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Un ritardo dopo l’altro. Magari di 30 o 40 minuti, accettabili da un turista o un avventore ma troppi per chi usa il treno per andare al lavoro. Soprattutto se le attese diventano un rito quotidiano. «Giovedì sera, intorno alle 23, attendevo il treno a Carpenedo – racconta Silvio, un abbonato – La corsa in direzione Portogruaro è stata annunciata con 35 minuti di ritardo. Con me c’erano circa dieci persone e siamo rimasti lì, in attesa, senza sapere se sarebbe stato soppresso. Sono arrabbiato perché non è possibile far aspettare le persone così a lungo, soprattutto alle undici di sera».
E le segnalazioni di ritardi e disservizi sono continue. I piccoli ritardi, secondo i Comitati dei pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale, sono quasi una normalità. A tutto questo si aggiungono piccoli guasti e i ritardi dovuti al maltempo, come quelli che dieci giorni fa hanno messo in difficoltà i pendolari della tratta Venezia-Trieste. «I disagi sono frequenti, sulla nostra linea ma anche sulle altre, e me ne accorgo guardando i tabelloni – spiega Gianni Foffano, portavoce del comitato pendolari di Quarto – Ora staremo fermi qualche mese ma in autunno probabilmente organizzeremo qualche altra iniziativa di protesta». L’ultima manifestazione dei pendolari è stata organizzata a giugno, proprio alla stazione di Quarto, per protestare contro i disservizi ma soprattutto contro le cancellazioni previste nel nuovo orario. «A dicembre l’orario cadenzato “compie” un anno – conclude Foffano – proveremo a far sentire la nostra voce e a intervenire in vista delle modifiche e degli aggiustamenti».

 

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