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Gazzettino – Un sistema di “collette” per Galan

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

4

ago

2014

MAREMOTO sul Mose

METODO La confessione di Alessandri, apre un nuovo scenario per l’inchiesta sul Mose. Molte altre imprese potrebbero finire nei fascicoli giudiziari

LA PROCURA – Verso il rito immediato per gli indagati ancora detenuti o ai domiciliari

MESTRE – Un sistema di “collette” per Galan

Dal memoriale del governatore e dal verbale della moglie spuntano almeno tre cordate di finanziatori

Non sapremo mai quanti furono gli imprenditori che hanno finanziato Giancarlo Galan impegnato nella campagna elettorale del 2005 per restare inquilino nel piano nobile di Palazzo Balbi. Ma di certo furono alcune decine, molti più di quelli che egli stesso ha indicato nel memoriale depositato nell’inchiesta per corruzione che lo vede implicato. In almeno tre casi, infatti, ci si trova di fronte a una “colletta” di imprenditori. Una persona di riferimento, in un determinato territorio, si faceva carico della raccolta, quindi faceva confluire la somma a Venezia, per le spese elettorali di Galan (manifesti, volantinaggio, viaggi, affitti di sale per dibattiti e comizi).
All’inizio del memoriale Galan si era detto dispiaciuto per avere accettato finanziamenti in nero, ma ne aveva addossato la responsabilità agli stessi generosi sostenitori, che temevano di schierarsi pubblicamente. L’ex governatore ha anche spiegato che l’impegno economico era davvero notevole, sostenendo che tutti i presidenti delle Regioni, in Italia, hanno simili scheletri nell’armadio.
Dalle ammissioni di Galan emergeva solo in parte l’esistenza di un sistema di finanziamento diffuso sul territorio. Ma la testimonianza della moglie Sandra Persegato, nell’interrogatroio di garanzia davanti ai difensori del marito, gli avvocati Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, allarga l’orizzonte sul lavorio che avveniva dietro le quinte per raccogliere soldi.
Nel memoriale Galan ha dichiarato che Giacomo Archiutti detto “Carlo”, senatore trevigiano di Forza Italia, gli aveva versato 200 mila euro, frutto dei «contributi di vari suoi amici». L’interessato smentisce, ma la moglie inserisce anche il nome di un parlamentare di centrodestra, il senatore bellunese Walter De Rigo, deceduto nel 2009, titolare di un gruppo imprenditoriale che si occupa di refrigerazione, di una occhialeria, di costruzioni.
La signora Sandra ha poi sostenuto che anche il contributo di 5-10 mila euro (la cifra l’aveva fatta Galan) arrivato da Ermanno Angonese era frutto di una raccolta tra imprenditori. Angonese è l’ex sindaco di Mason Vicentino (dal 1975 al 1991), attuale direttore generale dell’Ulss 6 di Vicenza (ha avuto incarichi nelle Usl o aziende sanitarie di Bassano, Verona, Belluno, Alto Vicentino). È quindi perfettamente inserito nell’ambiente sanitario per il quale Galan, da presidente della Regione, ha avuto sempre un occhio di riguardo, visto che assorbe buona parte del bilancio dell’ente.
Non è finita qui. Dal verbale della moglie di Galan emerge una terza colletta. Si tratterebbe dei 200 mila euro che Piero Zannoni (che smentisce) avrebbe consegnato a Claudia Minutillo e non sarebbero mai arrivati al presidente. La moglie dice che Galan si aspettava qualcosa da lui (ma anche da Andrea Mevorach che alla Minutillo avrebbe dato 300 mila euro). Èpossibile che in altre occasioni da quei canali fossero arrivati altri soldi? Non si spiega altrimenti «l’amarezza di Giancarlo» quando non vide nulla. Ma non lo sapremo mai, perchè eventuali reati sono ormai prescritti.

Giuseppe Pietrobelli

 

Mazzette per lavorare, altre imprese nel mirino

La confessione di Pierluigi Alessandri potrebbe essere la prima di una lunga serie. L’ex presidente dell’impresa di costruzioni Sacaim ha tratteggiato, infatti, l’esistenza di un “sistema” basato sul pagamento di “mazzette” che non riguarda soltanto il Consorzio Venezia Nuova e le imprese impegnate nella realizzazione del Mose, oggetto della misura cautelare dello scorso 4 giugno. Un “sistema” in base al quale, per ottenere l’assegnazione di lavori finanziati dalla Regione Veneto, era necessario pagare i referenti politici, entrando così nella cerchia degli “imprenditori amici”: pagare l’allora presidente, Giancarlo Galan e l’ex assessore alle Infrastrutture, Renato Chisso.
Se la versione di Alessandri risulterà confermata dalle indagini della Guardia di Finanza, non è da escludere che sotto inchiesta possano finire presto numerose altre imprese che, nel corso degli anni, hanno lavorato a ripetizione per la Regione. Nell’interrogatorio dello scorso 30 luglio, Alessandri ha fatto i nomi delle società che erano solite aggiudicarsi gli appalti e sono in molti a non dormire sonni tranquilli. I contatti con gli studi legali sono frenetici ed è probabile che qualche imprenditore decida di presentarsi spontaneamente in Procura prima che siano le Fiamme Gialle a suonare al suo campanello.
I pm Stefano Ancilotto e Paola Tonini nel frattempo sono al lavoro per tirare le fila della prima tranche dell’inchiesta: l’intenzione è di chiedere il rito immediato per tutti gli indagati detenuti, in modo da poter arrivare a processo al più presto: gli episodi non ancora prescritti risalgono al 2010 e, dunque, si prescriveranno entro il 2017 o l’inizio del 2018. Insomma, sarà una corsa contro il tempo. La richiesta di rito immediato potrebbe riguardare Galan e il suo commercialista e prestanome, Paolo Venuti; Chisso e il suo segretario, Enzo Casarin; l’ex presidente del Magistrato alle Acque, Maria Giovanna Piva, l’imprenditore veronese Alessandro Mazzi, l’ex eurodeputata Lia Sartori e i due ex collabratori di Giovanni Mazzacurati (all’epoca presidente del Cvn), Luciano Neri e Federico Sutto.
La conferma della misura cautelare in carcere per Galan, seppure per una limitata parte degli episodi contestati (quelli precedenti al 22 luglio 2008 sono stati dichiarati coperti da prescrizione dal Tribunale del riesame) è considerata dalla Procura un passaggio decisivo, un primo importante riscontro della fondatezza dell’impianto accusatorio. Il secondo riscontro giunge dai molti che chiedono di patteggiare, accettando di versare somme di denaro consistenti: la coordinatrice del Mose, Maria Teresa Brotto (2 anni), il presidente del Coveco, Franco Morbiolo (1 anno), l’ideatore del meccanismo delle false fatturazioni della Mantovani, Cristiano Cortella (1 anno e 3 mesi), l’ex consigliere regionale del Pd, Giampietro Marchese (11 mesi), gli imprenditori Mario e Stefano Boscolo Bacheto della Cooperativa San Martino e Gianfranco Boscolo Condadin della Nuova Coedmar (2 anni) e l’ex presidente del Magistrato alle acque, Patrizio Cuccioletta. Dopo il parere favorevole della Procura spetterà al gip, il prossimo settembre, decidere se la pena da applicare sia congrua. Il patteggiamento concordato dall’ex sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni per finanziamento illecito – 4 mesi di reclusione e 15 mila euro di multa – è stato respinto lo scorso 28 giugno dal giudice perché la pena è stata ritenuta troppo mite.

 

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