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RESA DEI CONTI – I verbali saranno usati domani per il riesame dell’ordinanza di arresto

VENEZIA – Tutti negano di aver pagato la campagna elettorale per le regionali 2005

Interrogati i finanziatori

Sentiti in Procura alcuni degli imprenditori che avrebbero versato soldi a Galan

VERIFICHE – Gli industriali citati nel memoriale choc non sono stati indagati

ARCHIUTTI «Sono allibito quando dice quelle cose sul mio conto per difendersi Giancarlo si sbaglia»

Non sono stati indagati per un finanziamento illecito, presunto, che risalirebbe alla campagna elettorale per le regionali del 2005. Eppure alcuni degli imprenditori indicati quali generosi sostenitori da Giancarlo Galan nel suo memoriale-chock sono già stati interrogati su ordine della Procura di Venezia. Non tutti coloro che compaiono nell’autodifesa dell’ex governatore, ma solo una parte. La Procura ha scelto una linea soft. Non li ha iscritti nel registro degli indagati per un reato vecchio di nove anni e già ampiamente prescritto. In quel caso, infatti, avrebbero dovuto presentarsi di fronte alla polizia giudiziaria assistiti da un difensore. La convocazione è stata invece formalizzata con la procedura delle “sommarie informazioni”.
Nessuno di loro ha confermato la versione di Galan, che sostiene di aver ricevuto circa 350 mila euro di finanziamenti in nero. Sono caduti dalle nuvole, si sono detti all’oscuro di qualsiasi sostegno elettorale, pur non negando le simpatie politiche per Galan. Sono state così confermate le smentite diffuse due giorni fa dopo le rivelazioni del memoriale e sono stati riempiti – in negativo – i silenzi di chi non era uscito allo scoperto.
Eppure il documento di Galan era dettagliato. Aveva indicato otto nomi. La somma più rilevante era riferita all’ex senatore trevigiano di Forza Italia, Giacomo Archiutti, detto “Carlo”, che ha sdegnosamente smentito: «Capisco che si difende, ma si sbaglia». Invece, Galan aveva spiegato che egli «riuniva i contributi di vari suoi amici». Una sorta di colletta, una specie di sistema-Galan per raccogliere i denari necessari a pagare un confronto elettorale costoso.
L’elenco continuava con i 50-100 mila euro dall’imprenditore vicentino Rinaldo Mezzalira, che non è stato interrogato, in quanto deceduto. I figli Alessandro e Gianmario hanno diffuso ieri un comunicato in cui si dicono “dispiaciuti in merito alle affermazioni del sig. Galan di contributi in nero da parte del padre che, essendo deceduto, si trova nell’impossibilità di fare alcuna smentita». E ricordano che i finanziamenti a favore di partiti effettuati dal padre «sono sempre stati a norma di legge».
L’elenco continua con i 50 mila euro attributi a Giovanni Zillo Monte Xilio, titolare di cementifici a Este e Monselice, i 10-20 mila euro di Mario Putin (titolare del colosso della ristorazione “Serenissima”), i 20 mila del trevigiano Mario Moretti Polegato (Geox, anche lui aveva smentito pubblicamente con un comunicato), i 5-10 mila euro di Ermanno Angonese direttore generale dell’Ulss di Vicenza, i 17 mila di Gianni Roncado (valigie e borse a Campodarsego), i 5-10 mila euro di Angelo Gentile.
I verbali verranno probabilmente depositati all’udienza del Riesame prevista per domani a Venezia. Gli avvocati Antonio Franchini e Niccolò Ghedini chiederanno l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare che ha fatto finire Galan nel carcere di Opera. Ma la Procura risponderà sostenendo che le parziali ammissioni di finanziamenti ormai prescritti non trovano conferma. Non risulta, invece, che la Procura abbia sentito Piero Zannoni e Andrea Mevorach, che avrebbero rivelato a Galan di aver consegnato rispettivamente 200 mila e 300 mila euro a Claudia Minutillo, la segretaria personale a Palazzo Balbi, licenziata per essersi trattenuta il denaro. Una smentita (a Galan) viene anche dall’imprenditore Renato Pagnan: «Non ho mai corrisposto alcunchè in favore della signora Minutillo, nè le ho mai chiesto di seguire alcunchè per mio conto in Regione».

 

LA NUOVA AUTHORITY – Cantone: sul Mose niente commissario, valuteremo in futuro

Il presidente dell’Authority Anticorruzione, Raffaele Cantone, esclude per il momento il commissariamento del Mose, anche se rimane possibilista per il futuro: «Verificheremo più avanti». Concetti espressi durante la presentazione della sua squadra. Cantone ha auspicato «obblighi di comunicazione da parte dell’autorità giudiziaria».

«Ma non escludo di adottare il provvedimemto in futuro»

LE INCHIESTE «Necessario lo scambio di informazioni con la magistratura»

MAREMOTO sul Mose

ANTICORRUZIONE – Il presidente presenta la sua squadra contro il malaffare

Cantone: per il Mose niente commissario

ROMA – L’Anticorruzione deve informare la magistratura delle ipotesi di reato di cui venga a conoscenza, ma «sarebbe utile prevedere un meccanismo inverso, un obbligo di comunicazione da parte dell’autorità giudiziaria all’Anticorruzione»: i casi che non hanno il peso mediatico di Expo o del Mose rischiano altrimenti di sfuggire alle verifiche incrociate dell’Authority. L’appello arriva dal numero uno dell’Autorità, Raffaele Cantone che ieri ha presentato la sua squadra. Un appello lanciato mentre è in fase di conversione alla Camera quel decreto sulla Pa che ha ridisegnato i poteri dell’Anticorruzione.
Expo e Mose restano ovviamente nell’occhio del ciclone. Dopo il commissariamento che ha riguardato la Maltauro per l’appalto sulle architetture di servizio di Expo 2015 di Milano, la domanda è se ci saranno procedure analoghe, a cominciare dai lavori sulla “piastra”, l’appalto più importante di Expo, anch’esso sotto indagine. Ma Cantone, che non intende usare il potere di commissariamento «in presenza di elementi di mero sospetto», per ora lo esclude, perché al momento non c’è «un livello di indizi tali che lo giustifichi». Cantone frena anche sull’altra mega-inchiesta, quella sul Mose di Venezia: gli emendamenti al decreto che vanno a rafforzare i suoi poteri, sembrerebbero preludere ad un possibile intervento, ma oggi non sono legge e quindi non sono efficaci, se passeranno, «si verificherà se possano essere calati sul Mose».
Ha preso le mosse, invece, la prevista ‘fusione’ con l’Autorità di vigilanza sugli appalti: la struttura soppressa conta 350 dipendenti che si sommano ai 26 dell’Anticorruzione, e inoltre «sei direzioni generali e 47 dirigenti di seconda fascia». Troppi, ha fatto capire Cantone, che intende sfoltire, «eliminare gli staff, i contratti di dirigenti esterni» e tagliare le spese dove necessario. Una «riorganizzazione a 360 gradi», in cui rientra anche l’individuazione di 4 sezioni che fanno capo ai nuovi componenti dell’Autorità: Francesco Merloni, ordinario di diritto amministrativo e tra gli esperti che hanno collaborato alla stesura della legge 190 anticorruzione, che si occuperà di corruzione in senso stretto; la costituzionalista Angela Ida Nicotra, che seguirà la trasparenza; Nicoletta Parisi, docente di Diritto internazionale, che curerà i rapporti con gli organismi internazionali; Michele Corradino, magistrato proveniente dal Consiglio di Stato, che si occuperà di appalti pubblici.
Sono inoltre allo studio progetti di formazione da realizzare con la Scuola nazionale di Pubblica amministrazione, con le Università e con l’accreditamento della stessa Authority tra le strutture in cui prestare servizio civile, un’idea quest’ultima su cui già si sta lavorando.

 

LA NOMINA – Maltauro sceglie un generale di Finanza per la Vigilanza

L’impresa di costruzioni Maltauro – il cui ex amministratore delegato è stato arrestato nell’inchiesta sugli appalti della Procura di Milano – ha nominato suo nuovo presidente Gabriella Chersicla e scelto come presidente dell’organo di vigilanza l’ex generale di brigata della Guardia di Finanza Rodolfo Mecarelli.
La società – che esegue i lavori per le architetture di servizio di Expo (appalto commissariato dal prefetto di Milano, Francesco Paolo Tronca su richiesta del presidente dell’autorità Anticorruzione Raffaele Cantone) – dopo l’arresto dell’ad Enrico Maltauro e le sue dimissioni (e le dimissioni di Elena e Adriana Maltauro) ha nominato nuovo amministratore Alberto Liberatori. E ha rinnovato anche il consiglio di amministrazione del quale ora fanno parte, oltre a Chersicla nominata presidente e a Liberatori, Gianfranco Simonetto, Alberto Regazzo, Francesco Marena e, come nuovi consiglieri indipendenti, Piergiuseppe Biandrino (presidente fra l’altro di Edipower) e l’economista Bettina Campedelli. Del collegio sindacale fanno parte Fabio Buttignon, economista docente dell’università di Padova, (presidente) Alessandro Terrin e Daniele Francesco Monarca.

 

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