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IL MOSE – Un incarico da 40mila euro affidata dal Coveco

Una torre con vista sul Mose per il fratello di Cuccioletta

Tra gli allegati dell’inchiesta sulle mazzette del Mose spunta un contratto di consulenza per una “torre panoramica” a fini dichiaratamente promozionali. L’idea era quella di fare del gigantesco e complesso sistema di dighe mobili, che dovrà difendere Venezia dall’acqua alta, una vera e propria attrazione per i turisti da vedere dall’alto, in posizione strategica e suggestiva. Clonando quanto successe a Parigi con la creazione della Torre Eiffel. Ad affidare l’incarico è il Coveco, attraverso il presidente Franco Morbiolo, arrestato il 4 giugno, insieme fra gli altri all’allora assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso (tuttora in carcere), all’ormai ex sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, e a Patrizio Cuccioletta.
Quest’ultimo, dal 2008 al 2011 Magistrato alle Acque, era a libro paga – come da lui stesso confessato – di Giovanni Mazzacurati, il dominus del Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico per la costruzione del Mose. Stipendiato con circa 200mila euro l’anno, per non controllare l’avanzamento dei lavori, anzi per approvare tutto, con una buona uscita di 500mila euro, cessato l’incarico. Un carnet fatto non solo di soldi ma anche di favori: cene, viaggi, assunzione della figlia e incarichi al fratello Paolo. Ed è proprio quest’ultimo, architetto, classe 1938, dell’Archingroup con sede a Roma, a venire scelto per «l’individuazione, tra Bocche di Porto oggetto dei lavori, di quella più idonea alla costruzione di una struttura architettonica, vocata all’osservazione delle opere di difesa da parte di eventuali visitatori».
La richiesta dell’intervento arriva – si legge in premessa – dalla stazione appaltante (Magistrato alle Acque) al Consorzio Venezia Nuova di cui il Coveco fa parte in qualità di socio diretto. Compenso pattuito 38mila più Iva comprensivo anche della progettazione del manufatto. La sottoscrizione porta la data del 16 maggio 2012: da sette mesi Cuccioletta junior non è più a capo del Magistrato e Mazzacurati, intercettato dagli uomini della Guardia di Finanza, si dice molto preoccupato perché lo sente depresso. Stesso stato d’animo che emerge dalla conversazione delle rispettive mogli. La parcella con il conto viene presentata due settimane dopo, il 30 maggio 2012: totale da liquidare 40,219,20 euro. Il saldo tramite bonifico bancario da Coveco a Cuccioletta senior. Non c’è traccia dell’elaborato fra gli allegati arrivati in Procura.
Ma i nomi dei due fratelli Cuccioletta erano già assurti all’onore delle cronache tre anni prima che scoppiasse la nuova Tangentopoli lagunare: Patrizio e Paolo comparivano ai numeri 43 e 44 della lista di invitati alla cena della “cricca”, quella dello scandalo del G8 della Maddalena. L’aveva scritta a mano la moglie di Fabio De Santis per festeggiare la nomina del marito a Provveditore delle opere pubbliche di Toscana. Il foglio era stato trovato durante la perquisizione della casa romana dell’ingegnere. Allo stesso tavolo erano stati chiamati anche Berlusconi, Balducci, don Camaldo, cerimoniere del Papa, gli imprenditori Diego Anemone e Francesco de Vito Piscicelli (quello che al telefono rise la sera del terremoto dell’Aquila pregustando gli affari degli appalti). Paolo Cuccioletta si ritrova indagato per corruzione anche a Pescara.

 

INTERROGAZIONE PD «Sospendere la “via del mare”»

ROMA – Il Governo sospenda la gara per la realizzazione e la gestione della nuova superstrada a pedaggio «Via del Mare», che dovrebbe collegare l’autostrada A4, all’altezza del casello di Meolo, con le spiagge. La richiesta è contenuta in un’interrogazione al ministro Lupi, depositata dall’onorevole Simonetta Rubinato del Pd e firmata anche da Sara Moretto. A proporre l’opera, in project financing, fu nel 2007 Adria Infrastrutture finita nell’inchiesta di Venezia e partecipata dal governatore Giancarlo Galan e dall’assessore Renato Chisso.

 

L’INTERVENTO – Mance dal Consorzio. E nessuno si interrogava sulla provenienza dei soldi

Leggo in questi giorni sul Gazzettino un elenco ancora incompleto delle persone fisiche e degli enti che hanno ricevuto finanziamenti erogati dal Consorzio Venezia Nuova durante la costruzione del Mose.
Ciò che accomuna i beneficiati è la loro apparente assoluta estraneità al progetto.
Viene anche pubblicata dal giornale una lunga e dolente precisazione firmata dal giornalista Guido Moltedo il quale deplora di essere stato incluso, per una cifra minima (rispetto alle altre), nel calderone dei nomi pubblicati, spiegando tra l’altro, per quelli che non lo sapessero, come, fino a poco tempo fa, fosse prassi normale che aziende pubbliche utilizzassero questa forma di pubbliche relazioni e vi dedicassero somme anche considerevoli per promuovere le proprie iniziative o comunque per crearne un effetto favorevole nell’opinione pubblica.
Tutto regolare dunque.
Lo Stato, sull’onda di un disastro mai realmente avvenuto, ma solo annunciato dalle prefiche dell’effetto serra, decise dopo il 1966 di costruire un’opera politica tanto imponente quanto poco ingegneristica per salvare Venezia dai futuri danni dell’alta marea.
Da quel momento il Doge delle Regione divise la cittadinanza in due categorie. Chi era contro il Mose voleva la fine di Venezia chi era favorevole la salvezza. Un referendum mentale da cervelli all’ammasso.
Nell’ottica di Galan confesso di essere stato fin dal primo momento per la morte di Venezia.
Mi è sempre sembrato chiaro che l’opera fosse stata volutamente concepita per sbalordire quelli che di marea sanno poco o nulla.
Il male è che alcuni tra gli sbalorditi, sia pur sotto shock dopo le recenti vicende, pensano ancora che questo ferrovecchio possa servire a qualche cosa.
Per sviare i dubbiosi sulla evidente incongruità del costo rapportato agli eventuali danni che l’acqua alta avrebbe potuto produrre alla Città, il Consorzio Nuova Venezia pensò di intervenire con elargizioni mirate e a pioggia in modo di avere un percorso in discesa e senza intoppi durante il corso dell’opera.
Pensando alla Tav, forse ciò che è mancato fino ad oggi per ottenerne l’approvazione popolare, è stata una seria promozione di relazioni pubbliche sotto forma di elargizioni ad alti prelati, parrocchie, organizzazioni, partiti, scrittori, registi e, perché no, ai ciclisti.
Non mi risulta che sia stato fatto. Per una semplice ragione. Non ce n’era alcun bisogno perché è possibile che siano stati i “No Tav” al servizio di lobby diverse.
Dietro tutta questa sporca faccenda del Mose rimane soprattutto una nota amara. Perché queste persone hanno preso scientemente soldi pubblici? Non hanno mai pensato che un’opera pubblica non ha bisogno di appoggi morali per essere ulteriormente approvata?
Io penso che, se gli autori hanno accettato il danaro, lo abbiano fatto convinti che senza quel finanziamento le loro opere non sarebbero mai state né pubblicate né costruite. Hanno incassato una mancia. Da accattoni.

 

I NUOVI LIBRI DI “CORTE DEL FONTEGO” – Mose e grandi navi, ora la città attende risposte

VENEZIA – La collana “Occhi aperti su Venezia” di Corte del Fontego si arricchisce di tre titoli dedicati al sistema Mose e alle grandi navi in laguna. “A bocca chiusa” di Lidia Fersuoch, “Invertire la rotta” di Silvio Testa e “Contare il crocerismo” di Giuseppe Tattara. Presentati alla Scuola dei Calegheri – da Edoardo Salzano e dagli autori – essi propongono in forma sintetica letture critiche della grande opera e degli effetti del crocierismo e del gigantismo navale sulla città lagunare, «dove si registrano le stesse forzature e un pensiero unico che ha caratterizzato per anni la società veneziana fino allo scorso 4 giugno».
«Da questi libretti si evince che in città e non solo il potere reale non è esercitato dai cittadini, ma da un coacervo di poteri forti resi ancora più forti dai margini di manovra loro concessi», ha detto Salzano. E a confermare le sue parole è stata Lidia Fersuoch, secondo cui «il Mose è sbagliato in sè, e frutto di pessime leggi, mancanza di controlli e di un deficit di democrazia. Questo è il primo tentativo di scrivere la sua storia, caratterizzata da denunce e minacce a chi non condivideva l’opera. Che ha avuto costi altissimi, e costi non meno alti richiederà per la manutenzione».
Per Silvio Testa «anche sulle grandi navi si sta riscontrando un rullo compressore che prescinde dal buon senso, dalla logica e da ogni valutazione. Le criticità non hanno mai trovato risposta. E tutto si è ridotto all’opportunità di non far passare più questi mostri davanti a San Marco, in base alla soluzione precostituita dello scavo del canale Contorta Sant’Angelo, che trasformerà la laguna in un tratto di mare. Sui livelli d’inquinamento, poi, il silenzio rimane assordante».
Giuseppe Tattara, invece, il crocierismo lo ha affrontato da un punto di vista sociale ed economico: «Confrontati costi e benefici, non si può negare che il settore dia lavoro. Ma con ricadute sulla città assai modeste, nell’ambito di un’economia circoscritta. E costi per danni ambientali superiori all’indotto».

Vettor Maria Corsetti

 

A proposito di…

SCANDALO DEL MOSE E POLITICI CORROTTI

Caro cronista, con lo scandalo del Mose si sono allegramente corrotti politici di massimo livello; vertici di controllo come lo storico Magistrato alle Acque; un Generale della Finanza; la Corte dei Conti; imprenditori in posizione di privilegio; illustri funzionari pubblici. Tutti caduti nella rete del Consorzio Venezia Nuova che si è prodigato, con generose elargizioni di denaro a destra e a manca, per ottenere la concessione unica dei lavori. Fatti tutti fuori legge e senza appalto dove “Si prefigura, anche, l’ipotesi di reato d’impatto ambientale.” Ora mi domando se il Comitatone – massima sentinella preposta alla sorveglianza delle opere lagunari, scappata, forse, ai tentacoli del Consorzio Venezia Nuova – possa deliberare. Il suo silenzio è durato tre anni: tempo in cui rimane in parcheggio, fra forti polemiche e contestazioni lagunari. Chiamato in causa dal sindaco Orsoni nella seduta del 30 aprile 2014, fa cadere la sua determinante scelta su tre progetti, quelli che porteranno ad altri invasivi scavi ed arginamenti, negando spazio alle quattro alternative presentate in concomitanza, le quali escludono questi pericolosi interventi. Scelta che lascia aperto il problema dell’alternanza. Il Comitatone (composto nella maggior parte da tecnici del settore) non può cadere in questo tranello e dare un colpo di spugna alle alternative, regalando alle grandi navi la morte della Laguna. Viene da chiedersi se esso, nella sua prossima riunione, abbia ancora la facoltà di analisi per deliberare e come il ministro dell’ambiente Massimo Lupi possa convocarlo se non c’è un’analisi ambientale comparativa, come previsto. Tutto ciò accrescerà il già forte malessere dei cittadini in un momento così drammatico per le sorti della città. Si attende la riunione del Comitatone entro luglio e le alternative si sono arenate al Ministero dell’Ambiente. Il Comitatone preposto alla Salvaguardia della Laguna, sceglierà il Contorta che risulta essere il prediletto. Siamo davanti ad un terremoto che ha travolto tutto e – in questa non chiara situazione – sembra essere risoluto a voler continuare a imperversare. Il cittadino si attende un più attento controllo del territorio e non che i controllori vengano controllati dagli esaminandi che svolazzano sull’ambiente, da alcuni decenni, come corvi. Per i soldi che girano, nella tormentata Laguna di oggi, viene da dubitare di tutti.

Yvonne Girardello – Venezia

 

La precisazione

NIENTE CONTRIBUTI DAL CONSORZIO

In relazione all’articolo comparso su “Il Gazzettino” del 4 luglio scorso, intitolato “Così Mazzacurati foraggiava Venezia – 32 milioni dati a enti e associazioni” dove si fa menzione di una generica “mensa per i poveri di Mestre” tra i soggetti beneficiari delle elargizioni del Consorzio Venezia Nuova, tengo a precisare in qualità di presidente della Associazione San Vincenzo Mestrina onlus – che dal 1967 gestisce la mensa di Ca’ Letizia in via Querini a Mestre – che la nostra mensa non è mai stata destinataria di alcun tipo di finanziamento e/o donazione da parte del predetto Consorzio. Tanto per chiarezza anche nei confronti dei tanti benefattori che da sempre sostengono la nostra storica mensa, che vive solo di “Provvidenza” e non riceve alcun finanziamento da istituzioni pubbliche o private.

Stefano Bozzi – presidente Associazione San Vincenzo Mestrina onlus”

 

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