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Arrestati e indagati. I dubbi degli Ordini fra espulsioni e silenzi

È l’altra faccia dell’inchiesta del Mose: un trionfo di bizantinismi, burocrazia, prassi borboniche. Eppure il quesito era, ed è, semplicissimo: quali provvedimenti disciplinari hanno assunto gli Ordini professionali e le Associazioni di categoria nei confronti di propri iscritti/soci coinvolti nell’inchiesta del Mose? E Confindustria – oltre a scazzottarsi sul tema con il governatore Luca Zaia – cos’ha fatto con le aziende implicate? E la Lega delle cooperative?
A onor del vero, c’è chi si è attivato subito. Come Anna Buzzacchi, presidente dell’Ordine degli architetti di Venezia, che, avuto conferma dalla Procura della Repubblica del provvedimento cautelare, ha portato in consiglio – che ha ratificato – la delibera preparata dal Consiglio disciplinare per la sospensione cautelare dell’architetto Dario Lugato. Un procedimento quasi automatico – ha spiegato. Poi, in caso di condanna, si applicheranno i provvedimenti previsti dal nuovo codice deontologico. Celerissimi anche all’Ordine degli architetti di Padova presieduto da Giuseppe Cappochin: il 6 giugno, due giorni dopo la Grande Retata, il Consiglio di disciplina ha deliberato nei confronti dell’architetto Danilo Turato la sospensione a tempo indeterminato dall’albo “in conseguenza al provvedimento cautelare notificatogli dal Tribunale di Venezia e avviato il procedimento disciplinare”.
Non tutti gli Ordini sono così celeri. Anche per evidenti conflitti di interesse. È il caso dell’ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, avvocato, la cui posizione dovrebbe essere valutata da un consiglio dell’Ordine “azzoppato”: su 15 consiglieri, quattro sono “fuori gioco”. Prima di tutto il presidente dell’Ordine Daniele Grasso che di Orsoni è il difensore, poi Tommaso Bortoluzzi e Andrea Franco che rappresentano rispettivamente Luciano Neri e Andrea Rismondo, entrambi coinvolti nell’inchiesta del Mose, per non dire di Isabella Nordio che non difende nessuno ma è la moglie di Piergiorgio Baita, uno dei grandi accusatori. Tra l’altro, gli avvocati non hanno ancora il Consiglio distrettuale di disciplina (i 34 membri del nuovo organismo saranno eletti il 14 luglio), quindi la materia dovrebbe nel frattempo restare di competenza dell’Ordine. Infatti a Venezia raccontano di sospensioni dall’Albo per mancati pagamenti della quota associativa, ma non di sospensioni cautelari. Che, comunque, sarebbero tardive: Orsoni ha chiesto il patteggiamento e non è più ai domiciliari.
Latitano anche altri Ordini professionali. Non si sa cos’abbia fatto l’Ordine degli ingegneri nei confronti degli iscritti Giuseppe Fasiol (ora scarcerato), Maria Teresa Brotto, Maria Giovanna Piva. Idem l’Ordine dei medici, in riferimento alla posizione di Giancarlo Ruscitti. «Aspettiamo che sia la Procura a informarci, mica possiamo muoverci perché c’è un articolo di giornale», ha detto un consigliere. Il Consiglio di disciplina dei commercialisti di Padova, presieduto da Silvano Turrin, che dovrebbe esprimersi sulle posizioni di Paolo Venuti (il commercialista di Galan, tuttora in carcere) e di Francesco Giordano (ora non più in galera) non ha preso alcun provvedimento: dalla Procura, infatti, non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale sugli arresti e, comunque, l’organismo, prima di intervenire, vuole convocare gli interessati o i loro avvocati. Giacomo Cavalieri, presidente del Consiglio di disciplina dei commercialisti di Vicenza, invece, non si è fatto pregare: «Non abbiamo ancora avuto comunicazioni da parte dell’autorità giudiziaria, ma precisiamo che Roberto Meneguzzo, in quanto iscritto all’elenco speciale, non esercita l’attività professionale. In ogni caso valuteremo anche questa posizione».
E gli imprenditori? Al momento c’è una sola autosospensione – peraltro sollecitata dal presidente di Confindustria Vicenza, Giuseppe Zigliotto – ed è quella del Gruppo Maltauro, coinvolto nell’inchiesta dell’Expò di Milano. Quanto alla vicenda lagunare, curiosamente non c’è un’azienda che faccia parte di Confindustria né a Padova, né a Rovigo né a Venezia. Neanche il colosso Mantovani, secondo quanto dichiarato dal portavoce dell’associazione, risulta iscritto a Confindustria Padova, ma solo all’Ance, l’associazione dei costruttori, i cui vertici regionali hanno già chiarito che va fatta una distinzione fra responsabilità individuali e societarie: in sostanza, secondo questa interpretazione, l’uscita da Baita da Mantovani ha già risolto il problema. In ogni caso in una prossima riunione Confindustria Padova affronterà il tema delle sanzioni previste dal nuovo codice etico. Dimissioni, invece, ci sono state nelle cooperative. L’intero consiglio di amministrazione di Coveco è uscito di scena. Adriano Rizzi, presidente di Legacoop Veneto, è chiarissimo:se ci saranno condanne o patteggiamenti, si arriverà anche all’espulsione.

Alda Vanzan

 

TANGENTI MOSE/ PER ORA “PUNITI” SOLO DUE ARCHITETTI

Ognuno fa quel che gli pare. C’è chi aspetta che la Procura si faccia viva. Chi dice di non essere tenuto a dare informazioni all’esterno. E chi sguscia via come un’anguilla.

IL CASO – Avvocati, ingegneri e commercialisti attendono comunicazioni dalla Procura

Indagati, gli Ordini ci pensano su per ora sospesi solo due architetti

Il presidente dell’Ordine Daniele Grasso, a sinistra, è anche il difensore di Orsoni: non si può esprimere

INCOMPATIBILI – Su 15 consiglieri, 4 sono fuori gioco nel procedimento disciplinare contro il sindaco

I CONTROLLI – Corruzione, l’allarme della Corte dei conti: «Può attecchire ovunque, nessuno indenne»

ROMA – La corruzione in Italia «può attecchire ovunque». Il nostro è un Paese in cui nessuno può considerarsi realmente indenne dal pericolo e nessuna istituzione può ritenersi «scevra da responsabilità per il suo dilagare». L’allarme della Corte dei conti, affidato al procuratore generale Salvatore Nottola, non era mai stato così esplicito, rafforzato peraltro anche dai recenti fatti di cronaca, a partire dagli scandali Expo e Mose. Oltre ad essere uno dei fattori «che condizionano gravemente l’economia del Paese», la corruzione, afferma la Corte, si lega a doppio filo con evasione fiscale, economia sommersa e criminalità organizzata. «Impossibile ed inutile» azzardare delle cifre su quanto pesi effettivamente sullo sviluppo dell’economia. E ieri Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Anticorruzione, si è presentato a Milano con una conferenza stampa in Prefettura, nuova base dell’Unità operativa speciale dedicata a Expo 2015. È da qui che la settimana prossima partiranno i controlli per evitare che si ripetano casi di appalti «poco chiari», e per far compiere all’evento un «salto di qualità» in fatto di trasparenza.

 

Il tribunale rivede le posizioni degli arrestati: il responsabile della coop San Martino “subiva” gli ordini del Consorzio per continuare a lavorare

RIESAME – Oggi tocca all’ex assessore regionale Renato Chisso «Mai soldi per le elezioni»

EX ASSESSORE Renato Chisso ha dato le dimissioni

«Vittima di Mazzacurati» Imprenditore scarcerato

Non tutte le imprese che lavoravano sul Mose erano uguali: c’erano quelle i cui rappresentanti sedevano nel consiglio del Consorzio Venezia Nuova, che avevano potere decisionale, e altre che ricevevano incarichi e appalti e in un certo senso “subivano” gli ordini dall’alto per continuare a lavorare. Questo spaccato emerge dalla richiesta di attenuazione della misura cautelare presentata dall’avvocato Antonio Franchini per Stefano Boscolo Bacheto, della Cooperativa San Martino di Chioggia. Boscolo Bacheto è stato scarcerato ieri e messo ai domiciliari non tanto perché ha contribuito in modo determinante allo sviluppo dell’inchiesta o per il venir meno delle esigenze cautelari, quanto perché il collegio ha ritenuto eccessiva la detenzione in cella. Secondo il Tribunale fino al novembre 2012 Boscolo Bacheto è stato vittima di concussione da parte del “Supremo” o del “Capo” come chiamavano il presidente del Consorzio Giovanni Mazzacurati. In epoca successiva Boscolo sarebbe responsabile del reato previsto al secondo comma dell’articolo 319 quater del Codice penale (Induzione indebita a dare o promettere utilità), punito con la reclusione fino a tre anni per chi offre il denaro e pene molto più severe per chi induce a tale comportamento. Per questo motivo, i difensori hanno incontrato i pubblici ministeri chiedendo la derubricazione dei reati contestati.
Nell’ordinanza del Riesame viene spiegato il meccanismo attraverso il quale il Consorzio chiedeva fondi neri alle aziende che ottenevano lavori “per dare soldi ai partiti”. Le aziende che si prestavano venivano ricompensate con altri lavori, chi non lo faceva, non era sicuro del domani. Per i giudici, il Consorzio ha assunto natura pubblica da quando il Mose è stato inserito in Legge obiettivo. Ragion per cui, per i giudici, Mazzacurati diventava un pubblico agente.
Oggi, intanto, davanti al Riesame comparirà il legale dell’ex assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso, detenuto a Pisa dal 4 giugno. L’avvocato Antonio Forza si batterà perché sia riconosciuta la totale estraneità del suo cliente. Il legale contesterà la ricostruzione della Procura per dimostrare, carte alla mano, che non solo Chisso non ha mai preso un centesimo né da Baita né dal Consorzio, ma che una parte del suo stipendio come assessore regionale veniva puntualmente versata al partito. Piergiorgio Baita ha parlato di versamenti a Chisso nei periodi elettorali, ma si tratta di una accusa che Chisso respinge. Il difensore chiederà l’annullamento della misura restrittiva. Hanno chiesto l’annullamento o l’attenuazione della misura cautelare anche Giovanni Artico, ex commissario per il recupero ambientale di Porto Marghera; Maria Brotto, ex amministratrice Thetis; Enzo Casarin, ex sindaco di Martellago e capo della segreteria di Chisso. Saranno esaminate anche le richieste di dissequestro presentate da Lino Brentan, ex ad dell’Autostrada Venezia-Padova; e Franco Morbiolo, presidente del Co.Ve.Co.

 

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