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Gazzettino – Aperture domenicali, referendum per il no

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

1

ago

2014

COMMERCIO – Tutti i partiti hanno votato l’adesione alla proposta di consultazione popolare

Dopo Abruzzo e Umbria, anche il Veneto contro la liberalizzazione selvaggia degli orari. Servono altre due Regioni

VENEZIA – Dopo l’Abruzzo e l’Umbria anche il Veneto chiede di promuovere un referendum popolare per abrogare la liberalizzazione selvaggia degli orari degli esercizi commerciali e ripristinare la possibilità per le Regioni di normare orari di apertura e chiusura, chiusure festive e infrasettimanali. Con il via libera di ieri dal Consiglio regionale (42 sì, 2 contrari e un astenuto) alla richiesta di referendum proposta da Pietrangelo Pettenò (Federazione della Sinistra veneta) e appoggiata da tutte le forze politiche, il Consiglio regionale del Veneto si unisce agli altri consigli regionali che – ai sensi dell’articolo 75 della Costituzione – hanno chiesto un referendum per fare marcia indietro rispetto alla liberalizzazione totale decisa dal governo Monti.
Basta ora che altri due consigli regionali sottoscrivano la medesima richiesta per sottoporre alla Corte di Cassazione il quesito referendario che potrà portare gli italiani alle urne in merito al rispetto degli orari di apertura e chiusura di negozi e pubblici esercizi, delle chiusure domenicali e festive e delle mezze giornate di chiusura infrasettimanale.
«La Costituzione riconosce anche ai Consigli regionali (almeno cinque) la prerogativa di proporre referendum abrogativi – commenta Pettenò – Il Veneto dà prova di voler sostenere la legge di iniziativa popolare di Confesercenti (che ha già raccolto 150 mila firme), sostenuta anche dalla Conferenza Episcopale Italiana, per abrogare le norme che hanno sottratto alle Regioni ogni possibilità di regolamentare il settore. Credo che si tratti di una buona occasione per mettere insieme tanti soggetti che in modo trasversale si stanno battendo contro la liberalizzazione selvaggia e per restituire condizioni di lavoro dignitose a negozianti, commesse e ai tanti operatori del commercio coinvolti».
La storia delle aperture domenicali ha radici lontane e parte anche dalle ripetute proteste della chiesa veneta contro il lavoro della domenica. Molte iniziative sono venute poi dal mondi sindacale con la grande visibilità della protesta dei mesi scorsi data dalle tipetute manifestazioni delle commesse-mamme di Padova obbligate a lavorare anche la domenica “L’unico giorno nel quale potevamo stare con la nostra famiglia”.
E il governatore? «Io sto dalla parte delle commesse – aveva detto tempo fa Luca Zaia – Per me non è assolutamente necessario aprire: il punto di equilibrio è che i centri commerciali restino chiusi la domenica. Le commesse mi hanno chiesto se riesco ad organizzare un incontro per loro con il premier Renzi sulla questione del lavoro domenicale. Ci sto».

 

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