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Il mistero della valigia partiva piena di soldi e tornava vuota al Cvn

Mazzacurati non la riconosce ma conferma dazioni a Chisso

«Baita mi informò che Ghedini ci accusava di essere tirchi»

Il Pm: «La guardi bene. Lei l’ha consegnata piena di denaro all’hotel Monaco»

«Abbiamo dato soldi a Marchese. Quando ne aveva bisogno per le elezioni ce lo diceva»

VENEZIA Questa è la storia di una valigetta piena di soldi, ritrovata vuota negli uffici di Claudia Minutillo. È lei stessa che la segnala ai pm dell’inchiesta Mose, spiegando che aveva il compito di riconsegnarla al mittente, l’ingegner Giovanni Mazzacurati. «Così farà prima a riempirla un’altra volta», le aveva detto ridendo il destinatario della somma. I passaggi intermedi vengono ricostruiti nell’interrogatorio del 31 luglio 2013, durante il quale Mazzacurati parla anche di Ghedini, della signora Galan e di Berlusconi. Lo interrogano i pm Paola Tonini e Stefano Ancilotto, presente l’avvocato difensore Giambattista Muscari Tomaioli.

D. Ingegnere, riconosce questa valigetta?
R. No.
D. La guardi bene. Lei l’ha consegnata a qualcuno piena di denaro, verso la fine del 2010, all’hotel Monaco.
R. Ha detto 2010? No, non la riconosco.
D. Lei l’ha consegnata a pranzo ad un assessore della Regione Veneto, il quale naturalmente l’ha svuotata dei soldi e poi ha chiesto alla Minutillo di restituirgliela.
R. No, questa valigetta non l’ho mai avuta.
D. La Minutillo si è rifiutata di farlo e l’ha tenuta nel suo studio.
R. Nel mio studio?
D. No, della Minutillo. Non è mai successo che lei abbia consegnato denaro a qualche politico veneto?
R. Sì, è successo. A Renato Chisso. Generalmente un paio di volte all’anno, sui 200-250 mila euro.
D. Quando è cominciata questa corresponsione?
R. Con somme più modeste verso il 1997. In certi anni non abbiamo consegnato nulla alla Regione, in altri sì. Diciamo che è perlomeno una decina d’anni.
D. Perché all’assessore Chisso?
R. Perché c’è un Comitato tecnico regionale che approva i progetti e noi abbiamo cercato di fluidificare il settore.
D. Altri assessori oltre a Chisso? Ha mai corrisposto o fatto corrispondere denaro al presidente Galan?
R. Io personalmente no, però so che c’era una circolazione… Il rapporto con Galan lo teneva Baita, le somme venivano regolate nel rapporto tra loro due.
D. Era denaro del Consorzio, concordato con lei?
R. Baita concordava alcune somme con me. Poi c’erano le spese per la casa di Galan e queste erano corrisposte da Baita.
D. Quello che corrispondevate assieme quanto era all’anno?
R. La cosa era variabile… diciamo che si può considerare un milione l’anno.
D. Ha mai fatto consegne personalmente a Galan?
R. Le ho fatte a Chisso, non a Galan.
D. Sa se Savioli, esponente del centrosinistra, ha consegnato materialmente i soldi del Coveco a Galan, oppure Savioli consegnava a Baita che consegnava a Galan?
R. Per quel che conosco, Savioli consegnava a Baita, che consegnava a Galan.
D. Oltre a queste somme, avete dato a Galan altre cifre in occasioni particolari?
R. Sì, varie volte. Per esempio i lavori di pietrame alle bocche
di porto per realizzare i bacini di calma, con un importo consistente, furono messi in discussione dai Verdi, perché dicevano che avrebbero modificato la struttura della laguna. Galan era partito, io chiamai Baita per farlo rientrare in modo che intervenisse. Galan rientrò e riuscì a far approvare le scogliere. È stato un momento importante, il lavoro poteva bloccarsi.
D. Che anno poteva essere?
R. Credo il 2007 o il 2008.
D. Galan chiese qualcosa per questo?
R. Mi pare che Baita e io gli abbiamo fatto un regalo importante.
D. Quanto importante?
R. Credo mezzo milione di euro.
D. Viste le cifre versate, si può dire che Galan fosse un vostro ferreo sostenitore?
R. Sì, mi rivolgevo abitualmente a lui, a Chisso o a Gianni Letta.
D. Ha mai versato contributi espressamente per la casa del governatore?
R. Lì io venivo in serie dopo Baita. Lui aveva un rapporto di amicizia con Galan. Io ho dato delle somme tante volte, ma non tanto grandi.
D. Rientravano nel milione di euro all’anno o no?
R. Penso che la somma riferita alla casa sia stata dell’ordine di 800 mila euro. Ma io non sono mai entrato nei lavori, arrivavano fatture. Credo che sia entrato poco anche Baita, credo che si interessasse di più la signora Galan.
D. Avete dato soldi anche a Gianpietro Marchese?
R. Sì. Come vicepresidente aveva un ruolo legato alle pratiche da portare all’approvazione del Consiglio, determinante ai fini dell’approvazione. Lui quando aveva bisogno per le elezioni ce lo diceva.
D. Erano cifre collegate alle elezioni o al suo ruolo di vicepresidente del Consiglio regionale?
R. A entrambi.
D. Consegnava lei i soldi?
R. Di solito Sutto o Savioli. Io una volta, in un ristorante vicino a Campo Santo Stefano, a Venezia. Era un pacchettino. Adesso con i tagli grossi vengono pacchetti piccoli.
D. Ricorda se Chisso si lamentava perché pagavate poco o raramente?
R. Ricordo benissimo, sono andato anche a parlarne. Erano arrivate lamentele anche dagli avvocati di Berlusconi: Ghedini per esempio diceva che noi eravamo troppo tirchi.
D. L’ha detto direttamente a lei?
R. Me l’ha riferito Baita: «Sai cosa dicono? Che dài troppi pochi soldi».
D. Lei non replicò che solo al governatore dava un milione all’anno?
R. Sì, ma dovevo starci attento, perché dopo Ghedini andava da Berlusconi e potevano venir fuori incidenti diplomatici. È vero che su una questione di soldi di questo genere uno non può rivolgersi al tribunale, ma poteva no sempre chiudere i finanziamenti.
D. Ha mai incontrato l’avvocato Ghedini?
R. Sì, ma non correva una grande simpatia.
D. A quando risale la lamentela?
R. Circadue anni fa.

Renzo Mazzaro

 

Il dottor Romano: sulla villa di Galan non ho nulla da dire

LOZZO ATESTINO. Non ha nulla da dichiarare e, anzi, appare irritato dall’ennesima richiesta di informazioni. Salvatore Romano, medico di base con studio a Lozzo Atestino, è l’ex proprietario di Villa Rodella, l’abitazione di Giancarlo Galan e Sandro Persegato finita al centro dell’inchiesta giudiziaria che vede coinvolto l’ex ministro e governatore veneto. La villa di Cinto Euganeo, il cui restauro sarebbe un regalo della Mantovani di Piergiorgio Baita, è appartenuta a Romano fino al 2005, anno in cui l’immobile è stato venduto a Galan: «E allora? Non ho nulla da dire. Non siete i primi a chiedermelo e non mi pare ci sia nulla da commentare o da aggiungere», taglia corto il medico, che avrebbe potuto chiarire se Galan avesse comprato la villa restaurata o ancora grezza. L’ex governatore ha sempre detto di aver acquistato Villa Rodella quasi del tutto restaurata: venduta nel 1999 a 300 milioni di lire da un dentista di Pantelleria, a un prezzo poco inferiore al milione di euro. Lo stesso Galan ha dichiarato di aver provveduto al solo restauro di una porzione centrale e della barchessa, contraendo un mutuo con la Bpv. (n.c.)

 

Savioli e Mazzacurati concussori

Per il Riesame coop costrette a pagare due «pubblici ufficiali». Ultime ore di libertà per Lia Sartori

VENEZIA – Ultime ore di libertà per l’ex parlamentare europea di Forza Italia Lia Sartori. Non appena si insedierà il nuovo Parlamento europeo a Bruxelles, infatti, decadrà la sua immunità e i finanzieri veneziani, tra oggi e domani, suoneranno al suo campanello per notificarle l’ordinanza di custodia agli arresti domiciliari per finanziamento illecito al suo partito. Per il Tribunale del riesame di Venezia, presieduto dal giudice Angelo Risi, in almeno tre occasioni l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati si sarebbe macchiato di un reato ben più pesante della corruzione, quello contestato dalla Procura lagunare. Si tratta di concussione: nel motivare la concessione degli arresti domiciliari o addirittura l’annullamento dell’ordinanza cautelare i giudici del Riesame lo scrivono chiaramente. In tre occasioni, per gli imprenditori chioggiotti Stefano Boscolo Bacheto e Gianfranco Boscolo Contadin e per l’imprenditore del Lido Nicola Falconi. Insomma i tre, e forse anche altri, sarebbero stati costretti a consegnare cifre considerevoli dei fondi neri formati con le false fatturazioni «a causa delle pressioni esercitate su di loro da Mazzacurati e da Pio Savioli ». Se volevano lavorare alle bocche di porto con il Consorzio dovevano contribuire con centinaia di migliaia di euro all’anno, «Contadin» ha raccontato ai pubblici ministeri che ne ha versati 500 mila ogni anno dal 2000 in poi. Per i giudici del Tribunale il Consorzio «ha assunto una natura pubblica (è titolare di una pubblica concessione, opera interventi di pubblico interesse, indice pubbliche gare per conferire appalti, utilizza finanziamenti pubblici)». Dunque, Mazzacurati e Savioli sono paragonati a pubblici ufficiali e per tutto questo dovrebbero essere indagati per concussione, un’accusa che comporta pene ben più pesanti di quelle previste per la corruzione. Intanto, sono arrivati in Procura a Milano gli atti relativi alla posizione di Roberto Meneguzzo, ex amministratore delegato della finanziaria vicentina «Palladio » accusato di aver versato denaro, per conto dell’ex presidente del Cvn, per corrompere l’ex generale della Guardia di Finanza Emilio Spaziante e l’ex braccio destro del ministro Giulio Tremonti Marco Milanese. La carte, da quanto è stato riferito, verranno esaminate dal procuratore della Repubblica milanese Edmondo Bruti Liberati con l’aggiunto Alfredo Robledo per poi decidere a chi dei pm del pool anticorruzione assegnare il fascicolo. A disporre il trasferimento per competenza territoriale della parte di inchiesta che riguarda Meneguzzo sono stati i giudici del Tribunale del Riesame una settimana fa, in quanto Mazzacurati, il 14 giugno 2010, avrebbe versato una mazzetta da 500 mila euro nella sede della «Palladio» nel capoluogo lombardo. Domani, infine, il Tribunale del riesame prenderà in considerazione gli ultimi ricorsi, quelli dell’imprenditore Alessandro Mazzi, della «Fincosit», del direttore della rivista online «Il Punto» il romano Alessandro Cicero. Patrizio Cuccioletta, l’ex presidente del Magistrato alle acque, che pur aveva ricorso al Riesamepiù di due settimane fa, ha rinunciato in attesa che sia il giudice Alberto Scaramuzza a concedergli la scarcerazione dopo che i pm hanno dato parere positivo in conseguenza dell’interrogatorio in cui ha ammesso le sue responsabilità.

Giorgio Cecchetti

 

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