ideazione all’esecuzione. È un tecnico molto bravo.
D. Perché allora si rapporta con questo Cinque, se è come dice lei?
R. Non lo so.
D. Scusi, chi è lo sponsor politico di Cinque?
R. Matteoli.
D. I lavori di bonifica di Marghera da che ministero sono stati pagati?
R. Dal ministero dell’Ambiente.
D. Il cui ministro all’epoca era…?
R. Era coso, sì.. . Matteoli. Sì, però sono stati pagati dalle Infrastrutture, con l’influenza del ministero dell’Ambiente, è vero.
D. Lei sa che nell’Ati Mantovani- Cinque, Socostromo ha il 5%.Ma ha fatto lavori per il 5% o per zero?
R. Lì nessuno tiene i conti…
D. Quindi è un 5% pagato a Socostramo, che è Erasmo Cinque, il cui referente è Matteoli. Nel resto d’Italia i soldi per le bonifiche vengono dati con gara d’appalto pubblica, qui a Marghera viene evitata la gara d’appalto dandoli al concessionario unico. È esatto?
R. Esatto.
D. Concessionario unico che poi affida i lavori a Mantovani, è esatto?
R. Esatto.
D. Mantovani che si prende in Ati un socio per l’esecuzione, il quale non fa nessun lavoro. È esatto?
R. Assolutamente.

Renzo Mazzaro

 

Claudia Minutillo: «Eravamo onnipotenti il sistema mazzette ci sembrava normale»

«Eravamo onnipotenti, far girare le tangenti ci sembrava normale, il sistema, le mazzette, le buste con i soldi, ci sembrava una cosa normale». Lo afferma Claudia Minutillo (nella foto) in una intervista a Fabio Tonacci de «la Repubblica»: l’ex segretaria di Giancarlo Galan, già presidente della Regione Veneto, finita sotto inchiesta per le tangenti legate al Mose ha confermato quanto dichiarato ai magistrati nel suo interrogatorio. E aggiunge: «Siamo immersi in un sistema di corruttela troppo strutturato, troppo consolidato, nella pubblica amministrazione e nella magistratura, nella corte dei Conti e nei Tar fino anche al Consiglio di Stato e ovunque funziona così. Se vuoi i lavori pubblici devi fare queste cose. Tant’è che i ricorsi per le gare li vinceva chi pagava di più». Alla domanda su come si sente oggi, Claudia Minutillo risponde: «Né vittima né carnefice, sono uno dei tanti ingranaggi». L’ex segretaria di Galan è stata arrestata il 28 febbraio 2013 e dopo un lungo silenzio ha deciso di raccontare tutto il sistema ed ha patteggiato i suo conto con la giustizia. «Ci sentivamo onnipotenti, sì ma non sono una ‘tangentara’, nè la dark lady descritta dai giornali, concentrati solo su dettagli stupidi e privati. Sono stata trattata in modo sessista dai media, solo perché sono una donna. Avevo potere solo perché Galan mi usava come filtro, dovevano tutti passare da me per avere un appuntamento . Poco prima di andarmene mi ero accorta di un certo andazzo», dice a proposito dei rapporti fra Galan, Baita e il Consorzio Venezia, «ma non posso entrare nei dettagli, c’è un’indagine in corso». L’arresto è stato per lei una «liberazione: sapevamo da tempo di essere indagati, ce lo aveva detto Baita».

 

«Stop a Consorzio e concessione unica»

Italia Nostra a Roma chiede anche una commissione che valuti i lavori sulle dighe mobili

VENEZIA Lo scioglimento del Consorzio Venezia Nuova e la fine del concessionario unico per le opere di salvaguardia in laguna. Una moratoria dei cantieri in corso. La nomina di una commissione d’indagine di esperti «terzi» che valuti lo stato effettivo dei lavori del Mose e anche il modo in cui essa sta venendo realizzata, esaminando anche le possibili criticità – dal funzionamento delle cerniere all’uso dei materiali – già emerse in alcune occasioni. Perché il sospetto è che se numerose irregolarità sono state commesse nell’uso dei fondi per la realizzazione dell’opera – come sta accertando l’inchiesta in corso della Procura veneziana – questo possa essere avvenuto anche per quanto riguarda aspetti tecnici e uso dei materiali legati al progetto di dighe mobili. È quanto chiede al Governo la sezione veneziana di Italia Nostra che ha convocato ieri a Roma un incontro-stampa sul tema «Mose, malaffare, che fare? », proprio per fare il punto della situazione dal fronte dell’associazione ambientalista che da anni si batte contro la realizzazione dell’opera. Era presente il presidente Lidia Fersuoch, il consigliere Cristiano Gasparetto ed esperti come Andreina Zitelli, Luigi D’Alpaos e Armando Danella, che da anni seguono la questione Mose. Perplessità sono state invece espresse da Italia Nostra riguardo allo scioglimento del Magistrato alle Acque disposto dal Governo dopo l’inchiesta Mose, perché uomini e strutture che lo componevano sono rimasti gli stessi, assegnato al Provveditorato alle Opere Pubbliche, mentre è sull’organizzazione del lavoro e non sulla soppressione di un’antica istituzione che andrebbero accesi i fari. Per quanto riguarda inoltre la gestione della laguna e del suo territorio, si chiede inoltre il passaggio di competenze dal Ministero delle Infrastrutture e quelli dei Beni Culturali e dell’Ambiente e un ruolo riconosciuto del Comune di Venezia e degli altri Comuni di gronda nella gestione delle opere che li riguardano. Chiesta anche una revisione del progetto Mose, che non garantisce la reversibilità prevista dalla legge. Annunciata anche la presentazione di un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale e sottolineato come l’Unesco,, nel convegno mondiale in corso a Doha abbia dato allo Stato italiano tempo fino al 2016 per risolvere le criticità di Venezia: dal passaggio delle grandi navi in laguna ai flussi turistici incontrollati. (e.t.)

 

Mose, Fabris a Renzi: «Disposti a tagli, ma no a commissariamenti»

VENEZIA. Il Consorzio Venezia Nuova è «disponibile a porre in essere tutte le attività necessarie» per portare a termine il Mose, ma ha dato parere negativo all’ipotesi di un commissariamento della struttura. Lo afferma il presidente del Cvn, Mauro Fabris, che ha scritto al premier Matteo Renzi una lettera in questo senso. «Fin dal primo momento in cui, la scorsa estate, la nuova governance del Cvn si è insediata, producendo necessaria discontinuità con il passato – afferma Fabris – ci siamo posti il problema di un profondo rinnovamento, con il nuovo direttivo che ha dato ampio mandato al nuovo direttore Hermes Redi di procedere a una complessiva riorganizzazione del Consorzio». Fabris ricorda la recente convocazione a un tavolo di confronto con il Governo presso il Ministero delle Infrastrutture «per discutere quali opportune iniziative intraprendere, come l’eventuale rinnovo della governance e la possibile ulteriore riduzione dei costi finali dell’opera, oltre ad ogni altra attività che si renderà necessaria per mettere a riparo il Mose dalle conseguenze delle inchieste in corso. Abbiamo preso impegno di formulare una proposta, che presenteremo nei prossimi giorni. Allora, alla domanda se fosse intenzione del Governo prendere in considerazione l’ipotesi di commissariamento, la risposta è stata negativa. Ciò detto – conclude Fabris – ci rimetteremo alle decisioni del Governo».

 

Galan: il 25 giugno la mia difesa

Il deputato di Fi si presenterà in Giunta per l’autorizzazione a procedere

ROMA Scandalo Mose: Giancarlo Galan, deputato di Forza Italia, ex ministro della Cultura e governatore del Veneto dal 1995 al 2010, sarà ascoltato il 25 giugno dalla Giunta delle autorizzazioni della Camera dei deputati, chiamata a decidere sulla richiesta di arresto formulata dalla Procura di Venezia nei confronti dell’ex ministro. La conferma arriva dal presidente Ignazio La Russa (FdI) e da Mariano Rabino (Sc) relatore del caso: «Abbiamo preso atto che Galan intende presentarsi in Giunta mercoledì prossimo alle ore 13 ed esercitare il suo diritto alla difesa. In questi giorni si procede nell’analisi della documentazione pervenuta a tutti i colleghi», spiega Mariano Rabino (Sc). «La documentazione è stata davvero utile, è una inondazione di documenti perché tutte queste informative della polizia giudiziaria, i verbali degli interrogatori e delle intercettazioni sono spesso conferma documentale di ciò che è evocato nell’ordinanza del Gip. Finora la Giunta delle autorizzazioni a procedere è venuta a conoscenza di una parte nel caso esaminato, cioè l’accusa rappresentata dalla procura della Repubblica di Venezia. Spetterà ora al deputato azzurro dimostrare che da parte dei magistrati ci sia fumus persecutionis nei suoi confronti » conclude Rabino. David Ermini, avvocato e deputato di Firenze del Pd, ritiene che ci siano le condizioni per arrivare al voto entro il 4 luglio per consentire poi alla Camera di votare l’autorizzazione a procedere prima delle ferie di agosto. Anzi, a sentire il presidente La Russa, l’assemblea di Montecitorio si può esprimere il giorno dopo il voto della Giunta, dipende solo dall’ordine del giorno deciso dalla presidenza dell’Aula. Insomma, non si sta perdendo tempo. «Stiamo seguendo lo stesso iter che ha portato all’arresto di Genovese, è evidente che il gruppo Pd darà un’indicazione di voto a favore della richiesta di custodia cautelare di Galan, ma il nostro ruolo non è quello di istruire un processo parallelo ma di valutare se esiste o meno il fumus persecutionis. A giudicare dalla relazione fatta in aula dal collega Rabino mi pare ci siano tutte le condizioni per dare il via libera alla richiesta del Gip di Venezia, nel rispetto dei 30 giorni previsti dal regolamento. Sto leggendo come tutti i miei colleghi i documenti ricevuti dalla Procura e sono profondamente amareggiato, deluso e disgustato da quanto emerge dall’inchiesta del Mose», conclude Ermini. Ieri in Giunta ha «debuttato» Laura Garavini al posto di Davide Zoggia: il deputato veneziano ha fatto un passo indietro per evitare gli evidenti «conflitti di interessi» legati al caso Mose. Quanto all’onorevole Galan, sta ultimando le due memorie difensive: una da depositare in Giunta prima della sua audizione e l’altra in procura a Venezia. Al momento, riferiscono i suoi legali, i magistrati veneti non hanno ancora fissato una data per la deposizione, richiesta dallo stesso Galan.

 

Mose, altri tre ai domiciliari

Lasciano il carcere dopo quindici giorni Sutto, Neri e Boscolo Bacheto

Inchiesta sulle tangenti per il Mose, il Tribunale del Riesame ha disposto gli arresti domiciliari per Federico Sutto, Luciano Neri (entrambi stretti collaboratori di Mazzacurati) e il chioggiotto Stefano Boscolo Bacheto.

 

i lavori continuano

Malamocco, oggi varo del primo cassone

bocca di porto

Oggi il varo del primo cassone a Malamocco

Condizioni meteo ottimali in laguna, gli interventi del Mose proseguono a pieno ritmo

VENEZIA Intanto i lavori del Mose vanno avanti. Inizia questo pomeriggio l’operazione di varo del primo cassone della barriera del Mose alla bocca di porto di Malamocco. Intorno alle 14 il cassone di spalla, in movimento all’interno del cantiere già da ieri, verrà calato in acqua tramite il syncrolift e verrà agganciato al mezzo speciale che lo trainerà e lo affonderà nello scavo predisposto lungo il canale di Malamocco. L’operazione è eseguita in fase lunare di “quadratura”; ovvero di minima escursione di marea (“morto d’acqua”) e di condizioni meteo ottimali. L’affondamento, infatti, avviene nel periodo di inversione della marea, quando la corrente è quasi nulla. Il cassone cala alla velocità di 40 centimetri al minuto e raggiunge il fondo marino dopo una discesa di circa un’ora. Il movimento viene controllato con tolleranze inferiori al centimetro. Inizia così tutta la fase di installazione dei 9 cassoni (7 di alloggiamento e 2 laterali, di “spalla”) previsti per la barriera di Malamocco. Le operazioni di posa necessitano di specifici sistemi di ancoraggio in più punti che costituiscono intralcio e pericolo per la navigazione, pertanto è necessario interdire temporaneamente il traffico nell’intera area della bocca di porto, in relazione alla difficoltà di manovra del cassone in galleggiamento. Il provvedimento di interdizione totale è limitato a poche ore, circa tre, a partire dalle 15 circa di giovedì pomeriggio, durante il primo lasso di tempo successivo al varo: è importante garantire la sicurezza della navigazione salvaguardando nel contempo la sicurezza del personale e dei mezzi impegnati nelle operazioni di varo. A partire dalle 18 circa di oggi, l’entrata e l’uscita dal Porto di Venezia di tutte le navi che ne hanno chiesto l’autorizzazione avverrà attraverso la conca di navigazione. Le attività connesse alla posa in opera di tutti i 9 cassoni si svolgeranno in più riprese nel periodo compreso tra giugno e novembre 2014 e sono programmate tenendo in debita considerazione le condizioni meteorologiche.

 

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