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L’INCHIESTA – Il presidente dell’anticorruzione a Venezia. Galan, dal Cvn regalo di nozze da 12mila euro

VENEZIA – Alla Camera le motivazioni del gip che non revoca il carcere per il deputato. Va ai domiciliari il bellunese Dal Borgo

Da Mazzacurati un regalo di nozze da 12mila euro a Galan

L’INCHIESTA – Intanto, dalle carte dell’inchiesta spunta il regalo che il Consorzio (gestione Mazzacurati) avrebbe fatto a Giancarlo Galan per le nozze: cristalleria per 12 mila euro.

Il Consorzio Venezia Nuova avrebbe regalato a Giancarlo Galan, in occasione del suo matrimonio, un set di cristalleria per un valore di circa 12mila euro. Il dato emerge da un recente interrogatorio cui è stata sottoposta la segretaria del Cvn al tempo di Giovanni Mazzacurati, Francesca De Pol. La magistratura, dunque, continua a raccogliere documentazione ed elementi probatori a carico del parlamentare, in attesa che la Camera si esprima sull’autorizzazione all’arresto. Dal palazzo di Giustizia fanno intanto sapere di non avere nessuna fretta di sentirlo e che lo faranno non appena si rimetterà dalla sua malattia e sarà uscito dall’ospedale dove attualmente è ricoverato per una frattura alla gamba.
Continua dunque il match a distanza: il gip Alberto Scaramuzza ha notificato alla presidente Laura Boldrini il rigetto dell’istanza – presentata dai legali di Galan, Ghedini e Franchini – di commutare l’arresto nella misura degli arresti domiciliari da scontare all’ospedale di Este. «Considerato che non essendo ancora a conoscenza di quando e come la Camera si determinerà – scrive il magistrato – questo giudice non è allo stato in grado di formulare previsioni in ordine all’esito della decisione, che, se negativa, renderà superflua ogni determinazione in merito all’odierna richiesta».
L’avvocato Antonio Franchini impugnerà oggi il provvedimento di fronte al Tribunale del Riesame, sostenendo che «l’autorizzazione a procedere è solo condizione di proseguibilità; l’ordinanza è un atto perfetto è può essere modificata anche per fatti precedenti all’esecuzione».
Il Riesame ha depositato ieri le motivazioni con cui ha concesso gli arresti domiciliari al bellunese Luigi Dal Borgo, ritenuto un intermediario in diverse operazioni illecite, membro del cda di Adria Infrastrutture e poi dell’Autostrada Padova-Venezia. Il Tribunale ha ripercorso le fasi salienti dell’inchiesta, puntualizzando la «piena consapevolezza del Dal Borgo circa la natura comunque illecita delle operazioni». Per i giudici è assodato che egli avrebbe contribuito anche a produrre fatture false. Pur ravvisando il persistere dell’esigenza cautelare per impedire la reiterazione dei reati, la corte ha concesso l’attenuazione su richiesta dei difensori, gli avvocati Guido Simonetti e Simone Zancani.

Michele Fullin

 

IL CASO GALAN TORMENTONE DELL’ESTATE

Per tutti noi italiani la salute di Giancarlo Galan sta diventando il tormentone dell’estate. Fino a una settimana fa godeva di ottima salute e ora lo ritroviamo moribondo con mille problemi fisici. Guai a tirarlo fuori dall’ospedale di Este, rifugio sicuro (vedi soci), ha certificati medici di mille primari. Per un semplice cittadino è già difficile ottenerlo anche da un solo medico di base…
Mi risulta che non abbia ancora rassegnato le dimissioni da onorevole e che continua a tenere sulla corda con le sue sciocchezze il Parlamento che di certo ha problemi molto più importanti che lo stato del “poco” onorevole Galan. Basta rinvii, se deve andare in galera che si voti e subito. Mi risulta che anche nelle carceri esistano degli infermerie-ospedali e che nessuno sia morto o sia stato abbandonato. Quindi è meglio che i suoi avvocati la smettamo di trovare cavilli per evitare la galera. Siamo stufi di tutti questi privilegi e di essere presi in giro. In questo modo si finisce per esasperare la gente.

Antonio Zoffoli – Quinto di Treviso

 

Mose, c’è l’ipotesi commissario

Cantone: stiamo valutando se applicare il decreto. Fabris: ma la gestione del Consorzio è già cambiata

LA VISITA – Il presidente dell’Autorità anti-corruzione, Raffaele Cantone, in visita a Venezia. Prima al Consorzio Venezia Nuova, poi in Procura. Ed emerge l’ipotesi di un commissario per il Mose, anche se i vertici del Cvn assicurano che la situazione è cambiata.

Il presidente dell’authority visita Consorzio e Procura: stiamo valutando se applicare il decreto anticorruzione

L’AUTORITÀ – Il modello-Maltauro fa l’apripista a Milano per lo scandalo Expo

LA REPLICA CVN «Reati non commessi per ottenere gli appalti e ora c’è discontinuità»

Mose, Cantone studia l’ipotesi del commissario

Dilemma amletico in laguna dopo trent’anni di incontrastata solitudine decisionale del Consorzio Venezia Nuova che ha fatto e disfatto tutto ciò che ha voluto su salvaguardia e Mose, l’opera idraulica più grande e costosa mai pensata in Italia. Saranno commissariati imprese e lavori in corso di ultimazione alle bocche di porto, in base alla stretta voluta dal governo dopo lo scandalo dell’Expo 2015, pallido preludio del malaffare che sta venendo a galla a Nord Est? Per dipanare la matassa di un problema giuridico, prima che politico, il commissario anticorruzione Raffaele Cantone ha compiuto ieri una visita in tre tappe a Venezia.
La prima nella sede del Consorzio, per esaminare presupposti e conseguenze della possibile replica del modello-Maltauro, già operativa a Milano e Vicenza. La seconda in Procura della Repubblica, per verificare l’esistenza delle condizioni di applicabilità, ovvero il patto illecito che avrebbe condizionato l’esito degli appalti. La terza nel teatro Aurora di Mestre, per discutere con Felice Casson, senatore del Pd, della necessità di una crociata contro la tangentocrazia, da equiparare alla Mafia per effetti nefasti su società ed economia italiana.
In quella parte di Arsenale che il Consorzio ha trasformato negli anni in un’oasi verde di pace, dentro una cornice architettonica straordinaria, Cantone ha incontrato il presidente Mauro Fabris, il direttore Hermes Redi e l’avvocato Alfredo Biagini. Ha guardato i computer che controllano la Laguna, i monitoraggi delle maree, i modellini del Mose. Poi, senza rompere – per il momento – il bel giocattolino (il governo ha assicurato che verrà portato a termine) ha ammesso: «La legge prevede la possibilità in presenza di fatti corruttivi dell’applicazione di alcuni strumenti, come il commissariamento delle imprese aggiudicatarie».
Ma per arrivare a tale conclusione deve fare i conti con «una legge speciale che risale al 1984, una scelta legislativa di altri tempi. È una situazione complicata, con un unico concessionario. Mi pare comunque strana l’idea che vengano chiamati i privati a gestire soldi pubblici e a realizzare le opere». Puntura di spillo rivelatrice di un orientamento, anche se il Commissario aggiunge: «Sono abituato a capire, prima di decidere». Per farlo deve risolvere il paradosso di poter commissariare le «imprese aggiudicatarie» che si identificano con la «stazione appaltante», il Consorzio da esse composto.
Il presidente Mauro Fabris, quando Cantone se ne è andato, cogliendo il rischio di veder strappare il potere alla nuova gestione, assicura: «Il Commissario sta valutando l’applicabilità del decreto anticorruzione. Ma per farlo deve tenere conto se vi siano stati o meno elementi di discontinuità con la vecchia governance del Consorzio». A seguire, snocciola una litania di elementi di rottura: la nuova presidenza, il nuovo direttore, un nuovo organismo di vigilanza, la revoca delle deleghe ai vecchi dirigenti, il taglio delle spese estranee alla finalità originaria del Consorzio, la concentrazione sull’asset principale, che è il completamento del Mose entro il 2016. «Si può aggiungere che in questa triste e schifosa vicenda i reati non sono stati commessi per ottenere gli appalti». Infatti, erano già stati assegnati, eppure il denaro scorreva a fiumi.
Uscendo dal palazzo di giustizia, un’ora e mezzo dopo, Cantone ha ammesso di aver aggiunto un altro tassello alla sua indagine. «Avevo la necessità di parlare con i procuratori, che mi hanno spiegato la situazione». Forse perché cercava le prove, agli atti, della corruzione? «Certamente quello è il presupposto per l’applicazione del decreto». E quindi per il commissariamento. Ma se n’è andato senza portare via documenti dell’inchiesta.
A Marghera, davanti a una platea pidiessina foltissima, interessata al tema della legalità, Cantore si è poi lasciato andare ad altre ammissioni. «Nell’Expo di Milano i lavori non li farà più la società che ha pagato le tangenti, ma le sue maestranze, con una diversa amministrazione». Ecco la strada che potrebbe ripercorrere a Venezia. Anche perché Casson lo ha sollecitato ricordando che lo scandalo-Mose nasce «dalla creazione, voluta da centrodestra e centrosinistra, di fondi leciti da gestire senza rendicontazione: lì è il marcio, il bubbone del Mose». E Cantone, di rimando: «Un Comune qualsiasi deve seguire il Codice degli appalti, mentre qui sono stati spesi 6 miliardi senza averne fatto alcuno, perché non erano previsti dalla legge che ha assegnato ai privati la gestione, senza controllo, dei soldi pubblici». Affondo finale: «E questo, con il silenzio di tutti».

Giuseppe Pietrobelli

 

IL SUPERMAGISTRATO – Cantone: «A Venezia più corruzione che a Milano»

«Leggi criminogene hanno favorito il Consorzio»

MARGHERA Affollato incontro all’Aurora con il magistrato simbolo della lotta al malaffare negli appalti

Cantone: «A Venezia corruzione a 360 gradi»

«Venezia peggio di Milano. Qui la corruzione è a 360 gradi e coinvolge tutti, anche i controllori. Se punto a commissariare le imprese del Consorzio Venezia Nuova come ho fatto con la Maltauro a Milano? Non credo sia possibile. Vedremo. Quel che è certo è che dobbiamo riflettere sulla portata della corruzione nel nostro Paese, che è un cancro paragonabile alla mafia. E come abbiamo vinto la mafia dobbiamo vincere la corruzione.» Così Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione ad un incontro pubblico, a Marghera. Al teatro Aurora che negli anni ha ospitato infuocati dibattitti sulla chimica e sull’occupazione, Raffaela Cantone ha detto chiaro e tondo che lo scandalo del Mose nasce da una “legislazione criminogena” perchè a suo tempo, quando fu affidato l’incarico al Consorzio Venezia Nuova di gestire i soldi pubblici, una parte di aziende del Consorzio era pubblica, ma poi sono diventate tutte private. E come si fa a far gestire i soldi pubblici da un privato? E riconoscerli il 12 per cento su tutto quello che fa?» – si è chiesto Cantone. Dunque la corruzione è stata favorita se non incoraggiata dalla Legge speciale per Venezia. Resta il fatto che poi gli imprenditori – e i politici, i funzionari statali, i Finanzieri corrotti- ci hanno messo del loro e la corruzione è diventata quel “sistema Mose” che la Procura di Venezia ha portato alla luce. Una corruzione così estesa da far dire al magistrato simbolo della lotta alla corruzione che il punto nodale – e lo dice anche il senatore Felice Casson che ha partecipato al dibattito all’Aurora – è che è necessario un cambio di mentalità. «Oggi il corruttore non è una persona antipatica. Si fa fatica a rendersi cnto della sua pericolosità. E invece la corruzione mina alle basi la società perchè mette le imprese oneste nella impossibilità di competere. Ecco perchè ho commissariato la Maltauro. L’imprenditore che ha pagato le mazzette non deve godere i benefici della sua azione di corruttela. E quindi la sua impresa lavorerà, i suoi operai lavoreranno, ma lui non incasserà un centesimo». Ma oltre ai soldi delle mazzette, nel caso Mose bisogna tener conto anche degli altri soldi, quelli spesi in “liberalità” e cioè in sponsorizzazioni e convegni, in film e studi di ogni tipo, ma anche in squadre di calcio e di basket. E in campagne elettorali. «E anche chi ha preso i soldi in modo lecito e li ha dichiarati – ha detto Casson – deve rendersi conto che comunque ha fatto sì che si creasse un terreno fertile per la corruzione. Perchè, come si fa a mettersi contro qualcuno che ti ha sponsorizzato il convegno o che ti ha pagato la campagna elettorale?»

 

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