Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Mose, lo scandalo travolge l’Università del Patriarcato

Venezia, fondi finiti: Moraglia chiude i corsi, la società editrice e la Facoltà di diritto canonico
del Marcianum, voluto e fondato da Scola.

Le decisioni “approvate” da Santa Sede e Papa

VENEZIA – Via libera dal Pontefice «Un atto non scontato da parte della Santa Sede»

Attraverso una lettera, il 19 giugno, il Pontefice ha determinato il disimpegno della diocesi dal Marcianum, così come deciso dal patriarca

L’ANNUNCIO SU GENTE VENETA – Senza sponsor e con più costi impossibile andare avanti

Lo scandalo travolge l’università della Curia Soldi finiti, stop ai corsi

Rotti i rapporti con il Consorzio Venezia Nuova, il Marcianum taglia e si trasforma

Il patriarca Moraglia aveva chiesto al predecessore Scola di farsene carico: niente da fare

LA NUOVA FONDAZIONE – Si è dimesso anche Chiarotto storico patron di Mantovani

L’incontro non deve essere stato facile. E non solo per un delicato problema di “timore reverenziale” tra un principe della Chiesa come il cardinale Angelo Scola e monsignor Francesco Moraglia, suo successore come Patriarca di Venezia. Di sicuro, però, lo scambio di opinioni tra i due uomini di Chiesa nella sede milanese dell’Arcivescovado, deve essere stato molto franco. Così schietto e risoluto che, alla fine, è stato tracciato il classico rigo: addio all’esperienza della Fondazione Marcianum come “polo educativo e di formazione cattolica” in quel di Venezia.
Moraglia, nella veste di Gran Cancelliere della Fondazione, che da tempo si è trovato a sbrogliare la matassa dei costi di questo “think tank” ideato nel 2006 dal suo predecessore sulla cattedra di San Marco, ha messo sul piatto della bilancia non solo la questione Marcianum, ma anche rivelato le difficoltà economiche e finanziarie dell’ente all’indomani del “terremoto” dello scandalo Mose che ha visto il Marcianum fino all’anno scorso tra i beneficiari dei fondi “girati” dal Consorzio Venezia Nuova attraverso il suo ex presidente Giovanni Mazzacurati, che era anche al vertice dell’istituto di formazione veneziano.
Ed è toccato proprio allo stesso Patriarca Moraglia rivelare in un’intervista al settimanale diocesano “Gente Veneta”, come egli si sia recato a Milano il mese scorso, insieme al proprio vicario episcopale, per incontrare Scola e formulare, visto il venir meno degli sponsor e l’incremento dei costi di gestione e in piena tempesta giudiziaria, che la Diocesi di Venezia non sarebbe stata più in grado di sostenere l’ente, invitando lo stesso Scola a farsene carico anche come ideatore del progetto.
Una richiesta precisa che Scola ha escluso di poter assolvere ritenendola una “strada non praticabile”. A definire la fine delle attività teologiche del Marcianum (la Facoltà di diritto canonico che non attiverà i corsi del primo anno così come non partiranno le iniziative dell’Istituto di scienze religiose, nonchè l’attività editoriale Marcianum press oltre al Convitto internazionale) non solo il “no” di Scola, ma anche le autorevoli prese di posizione e i giudizi giunti da Oltretevere, prima attraverso la Congregazione del Clero, la Cei, poi la Segreteria di Stato del Vaticano fino ad arrivare a Papa Francesco. Ed è stato proprio dal Pontefice, con gli atti e i mezzi a sua disposizione, attraverso una lettera del 19 giugno scorso, che è giunto il disimpegno dal Marcianum come Venezia lo aveva conosciuto in questi anni, attraverso una “procedura” che in qualche modo ha dato una esplicita approvazione ad una decisione assunta a livello diocesano. «Un atto – ha spiegato monsignor Moraglia – né comune né scontato da parte della Santa Sede».
Una decisione che comunque era nell’aria da un po’ di tempo, complice il fatto che il Marcianum si era ritrovato nell’occhio del ciclone per l’inchiesta della magistratura sul Mose, e che proprio recentemente aveva portato al riassetto della Fondazione con l’ingresso di un nuovo gruppo di dirigenti alla guida di Gabriele Galateri di Genola, dopo che Moraglia aveva già “sacrificato” il liceo Giovanni Paolo I accorpandolo ad un altro ente educativo paritario come l’Istituto Cavanis.
E proprio dalla dismissione del “ramo religioso” della Fondazione che sboccerà ora la nuova vita dell’istituzione con un percorso mirato, lungo un biennio con alcuni progetti legati all’innovazione, al lavoro e alla ricerca sociale in stretto rapporto con il territorio nel segno della dottrina sociale della Chiesa tanto cara proprio a Moraglia. Una “formula” che, se da un lato trasforma il Marcianum e ne modifica le prospettive, dall’altro lo inserisce, con ogni probabilità, tra i “pensatoi” della realtà veneziana e veneta. E in questo quadro, al di là della rescissione del cordone ombelicale con la Diocesi di Venezia, il consiglio di amministrazione che si è riunito ieri in città, ha scelto Paolo Lombardi come nuovo amministratore delegato che subentrerà a Marco Agostini cooptato in cda, ma soprattutto ha accettato le dimissioni di Romeo Chiarotto, patron di quella Mantovani spa coinvolta recentemente nell’inchiesta sul sistema Mose a Venezia. Un nome autorevole, tanto quanto quello di Mazzacurati già dimessosi nelle scorse settimane, ma che nei corridoi del Patriarcato di Venezia risultava, al giorno d’oggi, oltremodo imbarazzante.

Paolo Navarro Dina

 

VICENZA – Martedì il Riesame di Venezia discute sulla liberazione negata all’ex eurodeputata vicentina

Lia Sartori: «Sono ai domiciliari per un reato che è già prescritto»

INDAGATA – L’ex eurodeputata vicentina Amalia Sartori è agli arresti domiciliari

LA SMENTITA DELLA PROCURA «I termini non sono scaduti, ma i tempi sono ravvicinati»

VICENZA – «Mi tengono in carcere per un reato già prescritto». Amalia Sartori detta Lia, vicentina di Valdastico, per due volte eurodeputata, con un pedigree di lungo corso prima con i socialisti, poi con Forza Italia, è chiusa nella sua casa in Contrà San Faustino a Vicenza. Non può comunicare con l’esterno visto che sta agli arresti domiciliari, a seguito dell’ordinanza del gip veneziano Alberto Scaramuzza sullo scandalo del Mose e dei grandi appalti a Nord Est. Il provvedimento è scattato il 2 luglio, di buon mattino, non appena è venuta a mancare la tutela dell’Europarlamento, visto che la Sartori non è stata rieletta a Strasburgo. Ma lei ha deciso di tener duro.
La sua dichiarazione viene riportata dall’avvocato Pierantonio Zanettin che, assieme ad Alessandro Moscatelli, assiste l’indagata. Ma è probabile che il 22 luglio, quando la posizione sarà discussa davanti al Riesame a Venezia, si aggiunga il professore Franco Coppi. «Non è giusto tenerla ai domiciliari per un reato di finanziamento illecito dei partiti che è già prescritto. Il provvedimento non doveva neppure essere emesso» spiega l’avvocato Zanettin che ha sintetizzato le sue considerazioni in una memoria. «Prima vogliamo uscire, poi ci difenderemo nel merito». E replica al gip Scaramuzza che, negando alcuni giorni fa la liberazione, ha spiegato come non sia prevedibile una condanna sotto i limiti della prescrizione, visto che l’indagata non ha presentato richiesta di riti alternati. «Se lo scordi che chiederemo il patteggiamento» replica ora l’avvocato Zanettin, affilando le armi in vista della discussione di martedì prossimo.
In Procura a Venezia negano che siano scattati i tempi della prescrizione, anche se i termini sono abbastanza ravvicinati. L’ex parlamentare è finita nei guai per alcuni versamenti elettorali da parte del Consorzio Venezia Nuova. Bisogna prestare attenzione alle date. I primi 25 mila euro risalgono al 2009, con la dimenticanza di delibera da parte degli organi sociali del Consorzio. Altri 200 mila euro sarebbero stati corrisposti, come finanziamento elettorale, in un periodo che va dal 2006 al 2012. Il capo d’imputazione fa riferimento, in concreto, a 50 mila euro consegnati personalmente (e in contanti) da Giovanni Mazzacurati, padre-padrone del Consorzio, il 6 maggio 2010 in un albergo di Mestre.

G. P.

 

AMBIENTE VENEZIA – Sollecitato un incontro con il commissario prefettizio

Mose, appello a Zappalorto: «Esperti estranei al Consorzio»

Una conferenza stampa davanti a Ca’ Loredan, quella organizzata ieri da Ambiente Venezia per sollecitare un incontro con il commissario Vittorio Zappalorto in materia di Mose e grandi navi. «Temi sui quali ha ascoltato tutti, fuorché noi – hanno detto Armando Danella e Luciano Mazzolin – Poco fa abbiamo consegnato alla sua segreteria la richiesta scritta di audizione, accompagnata dalla versione aggiornata del Libro bianco sulle grandi navi e dal testo dell’esposto su eventuali danni erariali legati al sistema Mose, depositato il 17 luglio presso la Procura della Repubblica».
Nello spiegare che per loro quest’ultimo «è sempre stato un progetto sbagliato e costosissimo, sia per la realizzazione sia per la manutenzione», i promotori dell’iniziativa hanno spiegato che dal commissario pretendono «la nomina di una commissione di esperti per eventuali varianti in corso d’opera, oltre alla sospensione dei lavori e al blocco dei fondi assegnati dal Cipe e non ancora spesi».
Sulle grandi navi da crociera, invece, Ambiente Venezia invita Zappalorto a dissociarsi dal Governo «qualora volesse forzare i tempi convocando il Comitatone o riunioni tecniche più o meno partecipate, inserendo l’ipotesi di scavare nuovi canali in laguna nel provvedimento sull’accelerazione delle opere infrastrutturali che il premier Renzi vorrebbe emanare entro il 31 luglio». E chiedendo altresì al commissario «di farsi interprete e garante delle nostre richieste di sottoporre tutti i progetti presentati a parere tecnico preliminare della commissione nazionale Via, di tener conto dei tre pareri espressi da questa nel settembre 2013, di non nominare esperti che abbiano avuto collaborazioni con il Consorzio Venezia Nuova e di pubblicizzare tutti gli atti».

 

IMPRESE – Dopo l’arresto per le tangenti Expo, Enrico fuori dal cda, via anche le sorelle Elena e Adriana. E in futuro nuovo brand

E la Maltauro ora pensa di cambiare nome

NOVITÀ AL VERTICE – Organismo di vigilanza: arriva un generale della Gdf

VENEZIA – Signori si cambia. Sembra essere proprio questo il motto del nuovo corso della Maltauro, il gruppo vicentino delle costruzioni, tra le prime dodici aziende italiane del settore, forte di un portafolgio ordini vicino ai 3 miliardi di euro. Dopo l’arresto del presidente Enrico Maltauro, coinvolto nella scandalo delle tangenti legate all’Expo, l’azienda ha deciso di avviare una vera e propria rivoluzione, che porterà quasi certamente anche alla scomparsa dello stesso storico nome dell’impresa vicentina nata nel 1921 a Recoaro Terme. Intanto il nome, anzi il cognome, Maltauro è già sparito dagli organigrammi di vertice del gruppo. Dal nuovo consiglio d’amministrazione dell’impresa sono infatti usciti non solo il protagonista dell’inchiesta sull’Expo, ossia Enrico Maltauro (a cui fa capo il 25% della società), attualmente agli arresti domiciliari, ma anche le sorelle Elena e Adriana, anch’esse titolari di una quota del 25% a testa. La continuità aziendale sarà comunque garantita da Gianfranco Simonetto, alla cui famiglia fa capo il restante 25% della Maltauro. Simonetto, con la qualifica di amministratore delegato, condividerà la guida dell’azienda con il nuovo amministratore delegato, Alberto Liberatori, entrato in azienda all’inizio di luglio. Alla presidenza della società arriva una donna, la commercialista milanese Gabriella Chersicla, tra l’altro vice presidente del gruppo Parmalat. Nel consiglio sono stati invece confermati i due consiglieri indipendenti Alberto Regazzo e Francesco Marena, mentre al posto delle sorelle Maltauro sono entrati due nuovi consiglieri: Piergiuseppe Biandrino, general counsel di Edison e Bettina Campedelli, docente dell’università di Verona e membro del cda di Cattolica. Rinnovato anche l’organismo di vigilanza alla cui presidenza è stato chiamato Rodolfo Mecarelli, generale di brigata della Guardia di Finanza nonchè consigliere della Banca d’Italia. La novità più clamorosa dovrebbe però arrivare nei prossimi mesi con l’abbandono del marchio storico, cioè il nome Maltauro, danneggiato sul piano dell’immagine dall’inchiesta milanese sull’Expo, e l’individuazione di un nuovo nome per il gruppo vicentino.

(lil.ab)

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui