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Tangenti, indagini sul tram

Nuovi fronti dopo il Mose: anche ospedale e Passante

Tram, ospedale e Passante. La procura guarda a Mestre

Dopo aver aperto il capitolo Veneto Strade con i documenti sequestrati a Baita ora nel mirino dei magistrati c’è l’Ati con la Mantovani che ha realizzato il metrobus

VENEZIA Oltre al Mose. Ora l’attenzione degli inquirenti, che hanno spazzato via il comitato politico d’affari governato dal duo Baita-Mazzacurati, si sposta su altre grandi opere realizzate a Venezia negli ultimi dieci anni: passante di Mestre, ospedale dell’Angelo e tram. Inevitabile che questo avvenisse.Una scelta obbligata per i sostituti Stefano Ancillotto, Paola Tonini e Stefano Buccini e per gli uomini della Guardia di Finanza. Anche perché, durante le indagini iniziate tre anni fa e che hanno portato in carcere oltre 35 persone tra politici, amministratori e imprenditori, più di un indagato, a iniziare da Giovanni Mazzacurati e Piergiorgio Baita, ha spiegato che le imprese da far lavorare erano scelte a tavolino e politici e amministratori compiacenti venivano ricompensati con “mazzette” o con sponsorizzazioni e incarichi a parenti e amici vari. Questo valeva per destra e sinistra, a seconda di chi c’era nei posti dove si decideva. Regola valida per tutte le grandi opere pubbliche. Sul Passante di Mestre la Procura di Venezia ha già messo le mani, lo scorso anno, dopo aver trovato documenti relativi a “Veneto Strade”, nella società sanmarinese che Baita ha usato allo scopo di procurarsi fatture false e creare così “fondi neri”: l’analisi dei documenti sequestrati continua. Stessa analisi ora inizia per tram e ospedale di Mestre che sono un affare da 388 milioni di euro: 168 milioni il tram e i restanti 220 l’ospedale. Entrambe le opere sono state realizzate da Associazione temporanea d’imprese. E guarda caso molte delle società che vi partecipano sono coinvolte nell’inchiesta Mose. A cominciare dalla “Mantovani” di Piergiorgio Baita. La domanda è ovvia: Se le regole imposte da Baita e Mazzacurati valgono per il Mose, perché non dovrebbero essere imposte, stessi protagonisti e stesso periodo, per le altre grandi opere? La risposta ora la cercano i magistrati. Il progetto definitivo del tram (linee Favaro Veneto-Mestre- Venezia e Mestre-Marghera) è stato aggiudicato nel 2004 (in seguito alla gara d’appalto bandita dalla giunta di Paolo Costa) all’Associazione Temporanea d’Imprese di cui fanno parte la mandataria Gemmo, la Lohr Industrie, Metropolitana Milanese Spa, Net Engineering Spa, Studio Altieri Spa, Sacaim, Impresa Costruzioni Ing. Mantovani e Clea Impresa Cooperativa di costruzioni generali. Il tram è entrato in funzione il 20 dicembre 2010. Tra il 2004 e il 2005, la realizzazione del tratto Favaro-Mestre ha subito uno stop, non previsto, perché erano finiti i soldi. Mancavano all’appello 10 milioni di euro poi arrivati dallo Stato. Mentre si attende l’entrata in funzione del proseguimento fino a Marghera e si attende, il prossimo anno, di arrivare a piazzale Roma, ora si accendono i riflettori della magistratura.

Carlo Mion

 

È lo stesso mezzo Translohr di Padova

La rete tranviaria di Mestre è una rete di trasporto pubblico, in parte attiva e in parte in corso di realizzazione. Il tracciato delle due linee previste si svilupperà tra Mestre, Marghera e Favaro Veneto, collegandosi al terminal di piazzale Roma attraverso il ponte della Libertà. Dal dicembre 2010 è attiva la linea T1, che utilizza parte del percorso della prevista linea T1 e parte del percorso della prevista linea T2. L’attuale non è una tranvia di tipo classico, bensì utilizza un sistema guidato di tipo Translohr a una sola rotaia. Ciò ha fatto sì che il sistema venga chiamato in vari modi per differenziarlo dalla tecnologia del tram classico su rotaia, a seconda delle fonti. Dal punto di vista giuridico il Translohr è assimilato a un veicolo tranviario anche se viaggia su gomma. Sistema uguale a quello di Padova. La progettazione e la costruzione della rete tranviaria è affidata a PMV-Società del Patrimonio per la Mobilità Veneziana, nata dalla scissione da ACTV nel 2003, al fine di gestire le infrastrutture del trasporto pubblico. La gestione della tranvia è invece affidata ad ACTV, l’attuale gestore del trasporto pubblico in tutto il territorio comunale di Venezia, in virtù di una convenzione.

 

l’ex consigliere dell’ex ministro dell’economia: non ho mai preso un euro

Un sms di Milanese dopo l’ok Cipe «Ma era Giulio a gestire tutto»

PADOVA – Con un sms al finanziere Roberto Meneguzzo, Marco Milanese avverte che «c’è la norma per il Mose» al Cipe. Il messaggino, del 24 maggio 2010, segna di fatto la comparsa del nome del consigliere dell’allora ministro Giulio Tremonti nell’inchiesta Mose. Milanese è stato arrestato l’altro ieri per corruzione. Il suo interessamento per garantire fondi alla prosecuzione dell’opera, tanto caldeggiato da Giovanni Mazzacurati, presidente di Cvn, tramite Roberto Meneguzzo, gli avrebbe portato una «mazzetta» di 500mila euro versata il 14 giugno 2010, pochi giorni dopo il via libera del Cipe. Il messaggino è tra le intercettazioni della Guardia di finanza che indagava su Cvn. A versare la tangente al braccio destro dell’ex ministro Giulio Tremonti è stato il re del Mose, Giovanni Mazzacurati, come scrive il gip Alberto Scaramuzza nell’ordinanza di arresto dell’ex parlamentare Pdl. Un provvedimento dettato dall’urgenza per la «pericolosità sociale eccezionalmente elevata e un intenso pericolo di reiterazione dei reati ». Ma prima di vedersi stringere la manette ai polsi, l’ex deputato Marco Milanese ha raccontato la sua verità a Valeria Pacelli, giornalista del «Fatto» che l’ha incontrato in un bar a Roma il 18 giugno scorso. Ecco i passaggi salienti del suo racconto: «Io non ho preso un euro, facevo solo da segretario. Giovanni Mazzacurati si era messo d’accordo con Giulio Tremonti e non aveva bisogno di pagare me. Va bene la casa di Giulio, va bene l’orologio, ma pure il Mose no. Io non dormo più perché penso che qualcuno domani mattina può venirmi a prendere», previsione che si è avverata con qualche settimana di ritardo. Da giovedì Milanese si trova in una cella del carcere di Santa Maria Capua Vetere, lo stesso che ospita il colonnello della GdF Fabio Massimo Mandella, arrestato per un’inchiesta della procura di Napoli in cui Milanese è accusato di corruzione. Ma torniamo alle delibere Cipe per il Mose. «Tutti sanno che i lavori non si possono fermare… Il ministro che decideva era Tremonti, il viceministro con la delega al Cipe Gianfranco Micciché, Vincenzo Fortunato fa l’ordine del giorno e poi io mi prendo i soldi. Non capisco. L’unico problema era che il ministero delle Infrastrutture aveva un miliardo a disposizione e voleva altri 400 milioni da Tremonti, che invece ha rassicurato Mazzacurati e gli ha detto: stai tranquillo, i soldi per il Mose ci sono, ci dobbiamo mettere d’accordo con Matteoli. Perché soldi in più non gliene do. Non c’era bisogno di corrompere. Soldi non ne abbiamo presi, né io né Tremonti. E a Roberto Meneguzzo dicevo di non rompere i coglioni, lui era pressante, chiamava… Io facevo il segretario, ero delegato a dire “non si preoccupi’’ e per questo mi sarei preso 500 mila euro? Non è possibile » spiega Milanese al «Fatto quotidiano». Segue poi un elenco di lamentazioni. «Mi viene da piangere, devo stare attento a comprare le cose. Guadagnavo 50 mila euro al mese nel 2006, non ero nessuno e facevo il professionista. Ora devo vivere grazie alla mia compagna. Ho avuto accertamenti bancari, stavo comprando una casa con il mutuo, è tutto bloccato. Vi pare corretto dopo 35 anni di servizio per l’amministrazione? Mi hanno chiesto di patteggiare 1 anno e mezzo per tutti i processi ma non voglio essere considerato un colpevole» conclude Milanese (r.r.)

 

L’interrogatorio di mazzacurati che si vergogna a pronunciare la parola corruzione

«Ho incontrato due volte a Roma il ministro Tremonti nel suo ufficio»

I rapporti con il generale Spaziante e Matteoli che premeva per la Socostramo

Era Galan a gestire gli incarichi per i collaudi delle opere realizzate a Venezia

VENEZIA Si vergogna l’ingegnere Giovanni Mazzacurati a pronunciare la parola «corruzione». Preferisce l’eufemismo «spese », per indicare il sistema corruttivo che ha messo in piedi, con il quale paga tutti quelli che possono ostacolare il Mose. Con il soldi delle tasse, ovviamente, non con i suoi. «Spese è un termine generico», lo incalzano i pm. «E’un modo di esprimersi», risponde lui. «Ce lo chiarisca», insistono quelli. «Effettivamente era una cosa illecita, nel senso che…». Ma non riesce ad andare avanti. «Nel senso che lei metteva a conoscenza le persone, quando retrocedevano le somme al Consorzio, del perché le retrocedevano e questi erano perfettamente informati?». «Sì, era per questi scopi». Sembra di essere dal dentista: bisogna cavargli le parole di bocca con le pinze. Succede nell’ultimo interrogatorio del «grande burattinaio». E’ il 9 ottobre 2013, i pm Paola Tonini e Stefano Ancilotto vogliono riscontrare tutte le ammissioni fatte in precedenza. Mazzacurati parla di Tremonti, Milanese, Meneguzzo, Lia Sartori, Spaziante, Cuccioletta, la Piva, Paolo Costa, Matteoli e del sistema dei collaudi sul quale l’ultima parola era di Giancarlo Galan. Lo assiste l’avvocato Giovanni Muscari Tomaioli.

D. Lei ha incontrato il ministro Tremonti?
R. Sì, due volte, al ministero. Sempre dasoli.
D. Chi le aveva procurato l’appuntamento?
R. Meneguzzo, mi sembra, senza Milanese.
D. Ha incontrato anche Lia Sartori?
R. Sì, mi aveva detto che aveva bisogno di fondi. L’ho incontrata quattro volte, tra il 2006 e il 2010. Ogni volta le portavo 50.000 euro. Mi telefonava lei, non c’era bisogno di intermediari perché ci conoscevamo da tempo.
D. Com’è entrato in contatto con il generale Spaziante?
R. Attraverso il dottor Meneguzzo. C’era anche Milanese. Con Milanese e Spaziante mi sono rivisto altre volte. Eravamo noi tre al residence Ripetta di Roma, quando ho consegnato i soldi al generale.
D. E’ da Spaziante che ha saputo di essere intercettato?
R. Sì, mi ha detto lui che i telefoni del Consorzio erano controllati.
D. Le ha detto anche il nome del pubblico ministero che faceva l’indagine?
R. Non mi ricordo se è stato lui.
D. Per trovare i 500 mila euro di Spaziante lei a chi si è rivoto?
R. Generalmente utilizzavo il canale di Baita.
D. Non si è rivolto anche a Flavio Boscolo, quando lo incontra a Roma il 26 maggio, a piazza Mincio?
R. Perché ci desse 500 mila euro? Era una cifra troppo grossa per lui.
D. No, gli parla della necessità di trovare questa somma e gliene chiede una parte.
R. E’ probabile. Flavio Boscolo è una persona che conosco da tantissimi anni, se c’era necessità mi rivolgevo anche a lui. Poi la cosa veniva gestita da Luciano Neri.
D. Boscolo sapeva a che cosa serviva il denaro?
R. Sì, certo. Flavio era una delle persone a cui ci si rivolgeva, per importi che non superavano i 100 mila euro.
D. Anche Neri era informato?
R. Neri era vicedirettore del Consorzio,a lui dicevo più cose che a Federico Sutto.
D. Per le consegne all’assessore Chisso provvedeva lei di persona o attraverso Sutto?
R. In entrambi i modi. Quando davo la busta a Sutto, la portava senza fare domande.
D. Ma si rendeva conto che non era un panettone e neanche la borsa della spesa…
R. Sì, sì,ma Neri per esempio era uno che chiedeva quanti soldi c’erano dentro.
D. Avete preso nel Consorzio la Socostramo di Erasmo Cinque, poi l’avete allontanata, poi ripresa.
R. Sì, perché io ero molto insoddisfatto.
D. Chi vi ha ordinato di prenderla?
R. Matteoli. Mi chiamò a colazione a Roma, assieme a Cinque. Ci teneva molto che Cinque lavorasse, il fatto è che questa azienda non lavorava, questo era il problema. Quando ha introdotto Baita, le robe sono andate a posto perché il lavoro lo faceva Baita e loro si mettevano d’accordo in un altro modo.
D. Oltre ai compensi in denaro ai Magistrati alle Acque, avete affidato anche collaudi alla Piva, Cuccioletta e D’Alessio?
R. Non mi ricordo quali.
D. Ma ricorda se erano dati come una forma indiretta di remunerazione?
R. Non li abbiamo mai conteggiati così. Certo era un modo per fare un favore. Alla Piva sono stati dati dei collaudi abbastanza importanti, a Cuccioletta non ricordo per quanto.
D. Non sa se a qualcuno di loro è stato dato il collaudo dell’ospedale All’Angelo di Mestre, anche se era fuori dalla competenza del Magistrato alle Acque?
R. No.
D. Quando facevate avere questi collaudi, presso chi bisognava intervenire perché l’incarico fosse affidato?
R. Se erano di competenza regionale, si faceva da Galan. Altrimenti bisognava risalire un po’, al ministero.
D. Per quelli regionali chiedevate direttamente a Galan?
R. Eh, sì.
D. Per la vicenda della turbativa d’asta, lei ha avuto rapporti preliminari con Paolo Costa al fine di predisporre il bando di gara?
R. Non mi ricordo. Con Paolo Costa ho trattato molto per quanto riguarda ilMose…
D. Ma sulle gare bandite dall’Autorità Portuale, lei aveva contatti con Paolo Costa?
R. Sicuramente sì.
D. Di che tipo?
R. Ma non… di tipo diverso da…
D. Parliamo della vicenda per cui lei ha avuto l’ordinanza di custodia cautelare: ci sono stati accordi preliminari tra lei e Costa?
R. L’unica stranezza che feci notare era che fissavano la disponibilità di un certo mezzo… mi sembrava una roba illecita indicarlo.
D. A chi fece questa osservazione?
R. L’abbiamo fatta come Consorzio

Renzo Mazzaro

 

Domani sarà interrogata Amalia Sartori

Sarà interrogata domani Amalia Sartori, 66 anni, di Vicenza, da mercoledì agli arresti domiciliari. È accusata di illecito finanziamento: secondo la procura di Venezia, avrebbe incassato 225 mila euro da Giovanni Mazzacurati, presidente del Cvs, per le sue campagne elettorali da eurodeputata di Fi e Pdl. Sartori, accompagnata dagli avvocati Zanettin, Moscatelli e Coppi, respinge con decisione le accuse.

 

L’INTERVENTO

di Carlo Giacomini – Docente Iuav

Caso Mose e Cvn, perché è illegittima la concessione

Molti, a Venezia e nell’intero Paese, per eliminare alla radice il centro di tanti comportamenti devianti,propongono di sciogliere il Consorzio Venezia Nuova, credendo forse, in buona fede e data la dimensione e importanza del Mose- e dell’intera Salvaguardia di Venezia e della sua laguna -, che il Consorzio sia pubblico o partecipato dal pubblico, oppure istituito e/o regolato da norme di natura pubblica. Purtroppo quel Consorzio è privatissimo, di totale proprietà privata dei suoi soci, e regolato tutto e solo dalle norme del diritto privato; ed è quindi impossibile (e inutile) pensare di sopprimerlo condecisione pubblica di natura meramente politica. Più appropriatamente, alcuni discutono e propongono di revocarne la concessione unica (e senza gara) di studi, piani, progetti e lavori (tutto insieme!), concessione di cui il Consorzio, dal 1984, in modo del tutto privilegiato ha goduto e lucrato (e continua a godere e lucrare) ricchissimi frutti ma senza motivo né merito e a spese (costosissime) della laguna e della città, e del pubblico erario. Idea e proposta che sarebbe corretta, se non fosse che quella concessione, come anche gli interessati sanno benissimo (e però tacciono), per legge è… già invalidata. E dal 1995. In quell’anno infatti, conilcomma1 dell’articolo 6 bis del decreto legge 1995 nº 96 (nel testo modificato dall’allegato dell’articolo 1 c. 1 della legge di conversione 1995 nº 206, entrato in vigore l’1giugno 1995e tuttora vigente), il Parlamento, dopo aver valutato dieci anni di esperienze (già allora negative) di quel sistema concessionale (voluto e deciso nel 1984 dal Presidente Craxi, vice Forlani, e dal ministro Nicolazzi coni colleghi De Michelis e Signorile) e dopo averne ricevuti giudizi negativi già allora sferzanti della Corte dei Conti, ha dichiarato «abrogati i commi terzo e quarto dell’articolo 3 della legge1984n º 798». Ha cioè abrogato proprio quei commi di legge coni quali, per l’attuazione delle opere statali di riequilibrio e salvaguardia della laguna( opere alle Bocche – barriere mobili comprese -, marginamenti, rinforzi, difese del litorale, interventi di riequilibrio e ripristino, apertura delle valli da pesca, e allontanamento del trasporto di petroli e derivati) era stata autorizzato il ricorso a una“concessione…a trattativa privata”. Tralasciando qui ilnon secondario dettaglio che anche nel 1984, “a trattativa privata” non equivaleva “a senza gara” (come invece qualcuno volle intendere, mistificando la legge), ciò che più conta è che dal 1995nonesiste più alcuna norma che consenta atti e disposizioni attuative di concessione a privati e che, quindi, quella concessione del 1984 è ormai dal1995 priva di ogni legittimazione e legittimità. Tanto che quella stessa legge del 1995 non ha chiesto e non ha previsto la necessità di alcun atto di revoca, a quel punto già allora ormai superfluo (in quanto ogni nuovo provvedimento di ulteriore concreto affidamento o finanziamento in concessione sarebbe ormai semplicemente privo di ogni copertura di legge, e quindi illegittimo e annullabile, se non già nullo). In altre parole, della revoca nonc’era e non c’è bisogno, perché quella concessione è, dall’1 giugno 1995, già abrogata e inefficace, avendo perduto il precedente appoggio di legge sulla quale si era basata. Tanto che la stessa legge del 1995 si è preoccupata solo di disporre la norma transitoria di sistemazione di quel (poco) che,con quella concessione, era già arrivato a esecuzione e attuazione tra il 1984 e il 1995: lo stesso Parlamento, conilcomma2 di quello stesso articolo di decreto legge, ha infatti disposto che “restano validi gli atti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base delle disposizioni (abrogate)”. Disposizione doverosa riguardo agli impegni formali già perfettamente vincolanti assunti verso il privato. Ma,si badi bene, appunto solo per gli impegni formali già contrattualmente assunti verso il privato e già perfezionati e vincolanti al 31 maggio1995. Sono fatti salvi, quindi, solo gli impegni già oggetto di regolare atto di convenzione operativa già dotata di copertura finanziaria, ratificata e perfezionata entro il 31 maggio1995, sulla base delle leggi e deid ecreti di finanziamento promulgati ed emessi non oltre il 31 maggio1995. Diversamente da come il concessionario, e non pochi ministri e presidenti del Consiglio (e del Magistrato alle acque, e pure qualche magistrato amministrativo), inconsapevoli o conniventi, hanno voluto credere e leggere (ma forzosamente e senza giustificazione giuridica), tale disposizione transitoria non può valere da illimitata “tana libera tutti”; non può valere cioè come recupero della possibilità di affidamento in concessione anche oltre il 31 maggio1995, di ogni opera e intervento che per qualche appiglio esplicativo, narrativo o logico taluno cerchi di far apparire, a posteriori,come effetto o in connessione con le (poche) opere regolarmente e perfettamente già concesse (con tanto di atti stipulati,impegnativi e vincolanti) prima di quella abrogazione. In altre parole, il “fatti salvi” e il “restano validi” può essere applicato solo per gli impegni perfezionati e assunti direttamente ed espressamente con le convenzioni n. 6393, 6479, 6745, 7025, 7138, 7191, 7295, 1568, 1685, 7322 e 7395, sottoscritte tra il 1984 e il 1993, finanziate dalle leggi 171/1973, 798/1984, 910/1986, 67/1988, 360/1991 e 139/1992, per un importo complessivo massimo di 953,989 milioni di euro (al lordo delle quote riservate, su quegli importi, ai Comuni e alla Regione). E non invece per quanto taluna autorità ha voluto affidare in concessione (senza copertura di legge) conl e decine di convenzioni sottoscritte successivamente al 31 maggio1995 e finanziate tutte da leggi successive al 31maggio 1995 (ancorché fosse o sia stato fatto apparire logicamente connesso o materialmente integrato con qualche parte già in precedenza regolarmente concessa e finanziata). In pratica può esserci legittimazione e regolarità giuridico- amministrativa solo per gli interventi (e i relativi pagamenti) concessi e definiti in modo perfetto e completo fino al 31 maggio1995, per un valore, tutt’al più, nel complesso, di poco meno di un miliardo di euro (ma da ridurre delle quote di Regione e Comuni).Mentre erano e sono privi di copertura di legge e quindi legittimità tutti gli affidamenti in concessione, tutte le decine di convenzioni (e tutti i relativi pagamenti) sottoscritte dopo l’1 giugno1995 e appoggiate (ancorché illegittimamente) su leggi successive a quella data. Sino a oggi per ulteriori oltre 7,7 miliardi di euro (di cui 5,5 circa per il Mose, progetto approvato finanziato e convenzionato dopo il 2002). E questo, tanto più dopo il persino precedentecomma10 dell’articolo 12 della Legge 537 del 1993 (entrato in vigore l’1 gennaio 1994 e tuttora vigente), che aveva sancito che per tutti gli interventi della Salvaguardia di Venezia e della sua laguna“gli studi, le sperimentazioni, le pianificazioni, le progettazioni di massima, i controlli di qualità dei progetti esecutivi e delle realizzazioni delle opere, i controlli ambientali (anche mediante ispezioni), la raccolta dati e l’informazione al pubblico devono essere svolti informa unitaria” e quindi, inevitabilmente, attuatio quanto meno diretti e regolati solo dalla pubblica autorità competente, direttamente e senza più possibilità di affidamento“ unitario” in concessione“ unica” a privati. Disposizione efficace e cogente da allora, subito, senza bisogno di ulteriori disposizioni o norme delegate (come invece era necessario per il successivocomma11, che ipotizzava che tali attività e funzioni fossero poi affidate a una nuova società pubblica regionale-statale, per la quale invece espressamente occorrevano ulteriori norme e disposizioni). Tanto che, altrettanto immediatamente,proprio per questo “trasferimento” di cui alcomma10 (“restituzione” dal concessionario all’autorità pubblica concedente e naturalmente competente, di tutte quelle funzioni e attività strategiche, immediatamente cogente, e quindi a prescindere e anche prima e persino anche senza l’attuazione dell’ipotesi del comma11), dall’1 gennaio 1994 ilcomma12 (tuttora vigente) ha disposto che “il corrispettivo per le spese generali previsto dalle concessioni di cui all’articolo 3 della legge 798/1984 è ridotto dal 12 al 6 %”. Ai giudici qualcuno dovrà spiegare perché invece, ignorando queste disposizioni, in tutti questi successivi 20 anni si è voluto ribadire e proseguire con gli affidamenti in concessione al Consorzio Venezia Nuova,per di più riconoscendogli “corrispettivi” ancora del 12%invece che del 6%(per una immotivata regalia a privati, e un sovracosto per il pubblico erario, nel complesso, pari a circa 500 milioni di euro, per la sola differenza tra 12 e 6%, e pari invece a circa mille milioni di euro, considerando l’intero costo dei ‘corrispettivi’ di spese generali di concessione). Cen’è che basta per fermare ogni ulteriore atto amministrativo, liquidazione, finanziamento, collaudo delle opere affidate in concessione al Consorzio Venezia Nuova. Quanto meno fino a che non sarà fatta fino in fondo, nelle ragionerie e nei tribunali, una veritiera “resa di conti”. Nel frattempo di questa sospensione e “resa dei conti”, potremo finalmente verificare, con giudizi veramente esperti e finalmente “terzi”, cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa funziona e cosa non funziona del progetto Mose, come e quanto variarlo e correggerlo in corso d’opera, almeno in quello che ancora possiamo correggerlo.

 

martedì 8 luglio – C’è il premier in Arsenale pronto il corteo “Stop al Mose”

L’invito è “Tutti da Renzi”. L’appuntamento per le 10 di martedì 8, in campo dell’Arsenale, con un presidio «a microfono aperto», seguito da un corteo autorizzato fin dentro l’Arsenale, attraverso l’ingresso della Biennale e fino alle Gaggiandre. La manifestazione si concluderà così proprio di fronte alla Torre di Porta Nuova, dove il premier Matteo Renzi sarà in teleconferenza in occasione di Digital Venice 2014. Obiettivo della protesta – organizzata da il Comitato No Grandi navi, l’associazione Ambiente Venezia e dalla Rete civica contro le grandi opere – è quello di presentare al presidente del Consiglio un documento in cinque punti per chiedere: la fine della concessione unica al Consorzio Venezia Nuova; una moratoria dei lavori alle bocche di porto; «un’ispezione tecnica sui lavori del sistema Mose affidata a una authority indipendente, che studi la possibilità di riconversione del sistema, mediante una variante in corso d’opera»; stop al progetto di scavo del canale Contorta dell’Angelo o di altri canali; grandi navi fuori dalla laguna e realizzazione di un nuovo avamporto alla bocca di porto del Lido. Lo scopo non è consegnare il documento a qualche portavoce, ma farsi ricevere dal premier. L’invito è esteso «a tutte le associazioni e i comitati della città e del Veneto, anch’esso martoriato da grandi opere e project financing del sistema Galan: «Dobbiamo contrastare quanto sta avvenendo con lo scandalo Mose:far passare il tutto solo come una questione di corruzione e concussione: le malversazioni sono avvenute per sostenere un progetto sbagliato, una grande opera inutile, che serve solo a chi la fa e che ha sottratto e sottrae risorse alla città, reddito e servizi ai cittadini ».

 

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