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E la dark lady accusò Chisso «Tu non conti più niente»

INTERCETTATI «Non va bene, stai perdendo consenso»

PARTITA SANITÀ «Sulle Asl sei uscito come lo sconfitto perché non sei riuscito a mettere Ruscitti»

PARTITA STRADE «Giorgio vuol capire se sulle tue deleghe hai abdicato a un certo ruolo»

MESTRE – Strade e sanità: l’assessore regionale alle Infrastrutture perde smalto. Si fa surclassare da Vernizzi e Zorzato e non garantisce più corsie preferenziali, commesse sicure, pedine giuste al posto giusto. A essere preoccupato è il patron di Mantovani Piergiorgio Baita. Lo spiega a Renato Chisso, Claudia Minutillo: è l’8 gennaio del 2013, verso mezzogiorno. Il loro incontro nell’ufficio di lei è ascoltato dai militari delle Fiamme Gialle.
«Si preoccupa anche Giorgio dal punto di vista utilitaristico. Perché io ho anche dell’affetto per te. Ma Giorgio dice: vorrei capire se Renato ha abdicato a un certo ruolo…, se ha deciso di non farsi valere nemmeno su quelle che sono le sue deleghe perché almeno mi regolo anch’io come muovermi». Lo scambio di battute fra i due è nervoso. Minutillo incalza: «La voce ormai gira e tu devi riflettere sulle cose, mi devi ascoltare, non t’incazzare. Ma tu stai perdendo consenso politico. Se alcune persone di riferimento si rendono conto che non vengono più da te su problematiche che interessano le tue deleghe ma vanno da altri, vuol dire che non sei più considerato». Una vera e propria paternale quella di Minutillo a Chisso che pare non essere più in grado di tutelare la squadra Mantovani-Cvn. Cinquanta giorni dopo verrà arrestata insieme a Baita, William Colombelli e Nicolò Buson. Chisso a distanza di 18 mesi. Sul tavolo la SR10, Tangenziali Venete, Pedemontana: Chisso non sta facendo abbastanza. L’ex segretaria di Galan sbotta: «Ormai lo sanno anche i muri che Vernizzi (amministratore delegato di Veneto Strade, ndr) ha fatto l’accordo e si è rinfrancato per il rapporto stretto tra lui, Zorzato e Degani. E la gente non va più dall’assessore Chisso a chiedere le cose… Va da Vernizzi e Zorzato (vice presidente Giunta regionale, ndr)».
Chisso: «Va bene e dopo?»
Minutillo: «Va bene un cazzo! Non dire va bene!».
Chisso: «Dopo? Questa qua l’ho capita, dopo?».
Minutillo: «Un’altra partita. Sui giornali ti hanno dato come sconfitto perché sui direttori generali delle Asl non è andato Ruscitti (l’ex segretario regionale alla Sanità, che avrebbe incassato una “parcella” da 200mila euro da Coveco-Cvn, ndr)».
Chisso. «E allora?».
Minutillo: «Però lì non hai messo niente, non ci sei. Hai tentato con Razzi (?) e l’hanno mandato a Feltre, che cazzo ce ne facciamo di là noi da Feltre».
I dialoghi che seguono sono a tratti incomprensibili perché Claudia Minutillo utilizza il “disturbatore” che Baita le ha imposto dopo essere venuto a conoscenza di essere intercettati.
Parlano di Mestre. Chisso: «Il mio candidato era Ruscitti, l’ho tenuto duro fino a una settimana prima. Zaia mi chiama, qua Renato, qua Ruscitti non passerà, semmai o facciamo guerra totale o facciamo un accordo. Mi fa: io metto un uomo mio però lo metti in mano tua e fai quello che devi fare. Va bene basta che non sia Dario, Claudio Dario e a me va bene Dal Ben (nuovo direttore generale Ulss 12, ndr)». E prosegue: «E mi va bene Dal Ben. Però dico mi serve anche un uomo che (incomprensibile) che su Mestre non faccio la figura del peracottaro. Quindi avemo Mirano e Mestre bono?».
Minutillo: «Quello che ha preso il posto di Rossini a Mirano?»
Chisso: «Sì Gumirato (nuovo direttore generale Ulss 13, ndr). Lo devo vedere all’una». (m.a.)

 

MOSE E DINTORNI Finanza in Regione Veneto. E la Procura di Venezia lancia l’allarme: sommersi da lettere anonime

Minutillo e Baita, nuova indagine

L’ex segretaria di Galan e il manager sotto inchiesta a San Marino per riciclaggio. Sequestrato mezzo milione

IL FASCICOLO – L’inchiesta è stata aperta sulla base dell’indagine della Procura veneziana. Anche San Marino indaga (per riciclaggio) sugli affari di Piergiorgio Baita e Claudia Minutillo.

GLI ACCERTAMENTI – Finanza e carabinieri ancora a caccia di documenti negli uffici della Regione Veneto. E la Procura lancia un appello: niente denunce anonime, finiscono nel cestino.

Nuovi guai per l’ex segretaria di Galan, Baita e Colombelli: sotto inchiesta per riciclaggio nell’antica repubblica. Sequestrato mezzo milione di euro

EFFETTO VALANGA – L’indagine prende le mosse dal fascicolo aperto a Venezia

PRELIEVI LAMPO – Bonifici alla “cartiera” contanti esportati pochi giorni dopo

Minutillo indagata a San Marino

Mezzo milione di euro sotto sequestro e l’accusa di riciclaggio. Mentre la dark lady dell’inchiesta sul Mose cerca di rifarsi un’immagine in Italia rilasciando interviste in cui vuole apparire come una sorta di vittima stritolata nell’ingranaggio infernale delle tangenti, dopo l’arresto e il patteggiamento a Venezia di un anno e 4 mesi, pena sospesa, altri guai giudiziari le arrivano dalla Repubblica di San Marino. Claudia Minutillo, ex segretaria di Galan ed ex ad di Adria Infrastrutture società satellite della Mantovani, è stata iscritta nel registro degli indagati dai magistrati sanmarinesi insieme a William Colombelli e Piergiorgio Baita con la contestazione a vario titolo anche di appropriazione indebita e concorso in fatture false. L’inchiesta prende le mosse da quella condotta dai colleghi veneziani, denominata Chalet, che a fine febbraio 2013 portò in carcere i tre, insieme a Nicolò Buson, l’allora responsabile amministrativo della Mantovani: frode fiscale l’accusa, e l’ipotesi che l’ingente movimentazione di denaro a seguito di operazioni inesistenti generata da Baita & c, nelle banche all’ombra del Titano, fosse finalizzata alla creazione di una provvista di soldi fantasma per pagare le mazzette in mezza Italia. La prova provata poco più di un anno dopo con la grande retata dello scorso 4 giugno in laguna, con gli arresti eccellenti di 35 persone. Grandi accusatori Baita, Giovanni Mazzacurati, padre padrone del Consorzio Venezia Nuova, finito ai domiciliari nel luglio scorso, e appunto Minutillo. Secondo gli inquirenti veneziani il sistema collaudato per la creazione di un “fondo cassa” nascosto ai controlli da destinare alle dazioni illecite per ottenere appalti e favori passava proprio per San Marino. E qui infatti, dove l’emissione di fatture per operazioni inesistenti ha ottenuto rilevanza penale solo dal 2010, che operava la Bmc Broker di Colombelli che a Baita fu presentato da Minutillo, con la quale oltre agli affari condivideva anche un rapporto sentimentale.
Un ufficio, un computer, una stampante, una segretaria: eppure la Bmc riceveva da Mantovani bonifici da centinaia di migliaia di euro per consulenze tecniche di altissima specializzazione nei più svariati ambiti. Gli investigatori delle Fiamme gialle hanno ricostruito oltre 400 versamenti per un ammontare complessivo di circa 17 milioni di euro ai quali seguivano quelli che sono stati definiti “prelievi lampo”. Vale a dire che alcuni giorni dopo l’accredito sul conto bancario, passava Colombelli a incassare. Come il 10 febbraio 2010 quando Mantovani versò a Bmc presso la Banca commerciale sanmarinese 677.671,85 euro e l’indomani passò Colombelli a ritirare il contante che lui stesso o Minutillo provvedevano a esportare in Veneto. E Colombelli e signora avrebbero incassato la loro quota parte creando nel 2005 a San Marino la finanziaria Infrastrutture sa, società anonima ad oggi liquidata e radiata, versando ciascuno 772.550 euro per un capitale sociale complessivo di un milione 545mila euro. Società che almeno all’apparenza non ha mai operato e che in pieno regime di blocco dei pagamenti della Bcs (ora acquisita da Asset Bank) è riuscita a ottenere il trasferimento di 1 milione e 200mila euro. Era il 15 dicembre 2011.

 

RICORSO RESPINTO – Tomarelli (Condotte) resta in carcere

IN REGIONE – Carabinieri e Finanza ancora al lavoro negli uffici. Sotto esame pc e altre carte

SCANDALO MOSE E la crisi travolge alcune figure di spicco del Comune: Agostini torna a comandare i vigili

Una pioggia di denunce anonime

Il procuratore Delpino: «Ne stanno arrivando tantissime, ma chi vuol segnalare deve metterci la faccia»

Delpino: dal 3 giugno una cinquantina di lettere, ma così non sono utilizzabili

Sommersi dalle denunce anonime. La Procura: «Metteteci la faccia»

Erano di casa prima degli arresti. E adesso ancora di più. Finanzieri e carabinieri continuano a “frequentare” gli uffici della Regione Veneto, tanto che a Palazzo Balbi e dintorni sono diventati una presenza costante. Chiedono carte, documenti, delibere. Controllano i computer. Ispezionano gli uffici. Come se l’inchiesta continuasse ad arricchirsi di novità e ci fosse bisogno di acquisire ulteriore documentazione. Del resto, sono quattro gli esponenti della Regione Veneto coinvolti nell’inchiesta delle mazzette in laguna: l’ex assessore (si è dimesso poco dopo l’arresto) ai Trasporti e alle Infrastrutture Renato Chisso, ancora in carcere. Più i tre dirigenti – tutti sospesi dagli incarichi – Giuseppe Fasiol, Giovanni Artico, Enzo Casarin, ancora in gabbia. A Palazzo Balbi la presenza della Finanza e dell’Arma fa discutere, se non altro perché si ipotizzano ulteriori sviluppi. I vertici dell’ente, tuttavia, puntualizzano che la collaborazione c’è sempre stata: un “palazzo di cristallo”, continuano a ribadire.
I CORVI – Intanto negli uffici della Procura della Repubblica di Venezia è ormai allarme delazione. Le lettere e denunce anonime – anche in forma circostanziata – sono diventate così numerose da due settimane a questa parte che il Procuratore capo Luigi Delpino si è sentito in dovere di denunciarlo pubblicamente. Il problema non è da poco, ma è essenzialmente giuridico, poiché le segnalazioni anonime non possono essere utilizzate in alcun modo in sede processuale. Quindi, anche se le notizie riportate fossero veritiere, la magistratura non aprirà nuovi fascicoli d’inchiesta per verificarlo né potrà integrare indagini già esistenti.
«Segnalazioni anonime – dice Delpino – ce ne arrivano circa duecento ogni anno e tutte fanno la stessa fine. Tuttavia, da quando sono cominciati gli arresti per via dell’inchiesta sui lavori del Mose il numero di delazioni si è impennato. Dal 3 giugno a oggi ne abbiamo già ricevute una cinquantina».
Per affermare che la delazione anonima è considerata una bestialità fin dai tempi antichi, Delpino ha scomodato l’imperatore Traiano, che in una lettera indirizzata a Plinio il Giovane riassume alcune raccomandazioni, tra cui il divieto più assoluto di dar corso a denunce anonime.
Il procuratore invita pertanto chi ha ancora intenzione di inviare lettere anonime “a non perdere il proprio tempo”. «Nella vita – conclude – ci sono dei momenti in cui bisogna metterci la faccia. Chi ritiene di aver qualcosa di importante da dirci è pregato di farsi avanti e sarà ascoltato».
Esiste, invero, un solo caso in cui si può procedere a verifica e riguarda scritti anonimi in cui si faccia riferimento alla presenza “in un determinato luogo, di armi, munizioni o materie esplodenti non denunciate, non consegnate o comunque abusivamente detenute”.
RICORSI – Il Tribunale del Riesame ha rigettato il ricorso presentato dagli avvocati Nicola Pisani e Angelo Andreatta per conto di Stefano Tomarelli, 69 anni, esponente della società Condotte, terzo azionista del Consorzio Venezia Nuova e membro del suo direttivo. Per i giudici non sussistono le ragioni per le quali Tomarelli dovrebbe lasciare il carcere. I suoi legali avevano puntato sul ridimensionamento del suo ruolo, differenziandolo da un Baita o un Mazzacurati.
I giudici però parlano di una “cupola” che gestiva un gigantesco fondo extracontabile valutato in 10 milioni, e Tomarelli sarebbe stato uno dei soggetti “con i quali necessariamente il presidente del Consorzio Venezia Nuova doveva rapportarsi nel caso in cui si dovesse disporre di tali risorse”. Anzi, per i giudici, il suo era un consenso fondamentale per le azioni portate avanti con il fondo nero.
Quanto alla possibilità di reiterazione del reato, i giudici non ritengono che Tomarelli, per il solo fatto di non ricoprire più incarichi operativi, il collegio ha rigettato la tesi della difesa, sostenendo che se fino all’estate 2013 egli ha esercitato un elevato potere discrezionale sulla società, potrebbe farlo anche oggi anche senza avere un ruolo preciso. L’altro caposaldo del ricorso riguardava il fatto che ad un certo punto egli non fu più disponibile ai versamenti in nero al Consorzio. Anche in questo caso, però, per i giudici poco conta ai fini della misura cautelare poiché ci sarebbero le prove di una sua partecipazione alle riunioni in cui si decideva l’impiego di quei fondi.

 

Galan: «Lunedì parlerò io»

ROMA – «Adesso parlo io». Lunedì mattina Giancarlo Galan depositerà la sua memoria difensiva presso la Giunta per le autorizzazioni della Camera, che dovrà discutere della richiesta d’arresto a carico dell’ex ministro, e ne illustrerà i contenuti alla stampa.

 

COOPERATIVE COINVOLTE – Rizzi: dimissioni per tutti i dirigenti coop coinvolti

VENEZIA – «Le responsabilità dei singoli non ricadano sul lavoro dei soci e dei dipendenti delle cooperative, e non facciano perdere di vista ul valore della cooperazione». Per Adriano Rizzi, presidente di Legacoop Veneto, la priorità è tutelare la continuità aziendale e il lavoro delle coop coinvolte nell’inchiesta Mose. E annuncia un’operazione pulizia: Legacoop Veneto ha chiesto a tutte le imprese interessate di «garantire la massima distinzione tra le responsabilità personali dei singoli e quelle delle imprese». «Le persone coinvolte hanno provveduto in questi ultimi giorni a dimettersi dagli organi di direzione delle loro cooperative» fa sapere Rizzi. E avverte: «Se così non accadesse per tutte, Legacoop procederà fino alla richiesta di espulsione».

 

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