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Gazzettino – “Mose, chi sbaglia paga”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

30

giu

2014

INDUSTRIALI Il presidente: eventuali illeciti di associati saranno sanzionati

«Mose, chi sbaglia paga»

Confindustria Venezia: «Nessuna nostra impresa è coinvolta»

SCANDALO MOSE – Confindustria: «Via le imprese che sgarrano»

«Le aziende veneziane, nonostante le zavorre del sistema in cui operano, continuano a combattere una battaglia quotidiana per sopravvivere e conquistare nuovi spazi di attività, in Italia e all’estero, creando valore e ricchezza per il nostro territorio». Lo ha detto Matteo Zoppas, nella sua relazione all’assemblea per il primo anno di mandato da presidente di Confindustria Venezia. Secondo Zoppas però i gravi fatti delle ultime settimane, rischierebbero di rendere inutile l’impegno delle aziende veneziane. «Ad oggi nessuna impresa associata a Confindustria Venezia risulta coinvolta nell’inchiesta- aggiunge Zoppas – Nel caso in cui dalle indagini emergessero comportamenti illeciti imputabili a nostri associati, siamo pronti a fare la nostra parte in base a quanto espresso in maniera chiara e netta dal Nuovo Codice di Comportamento Etico che Confindustria ha recentemente approvato e che prevede il rigoroso rispetto della legalità disciplinando decadenza e sospensione dalle cariche associative e da incarichi esterni, prevedendo la giusta sanzione nelle ipotesi di reati contro la PA».
Nella relazione fa poi il punto sulle attività svolte da Confindustria negli ultimi dodici mesi.
«Fin dai primi giorni del mandato, abbiamo incontrato sul territorio la base imprenditoriale e le amministrazioni locali. Incontri che sono stati puntualmente ripetuti». Tra i settori su cui Confindustria ha deciso di puntare, anche il contrasto ai rallentamenti burocratici, l’internazionalizzazione, la lotta all’oppressione fiscale, il miglioramento dell’accesso al credito, le politiche di lavoro e welfare, infrastrutture e reti d’impresa.
«Lo stesso impegno lo stiamo dedicando a portare avanti la battaglia a difesa dei nostri associati contro le pretestuose rivendicazioni dell’Unione Europea e dell’Inps relative agli sgravi contributivi. Giusto tre giorni fa il TAR ha dato nuovamente ragione alle imprese. Grazie a questa vittoria, per quanto non definitiva, potremo sederci al tavolo di confronto con il Governo per riportare la questione all’evidenza della nuova Commissione Europea». «Purtroppo – conclude Zoppas – anche la prima metà del 2014, dopo cinque anni di grave crisi, non ha rappresentato quella svolta che era nei nostri auspici. Dobbiamo lottare perché siano avviate con urgenza almeno la riforma del mercato del lavoro, la riduzione del cuneo fiscale e la semplificazione burocratica, che rappresentano il minimo per ritrovare la competitività necessaria al rilancio dell’economia».

 

LA LETTERA «Il brindisi di Baita, che brutto segnale»

Caro Direttore, bene ha fatto il Gazzettino a sottolineare in modo marcato la casuale, ma non meno stridente contraddizione della presenza di Baita ai tavolini di un bar adiacente a quello in cui si teneva un dibattito che gli organizzatori avevano titolato “Venezia anno zero”. Detesto cordialmente chi condanna le persone prima che una sentenza smentisca in modo argomentato le tesi difensive di un imputato. La presunzione di innocenza è un principio di civiltà giuridica che deve valere per tutti, amici e nemici. Quando però si è in presenza di persone condannate oppure ree confesse, siamo su un piano completamente diverso. I vari Baita, Cuccioletta, Mazzacurati, Minutillo hanno confessato di aver sistematicamente elargito e preso mazzette per anni: sono fatti acclarati e non in discussione. Una condotta spregiudicata, reiterata, sistematica, sfrenata; in una parola: vomitevole. È del tutto ragionevole che, per la loro collaborazione alle indagini, il sistema preveda che fruiscano di riduzioni di pena anche significative. Non è però ragionevole che l’indignazione dei cittadini sia proporzionale alle pene inflitte. Anche dopo quello che hanno fatto, Baita e le persone come lui hanno tutto il diritto di non limitarsi a vivere, con opportuna vergogna, una vita defilata e andare a ostentare la loro presenza brindando a prosecco o champagne nei bar del centro. Gli altri, i fessi (perché questo siamo noi per quelle persone), hanno però tutto il diritto e francamente pure il dovere di dimostrare di non gradire questa tracotanza e ricordare loro quello che sono: persone indegne, senza mezzi termini. Ne’ può essere considerato giusto l’atteggiamento di chi quei brindisi condivideva. In Italia, il senso profondo dell’amicizia è purtroppo distorto. Non vi è dubbio infatti che i veri amici si vedono nel momento della difficoltà, ma questo presuppone difficoltà che ti piovono addosso tuo malgrado, non che sono la conseguenza di tue condotte motivate esclusivamente da sete di denaro e potere a danno dei tanti che cercano, nonostante tutto, di seguire le regole. Sono ragionamenti che presuppongono un cambiamento comportamentale collettivo (senza il quale è per altro ridicolo invocare un cambiamento della sola classe politica), ma mettiamoci tutti bene in testa che questa città e questo Paese non riusciranno mai a voltare pagina se tutti noi continueremo ad appaltare alla magistratura non solo, come è giusto, l’amministrazione burocratica della giustizia, ma, per nostra comodità, pure il senso etico individuale. Se “a volte ritornano”, è perché siamo noi a farli ritornare.

Enrico Zanetti – deputato Scelta Civica

 

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