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IL BILANCIO

Sette in carcere dopo il blitz del 4 giugno

Delle 35 persone per le quali la Procura ha ottenuto l’arresto il 4 giugno, 22 erano finite in carcere, 10 ai domiciliari,, mentre due indagati erano coperti dall’immunità parlamentare (oltre al deputato Galan, l’ex europarlamentare Lia Sartori, ora ai domiciliari). L’intervento del Tribunale del riesame ha trasformato la situazione: in carcere sono rimasti l’ex assessore Renato Chisso, il suo segretario Enzo Casarin, l’imprenditore Alessandro Mazzi, il commercialista Paolo Venuti, l’ex braccio destro del ministro Tremonti Marco Milanese (competente ora la Procura di Milano), l’ex generale della Guardia di Finanza Emilio Spaziante (anche lui ora a Milano), Gino Chiarini. Tra i 7 scarcerati, c’è chi ha ammesso le proprie responsabilità (come Patrizio Cuccioletta e Stefano Tomarelli) e altri per i quali i giudici hanno ritenuto non sufficienti le prove a carico, come per i dirigenti regionali Giovanni Artico e Giuseppe Fasiol.

 

A PRESENTARE IL PROJECT FU LA SOCIETÀ ADRIA, PARTECIPATA DA GALAN E CHISSO

Rubinato: il Governo sospenda l’appalto della Via del Mare

VENEZIA – Il Governo Renzi sospenda, in via precauzionale, la gara d’appalto per la realizzazione e la gestione della nuova superstrada turistica a pedaggio «Via del Mare », destinata a collegare l’autostrada A4, all’altezza del casello di Meolo, con le spiagge del litorale veneziane. La richiesta è contenuta in un’interrogazione alle Infrastrutture Maurizio Lupi, depositata alla Camera dalla parlamentare trevigiana del Pd Simonetta Rubinato e firmata anche dalla collega di gruppo Sara Moretto. L’iniziativa (che fa eco all’analogo intervento di Bruno Pigozzo, vicecapogruppo democratico in Consiglio regionale) prende spunto dal fatto che a proporre l’opera, in project financing, fu nel 2007 Adria Infrastrutture, la società, gestita da Claudia Minutillo e Piergiorgio Baita, finita nel mirino della Procura di Venezia già nelle prime fasi dell’inchiesta che ha terremotato la politica regionale. Ebbene, secondo gli investigatori, Adria Spa – definita «una società di corrotti e corruttori», dall’ordinanza del giudice di Venezia – sarebbe anche stata partecipata, attraverso dei prestanome, da Giancarlo Galan e da Renato Chisso, entrambi indagati nella Tangentopoli veneta. Circostanza ammessa dall’ex governatore del Veneto nel corso della videointervista del 27 giugno al nostro giornale: «L’acquisto del 7% del pacchetto societaria di Adria fu una stupidaggine, un errore che non ripeterei », le sue parole «anche se quelle quote non valgono nulla, perché l’impresa non ha mai costruito nulla». Ma cos’è la Via del Mare? Inclusa dal Cipe tra le opere di «interesse strategico», consiste nella realizzazione di una bretella di collegamento tra il casello autostradale di Meolo sulla Milano- Trieste e la rotatoria «Frova» a nord-ovest del centro abitato di Jesolo; l’asse stradale ha uno sviluppo di circa 19 km e attraversa il territorio di 5 comuni (Roncade, Meolo, Musile, San Donà di Piave, Jesolo) per un costo stimato in 200,752 milioni di euro. Che la cordata capitanata da Adria Infrastrutture Spa, si è offerta di coprire in cambio della riscossione quarantennale del pedaggio, ottenendo così il diritto di prelazione sull’appalto. «Un pessimo affare per la comunità, un vero esproprio ai danni della Treviso Mare e ad esclusivo beneficio dei privati», rincara Rubinato «il piano finanziario del bando è stato a lungo blindato e ora comprendiamo il perché. Va bloccato in ogni caso, a prescindere dai sospetti di illegalità, che puresono pesanti».

Filippo Tosatto

 

Grandi navi, Mose “ingombrante”

Masiero (Slow Lagoon): «Fondale troppo alto, bisognerà modificare i cassoni»

CHIOGGIA – Mose “ingombrante” per l’arrivo delle grandi navi da crociera. Lo denuncia il presidente di Slow Lagoon Marino Masiero individuando nei politici i responsabili di una mancata attenzione sulla vicenda. Da mesi la città si sta candidando a lavorare in sinergia con Venezia per creare un polo crocieristico lagunare in cui poter utilizzare i due scali indifferentemente per mantenere nella provincia le grandi navi. All’orizzonte spunta però un nuovo elemento di cui nessuno finora ha parlato. «I lavori di posa dei cassoni centrali del Mose a Chioggia», sostiene Masiero, membro anche del direttivo di Gruppo turismo, «andrebbero sospesi e l’opera modificata immediatamente per non penalizzare la città. Pochi sanno che la nostra soglia d’ingresso in porto è a meno 11 metri contro i meno 14 di Venezia. Tenuto conto del “franco di sicurezza di due metri” per far passare le navi passeggeri, la differenza squalifica il nostro porto impedendo di far entrare le grandi navi». Gruppo turismo chiede di abbassare la soglia delle paratie centrali del Mose per un centinaio di metri di larghezza alla bocca di porto. «Di fronte ai sette miliardi di costo complessivo del Mose», precisa Masiero, «gli scavi per aumentare di tre metri la profondità avrebbero inciso, forse, per qualche punto percentuale. Un piccolo aumento di spesa che, a fronte delle opportune revisioni dell’appalto unico, potrebbe ampiamente venire coperto da risparmi che si profilano all’orizzonte. Quei tre metri che mancano ci impediscono, a nostro parere per volontà e non per ragioni tecniche, di essere un porto a tutto tondo come Malamocco e Lido ». Con il Mose impostato in questo modo, Chioggia vedrebbe arrivare navi passeggeri minori, con pescaggio inferiore ai 9 metri, mezzi che le stesse compagnie armatoriali ritengono superati sotto il profilo economico e cantieristico.

(e.b.a.)

 

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