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Migliaia di operai hanno manifestato a Roma contro i tagli imposti da Descalzi. Oggi faccia a faccia al Ministero

Negli ultimi 5 anni Eni, della quale l’azionista di riferimento è ancora il Governo italiano,ha realizzato 30miliardi di euro di utili. Ma il nuovo amministratore delegato, Claudio Descalzi – ribattezzato ieri dai lavoratori con l’antipatico appellativo di «cacciatore di impianti produttivi e posti di lavoro» – sembra deciso a ridimensionare il numero delle raffinerie in Italia e tagliare i rami secchi della chimica sopravvissuta alle chiusure degli ultimi vent’anni. Così migliaia di dipendenti di Eni e della sue controllate – in concomitanza con li sciopero nazionale che a Venezia è stato fatto lunedì, contestualmente con la manifestazione sotto la sede del Governo regionale a Venezia – hanno protestato ieri davanti a Palazzo Chigi contro il piano di tagli di Descalzi, accusandolo si dedicarsi solo ai pozzi di gas e petrolio e di voler «stracciare gli accordi sottoscritti dal suo predecessore, Paolo Scaroni che garantivano investimenti e continuità produttiva». In maggioranza erano lavoratori siciliani della raffineria di Gela che Eni sembra decisa a chiudere, c’erano anche un centinaio di lavoratori veneziani e dei altri siti di Taranto, Brindisi, Ferrara e Porto Torres. Un chiarimento sulla reale entità e localizzazione dei tagli annunciati a grandi linee da Descalzi (per risanare i bilanci della raffinazione e della chimica dell’Eni, oggi al ministero dello Sviluppo) sono in programma due tavoli di confronto con i sindacati nazionali dei chimici di Cgil, Cisl, Uil, i vertici nazionali di Eni e il viceministro Claudio De Vincenzi: il primo tavolo alle ore 13 sarà dedicato al sito dell’Eni di Gela e alle ore 15 si parlerà di tutti gli altri, compreso il polo industriale di Porto Marghera. L’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan – che domani sarà presente all’incontro delle ore 15 al ministero – ha anticipato che «in primo luogo ripeterà quanto già detto dal presidente Zaia in merito al dovere di Eni di rispettare gli accordi che ha sottoscritto anche con la Regione Veneto» e poi porrà «due domande fondamentali sulle quali il Veneto esigerò risposte chiare e puntuali, una volta per tutte, sul futuro della bioraffineria di Porto Marghera appena riconverita e dell’impianto del cracking di Versalis». Domande più che lecite, visto che Eni aveva in programma oltre 300 milioni di euro a Porto Marghera per la bioraffineria e un nuovo impianto di “chimica verde” affiancato al cracking di Versalis. Del resto, proprio ieri, su richiesta del Comitato Portuale , il presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, Paolo Costa ha confermato che «in sede di domanda di rilascio di una nuova concessione demaniale per 20 anni delle aree di Porto Marghera, Eni ha presentato un piano di investimenti dettagliato che prevede – entro il 2015 – la trasformazione delle attività di raffinazione tradizionale in produzione di biocarburanti di nuova generazione e i relativi piani di traffico attesi». «Un impegno » ha concluso Paolo Costa «che riteniamo fermo e sul quale abbiamo chiesto ulteriori dettagli alla società in un incontro con gli amministratori dell’Eni, che ci auguriamo possa avvenire al più presto possibile ». Ieri, durante il presidio davanti a palazzo Chigi, una delegazione di lavoratori e sindacalisti è stata ascoltata dalla Settima Commissione dei Montecitorio, presieduta da Gulielmo Epifani e ha incontrato i capogruppi della Lega Nord e di Sel alla Camera dei Deputai e a Palazzo Madama alcuni senatori del Partito Democratico, tra i quali c’era anche il veneto Giorgio Santini che ha dichiarato: «La paventata chiusura di cinque raffinerie in tutta Italia e l’annuncio di un processo di ridimensionamento dell’industria chimica nelle strategie del gruppo Eni hanno portato a uno sciopero nazionale dei lavoratori di un settore fondamentale del nostro patrimonio manifatturiero». «Una strategia del genere» ha concluso Santini a nome del Pd «se venisse confermata dal nuovo management di Eni, sarebbe assolutamente inaccettabile poichè porterebbe ad un serio indebolimento della storia industriale e delle stesse prospettive della più grande azienda partecipata dallo Stato ed è per questo che auspichiamo che dai vertici dell’azienda venga un serio ed immediato ripensamento ».

Gianni Favarato

 

Zaia: «Più di 2.500 posti a rischio»

Il presidente invia una lettera al premier Matteo Renzi: «Il governo intervenga»

«Chiedo un forte impegno del suo Governo affinchè tutti gli accordi per Porto Marghera siano rispettati» si conclude così la lettera inviata dal governatore Luca Zaia al presidente del consiglio, Matteo Renzi, ribadendo che «la Regione Veneto che io rappresento continuerà a seguire con estrema attenzione la vicenda che mette a rischio 2.500 posti di lavoro» tra dipendenti diretti di Eni e le imprese dell’indotto. Nella sua lettera – scritta dopo l’incontro avuto con i lavoratori veneziani che l’altro ieri erano andati a protestare sotto palazzo Balbi, sede del Governo regionale – Zaia esprime il suo «grande disappunto per il mancato rispetto dell’accordo del 16 aprile 2012 tra i ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture, il Magistrato delle Acque di Venezia, la Regione del Veneto, la Provincia di Venezia, il Comune di Venezia e l’Autorità Portuale di Venezia, relativo alla definizione di un Programma per la bonifica e la riqualificazione ambientale del Sito di interesse nazionale di Venezia- Porto Marghera e aree limitrofe ». «Tutta la comunità veneta aveva accolto con viva soddisfazione questo accordo, che, oltre alla salvaguardia ambientale, avrebbe dovuto portare nuovi investimenti e anche ad un aumento dell’occupazione ». «In attuazione di questo Programma» continua la lettera «Eni ha assunto con le parti sociali impegni relativi alla riconversione di Versalis e della Raffineria di Porto Marghera, che dovrebbero portare gli attesi investimenti e l’auspicata riconversione ad una “chimica verde” e green refining. In questi giorni, tuttavia, Eni ha annunciato un radicale mutamento nella propria strategia industriale, dovuta alla crisi del settore, e quindi la completa vanificazione anche di questi impegni. A tale proposito ricordo, tra l’altro, che l’area di Porto Marghera è stata dichiarata area di crisi complessa con il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 5 maggio 2011 proprio in ragione della necessità di avviare misure urgenti per la riconversione dell’ area». «Sono a rischio 2500 posti di lavoro» conclud Zaia «anche per il venir meno dei sistemi di servizio e di supporto, conseguenza non accettabile per la comunità veneta».

 

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