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L’OPINIONE – Consigliere regionale del Pd

Giovedì, dopo molte incertezze e tentativi di rinvio da parte della maggioranza, si è aperta la discussione in aula sul progetto di legge n. 284 ”Norme per la disciplina dell’attività di cava”. Da tempo all’ordine del giorno del Consiglio regionale, il progetto è stato più volte rinviato a causa delle divisioni interne alla maggioranza che anche giovedì si sono manifestate lasciando solo l’assessore Conte a difendere la proposta. Nessuno della maggioranza, oltre al relatore Luca Baggio, è intervenuto e tutta la discussione si è esaurita con la mia relazione e l’intervento dell’assessore Conte. Tutto rinviato al prossimo Consiglio dopo la pausa feriale, quando partirà la discussione vera sull’articolato con l’esame degli oltre 150 emendamenti, di cui 117 del gruppo Pd. Dalla maggioranza nessun emendamento tranne quelli dello stesso Conte, non come espressione di condivisione della legge, ma per profondo scetticismo sulla possibilità di approvarla.
Il progetto attuale rischia la stessa fine se all’interno della maggioranza non verrà trovato un punto di intesa. Come Pd abbiamo ribadito in tutte le occasioni l’esigenza di fare una nuova legge con criteri di grande innovazione e di accompagnarla con il nuovo Piano Regionale delle Attività di Cava (Prac) che dal 1982 non è mai stato approvato. Nella relazione di minoranza sono stati affrontati i motivi di tale ritardo, sono state messe in evidenza le grandi novità che si sono prodotte a livello non solo culturale e di sensibilità per la tutela dell’ambiente, ma anche sul piano della legislazione nazionale ed europea. In sintesi per il Pd è necessario produrre una radicale innovazione nella normativa che porti alla riduzione drastica dei materiali scavati e a favorire il reimpiego di quelli derivanti dalle attività di costruzione e demolizione come prevede espressamente l’Unione Europea. Ciò permetterebbe di ridurre l’impatto delle cave nei confronti del paesaggio e otterrebbe anche un significativo risultato occupazionale.
Le proposte del Pd puntano a fare una buona legge ma per arrivarci è necessario abbandonare le vecchie logiche che animano coloro i quali pensano sia possibile andare avanti alla vecchia maniera. Noi ci proponiamo di determinare una percentuale fissa e non derogabile di territorio scavabile (il 3% per la sabbia e la ghiaia), di favorire il riuso dei materiali provenienti da costruzione e demolizione, di introdurre norme che favoriscano gli imprenditori che rispettano le regole e penalizzino coloro che le violano con un aumento delle sanzioni. Siamo contro le cave in falda e contro il sistema continuo delle proroghe e delle deroghe. Vogliamo al più presto un Prac che permetta anche ai cavatori di sapere con certezza le regole alle quali devono attenersi. In questo percorso saremo disponibili ad ogni tipo di confronto ma non accetteremo compromessi al ribasso che puntino a lasciare le cose come stanno e premiare i furbi che in questi anni, in assenza di norme precise e di controlli adeguati, hanno fatto i loro comodi, danneggiando gravemente non solo l’ambiente ma anche quegli stessi loro colleghi che si sono sforzati di rispettare le regole.

 

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